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SPECIALE RUGANTINO
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  LA STORIA
  LA NASCITA DEL MITO RUGANTNO
  SINOSSI
Il 15 dicembre 1962 debuttò sul palcoscenico del celebre Teatro Sistina di Roma "Rugantino", commedia musicale per la regia di Pietro Garinei e Sandro Giovannini. Scritto da Garinei e Giovannini con Pasquale Festa Campanile e Masimo Franciosa con la collaborazione artistica del regista Luigi Magni, lo spettacolo era intepretato da Nino Manfredi, Lea Massari, Aldo Fabrizi e Bice Valori ed arricchito dalle coreografie di Gino Landi e da scene e costumi di Giulio Coltellacci. "Rugantino" ottenne subito un immediato successo, diventando una delle opere più famose del teatro italiano contemporaneo. Celebri anche le canzoni dello spettacolo, tra le quali "Roma nun fa la stupida stasera", divenuta un vero e proprio inno per la capitale. Tutte le musiche dello spettacolo erano scritte dal mastro Armando Trovajoli che ne dirigeva anche l'orchestra.
Grazie alla recensione positiva del Times di Londra lo spettacolo destò l'attensione degli impresari americani. Così l'anno seguente si tennero una serie di tappe in Canada. Con Ornella Vanoni al posto di Lea Massari, nel gennaio del 1964 Rugantino debuttò al teatro Mark Hellinger di New York, dove, per far comprendere lo spettacolo agli spettatori americani, la traduzione inglese venne proiettata su uno schermo sospeso sul palco.
 
 
Il 18 dicembre 1978 Rugantino tornò al Teatro Sistina: mentre Mastro Titta ed Eusebia erano ancora Aldo Fabrizi e Bice Valori, a indossare i panni del protagonista questa volta era Enrico Montesano, mentre Rosetta era Alida Chelli.
 
 
Nel 1998 Rugantino venne rimesso nuovamente in scena: il 22 dicembre Valerio Mastandrea, all'età di soli 26 anni, debuttava sul palcoscenico del Sistina nei panni di Rugantino, ereditando il ruolo che era stato di Manfredi e Montesano, ma rendendolo suo e impremendogli il suo stile recitativo. Al suo fianco Fabrina Ferilli (Rosetta), Maurizio Mattioli (Mastro Titta) e Simona Marchini (Eusebia).
Era un ritorno molto atteso, dopo 20 anni dall'ultima edizione e 35 dalla prima, tornava sulla scena quel meraviglioso affresco della Roma papalina del 1800, popolato da stravaganti fugure tra l'ironico e il drammatico. "Rugantino", la storia della più celebre maschera romanesca che riprendeva vita tra le musiciche di Armando Trovajoli e le coreografie di Gino Landi. Una tra le più conosciute storie romane, capace di far ridere e piangere, divertire e commuovere, e che tra sbruffonate e coltelli, amori e scherzi, vigliaccheria e temerarietà, sembra non tramontare mai.
Lo spettacolo fece subito il tutto esaurito conquistando la platea con la sua allegrie e con uno stile che dura ormai da 30 anni.
Con quattro mesi ininterrotti di repliche al teatro Sistina di Roma - e altri trenta giorni a Napoli - tutte esaurite, lo spettacolo divenne l'evento teatrale della stagione. Il pubblico lo premiò con oltre 250 mila presenze e la critica lo definì "un trionfo", "intramontabile", "straordinario".
Il 21 dicembre del 1999, visto l'enorme successo della stagione precedente, Rugantino rirornò al Sistina, dove rimase in scena fino al 14 aprile 2000. Ancora una volta un successo.
 
L'idea di dare vita alla storia della maschera di Rugantino venne contemporaneamente a Garinei e Giovannini, che volevano realizzarne uno spettacolo teatrale e a Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa e Luigi Magni, che volevano realizzarne invece un film. Si decise quindi di lavorare tutti insieme per la realizzazione prima del musical e poi del film (Una versione cinematografica di Rugantino venne realizzata, anche se con scarsi risultati, nel 1973 da Pasquale Festa Campanile e interpretato da Adriano Celentano).
Il compito di trovare le musiche per il film fu molto complesso per Armando Trovajoli in quanto la Roma del tempo era in effetti priva di una vera e propria tradizione musicale. Questo non gli impedì tuttavia di dare vita a uno dei più bei pezzi della tradizione, "Roma nun fa la stupida stasera".
L'unico motivo di disaccordo tra Garinei e Giovannini fu il finale dell''opera: Giovannini voleva un finale in cui Rugantino si riscattava morendo da uomo, mentre Garinei preferiva un finale meno duro pensando che la morte del protagonista fosse uno choc troppo forte per il pubblico.
"Per me è stato un amore, Rugantino lo avrei fatto per tutta la vita" raccontò tempo dopo Nino Manfredi, primo indimenticabile interprete di Rugantino "dopo, qualsiasi parte mi è sembrata facile". "Con Rugantino ho voluto mettermi alla prova" raccontò prima del debutto Valerio Mastandrea "Sarà faticoso, ma molto gratificante".






