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SPECIALE N, IO E NAPOLEONE
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  INTERVISTA A VALERIO MASTANDREA
Nel 1814 Napoleone (Daniele Auteuil) giunge in esilio all'Isola d'Elba accolto dall'entusiasmo esaltato del popolino e del notabilato locale. Ma c'è qualcuno che non festeggia: il giovane Martino Papucci(Elio Germano), ultimogenito di una famiglia di commercianti di Portoferraio, maestrino idealista e libertario, poeta in erba e amante libertino della bella e matura Baronessa Emilia (Monica Bellucci). Martino detesta l'ex Imperatore e sogna tutte le notti di ucciderlo, per vendicare gli ideali rivoluzionari traditi e i tanti giovani mandati al massacro sui campi di battaglia di tutta Europa; così quando gli viene offerto di diventare scrivano e bibliotecario del nuovo Re dell'Elba, il ragazzo accetta con il segreto intento di compiere finalmente il delitto per il quale si sente predestinato. Ma l'impresa tirannicida si rivela più complicata del previsto: nella noia dell'esilio, il Bonaparte si diverte ad irretire quel giovanotto rivoluzionario, del quale probabilmente ha percepito subito l'ostilità, mostrandosi come un Eroe pateticamente al tramonto, ormai sconfitto, stanco e pentito.
Tra seduzioni e tradimenti, tentativi falliti e sorprendenti confessioni, si consuma l'incontro tra il candore e l'idealismo dei vent'anni con il disincanto dell'età adulta e la malizia del Potere. Fino alla beffarda e sorprendente delusione finale...(Tratto dal pressbook)


 










“Come le è capitato di essere scelto da Virzì?”
“Io e Paolo ci conoscevamo bene da tempo ma non avevamo mai lavorato insieme. Essendo io un romano doc non sarei venuto in mente facilmente a nessuno per il cast di questo film e allora ho progettato per lui uno scherzo chiamandolo al telefono e fingendo con l’accento toscano di essere un giornalista de “La Nazione” che voleva intervistarlo. Lui non si è accorto di niente per un bel po’ e quando ha capito che ero io ha deciso di farmi un provino, un’occasione che secondo me per un attore non rappresenta mai una diminuzione ma piuttosto una risorsa. E’ stato un espediente per farmi giudicare per quello che in teoria potevo valere, ma è stata una competizione regolare, non ho rubato il mestiere a nessun toscano”.
“Come si è trovato alle prese con il suo personaggio?”
“Ferrante è un uomo pragmatico, che le vicissitudini della storia trasformano in una specie di velleitario letterato. Nel film ogni personaggio ha un percorso di consapevolezza da compiere: il mio nel caso specifico ritorna cambiato dal suo viaggio ma penso anche a Elio Germano, un formidabile talento che ha portato in dono al suo Martino la propria passione giovanile”.
“Come si è trovato sul set?”
“Virzì mi ha impressionato per come dirige, per l’amore che nutre per ogni personaggio, anche per quelli che pronunciano una sola battuta, e per come si diverte sul set: è come un ragazzino alle prese con un giocattolo, sia pur costosissimo, ma non dimentica mai di trattarlo con rispetto. Mi piace pensare che sia il regista più vicino a quella commedia nobile di cui tanto si parla e che è oggi impossibile da rifare perchè sono cambiate tante cose. Me ne sono accorto sul campo: mentre nei film a basso costo più improvvisati e nelle opere prime c’è tensione e ti senti scoperto, in questo caso mi sono sentito protetto, mi sono sentito un attore, ho potuto concentrarmi su quello e basta, è stato un grande lavoro. In un contesto come quello poi, per me non è ‘stato “un” film ma “il” film, il cinema vero dove puoi giocare grazie ad una ricostruzione rigorosa e dove vieni messo in condizione di agire al meglio delle tue possibilità e da dove non vorresti andare più via, non per stare in scena più a lungo ma per il piacere di lavorare in un progetto di qualità dove tutti sono protagonisti, all’interno di un meccanismo dove divertimento e riuscita del film andavano di pari passo: non è che per fare un buon film devi stare male per forza....!”
 
 
 
  NOTE DI PRODUZIONE
  CAST TECNICO
  CAST ARTISTICO
“Da tempo rimuginavo il proposito di raccontare in un film la stagione del fervore politico giovanile, che per quanto mi riguarda ha avuto luogo in un’epoca recente. Quell’esaltazione romantica che può portare un giovanotto di buone letture e d’animo idealista a sentirsi investito dal destino di compiere un gesto eroico, per dirla in modo foscoleggiante, a personale detrimento ma a beneficio dell’umanità. Il libro di Ferrero, col suo racconto sull’esilio elbano di Napoleone, ha fatto venir voglia agli sceneggiatori e a me di attribuire questo spirito ad un ventenne di Portoferraio, maestrino e poeta, che a dispetto dell’entusiasmo collettivo dei suoi concittadini, coltiva in solitudine un’ossessione tirannicida, nutrita di versi foscoliani e di sinfonie beethoveniane, raccontata forse con una specie di compassione ironica, ma in fondo anche con un certo grado di partecipazione."
Così Paolo Virzì spiega l’ispirazione che lo ha portato a realizzare il suo primo film in costumi d’epoca, “N (Io e Napoleone)” - interpretato da Daniel Auteuil, Monica Bellucci e dall’emergente Elio Germano, che sta girando da un paio di mesi all’Isola d’Elba e sulla costa toscana. Sceneggiato da un magnifico veterano come Furio Scarpelli con suo figlio Giacomo, dall’abituale collaboratore di Virzi’, Francesco Bruni, e dallo stesso regista, il film è prodotto da Cattleya con Medusa e partner franco/spagnoli (Babe Films di Fabio Conversi e Alquimia Cinema di Francisco Ramos) e interpretato in altri ruoli anche da Valerio Mastandrea, Sabrina Impacciatore, Massimo Ceccherini e Francesca Inaudi. Una piacevole sorpresa da parte di un regista che, con i suoi film aveva sempre cercato di “rubare il vero”, sia per quanto riguarda il paesaggio che gli ambienti, i personaggi, e di raccontare con verità, ironia e passione politica la contemporaneità italiana.
“Questa volta siamo alle prese con un mondo che non esiste più e che dunque va ricreato di sana pianta: scenografie, costumi, carrozze coi cavalli, plotoni della Grande Armée e l’umanità brulicante e trucida della Portoferraio di due secoli fa.”
Ma anche stavolta come in “Ferie d’Agosto” si racconta, in forma di commedia, un conflitto politico…
“In questa storia s’incontrano l’idealismo politico giovanile di Martino, maestrino e aspirante poeta elbano, ed il disincanto e la malizia del Bonaparte esiliato ed apparentemente sconfitto, certamente con uno spirito di opera comica irriverente, ma anche con una vena romantica e con qualche ambizione di racconto filosofico. Sullo sfondo c’è una Toscana ottocentesca dal notabilato patetico e velleitario, e una litigiosa famigliola bottegaia sui generis: due fratelli e una sorella sempre in guerra tra di loro, ma che in fondo si adorano.”
Come entrano in contatto questi due personaggi così lontani? “Napoleone, relegato in esilio su un’Isola d’Elba ringalluzzita che lo acclama come nuovo Re, cerca un erudito che si occupi della sua biblioteca e raccolga le sue memorie. Il Sindaco di Portoferraio lo individua nel ventenne Martino Papucci senza sapere che il ragazzo odia l’ex- Imperatore per aver tradito gli ideali della Rivoluzione Francese e per aver mandato al massacro un’intera generazione sui campi di battaglia di tutta Europa, e sogna tutte le notti di ucciderlo”. Virzì, con questo nuovo film dall’anima popolare e sofisticata, sembra essersi divertito a mettere in piedi un ritratto ironico dell’Imperatore, e con lui dell’Uomo di Potere in generale: visto da vicino fa un po’ pena, e però suscita anche una subdola attrazione. “Questo Napoleone stanco, in pantofole, ingrassato, malrasato e coi capelli tinti, nella noia dell’esilio si diverte a conquistare la simpatia del ragazzo, forse intuendone l’ostilità.”, prosegue il regista che, parlando dei suoi attori, sottolinea con entusiasmo la performance di Daniel Auteuil. “Il suo talento è fenomenale, Daniel non è solo il grande attore carismatico dallo sguardo magnetico che conosciamo, ma anche uno straordinario commediante: sembra divertirsi come un matto a recitare in italiano, con accento còrso, questo tiranno imbolsito, autocelebrativo e patetico, una specie di uomo di spettacolo sul viale del tramonto”. Virzì si dice anche colpito dalla divertita autoironia con cui Monica Bellucci affronta il proprio personaggio sfoggiando un buffo accento umbro. “Monica interpreta l’amante del giovane Martino, la Baronessa Emilia, maritata ad un decrepito nobile borbonico. In questi giorni sul set sta dando vita al divertente ritratto di una bellissima tardona infantile, aristocratica e burina, sentimentale ma anche un po’ mignotta”. Infine Elio Germano, l’attore romano rivelato da “Che ne sarà di noi?” secondo il regista “è una specie di giovane De Niro, pieno di fervore, energia, verità. Un attore dal talento eccezionalmente versatile, capace di rendere benissimo insieme la spavalderia del giovane rivoluzionario e il candore imbranato e anche un po’ infingardo dell’intellettuale idealista di provincia”. (tratto dall'articolo Fabrizio Corallo per Ciak)
Furio Scarpelli (sceneggiatore)
“Come definirebbe questo film?”