LA MASCHERA:
Rugantino è una nota maschera del teatro romanesco, la cui principale caratteristica è l'arroganza. Il suo nome deriva infatti dalla parola "ruganza", termine dialettale per indicare il protestare con arroganza.
In origine la maschera indossava costume da gendarme e nasceva quindi come variazione locale della maschera del Capitano: alcune volte veniva rappresentato come capo degli sbirri, altre volte come un brigante. Prepotente e attacca brighe se la prendeva con i più deboli e fuggiva davanti ai più forti, coprendosi di ridicolo. Molte volte finiva nel fiume per mano del popolo che lo derideva.
Il 13 settembre 1848 Odoardo Zuccari lo presenta sul primo numero della rivista satirica "Rugantino" "Cor cappello a du' pizzi, cor grugno lungo du' parmi, co' 'na scucchia rivortata 'nsù a uso de cucchiaro, co' no' spadone che nun ce la po' quello der sor Radeschio, e co' le cianche come l'Arco de Pantano, se presenta, Signori mia, Rugantino er duro, nato 'nsto piccolo castelluccio e cresciuto a forza de sventole, perché ha avuto 'gni sempre er vizio de rugà e d'arilevacce".
Con il tempo i suoi panni cambiarono in quelli di un civile, popolano e violento ma generoso, antenato dell'attuale bullo di periferia. Rugantino è il litigioso inconcludente, eternamente in mezzo a guai, con la risposta sempre pronta ma codardo al momento di passare ai fatti.
La maschera diventata tipica è quella di un Rugantino vestito in modo povero. Garinei e Giovannini lo presentano con camicia, casacca, fazzoletto al collo, pantaloni al ginocchio e fascia intorno alla vita.


La storia è quella di Rugantino, giovane scansafatiche nella Roma del 1800 che si rifiuta di lavorare e preferisce vivere alla giornata, sempre pronto a fare scherzi e a prendersi gioco di tutti. La vittima preferita di Rugantino è Mastro Titta, boia dello stato pontificio, abbandonato dalla moglie per via del suo lavoro, che vive da solo con il figlio ed è proprietario di una locanda. Mastro Titta, nonostante ne disapprovi il comportamento, si è ormai affezionato a Rugantino.
C'è poi Eusebia, una ragazza che Rugantino, spacciandola come sua sorella, aveva sistemato con un vecchio facoltoso per scroccare vitto e alloggio. Scoperto il loro giochetto, il vecchio aveva cacciato di casa la ragazza e adesso Eusebia era di nuovo in cerca di sistemazione. Così Rugantino decide di fare lo stesso scherzetto a Mastro Titta.
Nel frattempo Rugantino conosce Rosetta, una donna bellissima che fa perdere la testa a tutti i ragazzi. Spostata con il violento e geloso Gnecco, Rosetta diventa l'obiettivo di Rugantino che scommette con gli amici che sarebbe riuscito a sedurla prima della sera dei Lanternoni.
Nel frattempo Mastro Titta si innamora veramente di Eusebia e lei, piano piano, si innamora di lui. Ma l'uomo è ancora legalmente sposato e non può legarsi a nessun'altra donna. Il suo lavoro da boia gli offre però la possibilità di porre rimedio: al taglio della centesima testa Mastro Titta avrebbe chiesto al Papa l'annullamneto del matrimonio in modo da poter sposare l'amata Eusebia.
Dopo una goffa tecnica di conquista, Rugantino riesce a fare innamorare Rosetta ma finisce con l'innamorarsi di lei e, dopo averle confessato della scommessa fatta con gli amici, le promette di non raccontare niente. Di fronte allo scherno dei compagni però, Rugantino cede, rompe la promessa fatta all'amata e racconta la sua conquista. In questo modo, però, perde Rosetta. Nel frattempo Gnecco è vittima di una vendetta e viene ucciso. Rugantino viene erroneamente incolpato di omicidio e, per apparire come un eroe agli occhi di Rosetta, si autoaccusa. E così che tutti cominciano a rispettarlo e Rosetta, riconquistata, gli giura eterno amore.
Rugantino viene condannato a morte. Ha ancora la possibilità di salvarsi grazie alla testimonianza di Donna Marta, moglie del principe Paritelli che quella sera si trovava con lui. Ma, per non perdere l'amore di Rosetta e il rispetto di tutti, Rugantino decide di sacrificarsi. Chiede a Mastro Titta di eseguire lui la sentenza: la sua è la centesima testa che avrebbe permesso a Mastro Titta di rendere felice la "sorella" Eusebia.
La storia si chiude con Rugantino che viene giustiziato da Mastro Titta, sotto gli occhi ammirati di tutta Roma e tra le lacrime sofferenti ma piene di orgoglio di Rosetta.
  RASSEGNA STAMPA
Time Out: "Rugantino"
Corriere della sera: "L'inno al romanticismo non ha una ruga"
Corriere della sera: "Riecco Rugantino, vince la tradizione"
Il Messaggero: "Mastandrea: Rugantino dell'ultima generazione"
Il Messaggero: "Garinei rimette in scena al Sistino Rugantino"
Il Messaggero: "Sabrina Ferilli: 'Per amore della commedia o snobbato l'America'"
Il Messaggero: "Rugantino nel 2000 sbarca a Broadway"
  CURIOSITA'
Rugantino è stato trasmesso anche in televisione, su Rai 2 nell'ambito della rassegna "Palcoscenico" per la prima volta il 24 dicembre del 2001 con replica il 30 dicembre 2006;