“Realistico più che storico-favolistico: a volte il realismo si manifesta in una forma quasi più fantastica della fantasia stessa. Nel nostro caso abbiamo trasportato una storia come quella di Napoleone che abbiamo visto sempre fin troppo celebrata e “pomposizzata” da parte di autori che sono convinti di essere obiettivi e realistici ma che in effetti non riescono a prescindere da una sorta di fanatismo per questo personaggio. Non viene in mente infatti un testo di analisi storica, psicologica o politica basato su un’opposizione a Napoleone, anche se questo sarebbe qualcosa di legittimo in senso democratico e di analisi storica: sembra che non esista un’opposizione o un contraltare a quello che è stato scritto sempre sotto forma di apologia. Napoleone è Napoleone ma non ci si spiega come da una rivoluzione che ha gettato le basi del liberismo e della filosofia democratica possa nascere un condottiero che poi diventa Imperatore. Si sa, il lato positivo è che Bonaparte intendeva trasmettere - e in parte ci è riuscito - una consuetudine civile diversa in Europa ma tuttavia era un Imperatore assolutista che ha sulla coscienza un’infinità di morti, come si fa a non tenerne conto, a considerare soltanto le sue intenzioni e non il bagno di sangue che è costato all’Europa e all’umanità?”
“La sceneggiatura prende spunto dal romanzo “N.” di Ernesto Ferrero, ma se ne discosta subito…”
“Accostandoci a questa storia, inizialmente, io e mio figlio Giacomo siamo partiti da questo tipo di riflessione e tenendo in piedi un certo spirito storico romanzesco, abbiamo scritto una prima stesura del copione, che è stato offerto a Paolo Virzì che si è mostrato molto interessato a dirigerlo e che ha voluto renderlo più vicino a lui e forse più vicino alla sua Livorno che a Parigi. Questo è legittimo ma non obbligatorio. Scrivendo in seguito delle nuove versioni insieme a Francesco Bruni abbiamo pensato di allontanarci sempre di più dallo spirito di enfasi con cui è stato sempre raccontato Napoleone. Abbiamo cercato così di trasformarlo, di “abbassarlo” e di attribuirgli un carattere, perché fosse al livello dell’atmosfera dell’isola d’Elba dove va a trascorrere il suo esilio venendone nominato re (ma in realtà aveva già in mente il disegno di fuggire di fuggire e di riprendere le redini della Francia e dell’Europa).”
“Quali sono stati gli spunti di riflessione sui motivi dell’adesione di massa e della suggestione verso la tirannide?”
“Tolstoi poneva una domanda-chiave quando affermava che il despota, il tiranno, il sire è una promanazione della moltitudine che vede nel tiranno se stesso. Quando un Paese e in posizione di sofferenza un cittadino desidererebbe qualcosa che lo affranchi dallo stato di infelicità sociale. In Italia per esempio abbiamo avuto Mussolini, che ha rappresentato lo spirito di rivalsa e le aspirazione di potere della piccola miserabile borghesia e ogni italiano si è identificato in lui perché vi vedeva se stesso diventato potente. La stessa cosa è capitata nell’adesione popolare in Francia per Napoleone e in seguito in Germania con Hitler.”