Gesare Gelli ha interpretato il ruolo del principe Paritelli sia nell'edizione del 1998 che nell'edizione del 1978;

Aldo Fabrizi e Bice Valori hanno preso parte sia all'edizione del 1962 che all'edizione del 1978;

LA COLONNA SONORA: * Tirollallero * La Morra * La Berlina * Fiore d'aceto * Ballata di Rugantino * Anvedi sì che Paciocca * È bello avè 'na donna dentro casa * Sempre boia è * Roma nun fa la stupida stasera * Ciumachella de Trestevere * Li mejo lanternon * So' contento ma come so' contento * Saltarello * Tira a campà * San Pasquale Baritonne * 'Na botta e via * È l'omo mio
  PRIMA EDIZIONE
  SECODA EDIZIONE
  TERZA EDIZIONE
15 dicembre 1962

Ruganino...Nino Manfredi;
Mastro Titta...Aldo Fabrizi;
Rosetta...Lea Massari;
Eusebia...Bice Valori;
Gnecco...Fausto Tozzi;
Don Niccolò Paritelli...Toni Ucci;
Donna Marta Pariteli...Marisa Belli;
Bojetto (figlio di Mastro Titta)...Carlo Delle Piane;
Il Serenante...Lando Fiorini;
Scariotto...Goffredo Spinedi;
Rubastracci...Pino Penesse;
Regia...Pietro Garinei e Sandro Giovannini;
Scritto da Pietro Garinei, Sandro Giovannini, Pasquale Festa Campanile e Massimo Franciosa;
collaborazione artistica...Luigi Magni;
Musiche...Armando Trovajoli;
Scene e costumi...Giulio Coltellacci;
Direzione Orchestra...Armando Trovajoli


18 dicembre 1978

Ruganino...Enrico Montesano;
Mastro Titta...Aldo Fabrizi;
Rosetta...Alida Chelli;
Eusebia...Bice Valori;
Gnecco...Glauco Onorato;
Don Niccolò Paritelli...Cesare Gelli;
Donna Marta Pariteli...Olimpia Di Nardo;
Bojetto (figlio di Mastro Titta)...Alvaro Vitali;
Il Serenante...Aldo Donati;
Scariotto...Marcello Stramacci;
Rubastracci...Paolo di Bella;
Regia...Pietro Garinei e Sandro Giovannini;
Scritto da...Pietro Garinei, Sandro Giovannini, Pasquale Festa Campanile e Massimo Franciosa;
Collaborazione artistica...Luigi Magni;
Musiche...Armando Trovajoli;
Scene e costumi...Giulio Coltellacci;
Direzione Orchestra...Elvio Monti


22 dicembre 1998

Ruganino...Valerio Mastandrea;
Mastro Titta...Maurizio Mattioli;
Rosetta...Sabrina Ferilli;
Eusebia...Simona Marchini;
Gnecco...Massimiliano Pazzaglia;
Don Niccolò Paritelli...Cesare Gelli;
Donna Marta Pariteli...Liliana O.Vallasciani;
Bojetto (figlio di Mastro Titta)...Gianluca Ramazzotti;
Il Serenante...Fabrizio Russotto;
Scariotto...Roberto Ricciuti;
Rubastracci...Fabio Fabbri;
Regia...Pietro Garinei;
Scritto da...Pietro Garinei, Sandro Giovannini, Pasquale Festa Campanile e Massimo Franciosa;
Collaborazione artistica...Luigi Magni;
Musiche...Armando Trovajoli;
Scene e costumi...Giulio Coltellacci;
Direzione Orchestra...


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