Francesco Bruni (sceneggiatore)
“Come definirebbe la storia che avete sceneggiato?”
“Elegante, divertente, malinconica. Gli ultimi due termini non sono in contraddizione tra loro ma sono inscindibili e, soprattutto nei film che ho scritto insieme a Paolo Virzì, sono sempre molto compresenti. Elegante perchè è una storia basata su una dialettica raffinata tra due personaggi e forse anche per il fatto che si tratta di un film in costume, il che è una novità assoluta sia per me che per Paolo. La sceneggiatura nasce da un primo copione scritto da Furio e Giacomo Scarpelli partendo dal libro di Ernesto Ferrero: però il racconto del film, in particolare il personaggio di Martino, col suo impeto giovanile, è di nostra invenzione.”
“Che cosa vi siete proposti durante la scrittura?”
“Nell’elaborare il copione abbiamo sentito il dovere di prendere un protagonista storico, un’icona come Napoleone Bonaparte e di farlo scendere dal piedistallo della Storia dandogli un carattere perchè un buon film non si può fare con i personaggi scolpiti in una lapide come eroi virtuosi, ma solo con uomini dalla personalità sfaccettata e contraddittoria. Questo testo vive nella dialettica tra i due personaggi, lo scrivano Martino Papucci e Napoleone: Martino vede da vicino l’oggetto del suo furore politico, e piano piano non riesce più ad odiarlo perchè lo scorge nella sua debolezza. Quando si ha di fronte l’uomo e non più soltanto l’emblema e l’immagine, non si riesce più a provare odio, per poter odiare una persona forse non la si deve conoscere”.
“Quanto conta l’ambientazione toscana?”
“E’ fondamentale, Paolo Virzì si sarebbe arrestato davanti all’idea di affrontare un’ambientazione d’epoca che non conosceva, avrebbe dovuto fare un doppio salto mortale per sintonizzarsi su luoghi, lingua e atteggiamenti lontani da lui. Quello che gli ha fatto sentire la voglia di praticare questa storia è che è immersa in un contesto e tra gente che lui conosce bene, il contesto sociale dell’Elba in fondo è formato dai personaggi che lui ha sempre raccontato, quella “gentarella” che per quanto si dia un tono ambizioso - come fanno il notaio e il sindaco - resta gente d’origine rozza e modesta. Credo che Virzì volesse far notare come certi personaggi siano la risultante del desiderio delle masse del loro periodo e una porzione del loro sentimento dominante e in questo senso Napoleone altro non è che la proiezione di quello che la gente voleva che lui fosse. Nel film c’è un momento in cui il protagonista sembra esporre proprio questo pensiero: quando si reca al mercato con Martino e pur essendo un Re in esilio e uno sconfitto viene acclamato dalla folla, bacia i bambini e distribuisce benedizioni, si rivolge a Martino dicendogli in un orecchio: “Guardate gli occhi di queste persone, vedono riflessa in me la loro ansia di riscatto”.
Daniel Auteuil (Napoleone Bonaparte)
Al di là del personaggio in sé, la cosa che mi ha maggiormente divertito è stato il contesto storico nel quale si svolge la storia, vale a dire il primo esilio di Napoleone all’Isola d’Elba dove viene accolto come eroe dalla popolazione. Inoltre, nel film la storia è raccontata dal punto di vista di un giovane che vede l’Imperatore come un mito, una specie di santo leggendario e che è mosso da un idealismo esacerbato dai ritratti dell’imperatore che ha avuto modo di vedere. Ho amato subito l’idea del regista Paolo Virzì che ha deciso di mostrare il mio personaggio, al momento dello sbarco sull’isola, solo come un profilo, una sagoma. Successivamente, quando il giovane di cui sopra lo incrocia per la prima volta non lo riconosce e lo scambia per uno dei domestici. Questo postulato mi ha permesso di aggiungere un tocco personale e mi ha dato un margine di manovra più ampio che mi ha permesso di appropriarmi del personaggio. Bisogna anche dire che il libro dal quale è tratto il film ha riscosso un grande successo in Italia.
Sei o sette anni fa, quando Napoleone era tornato ad essere un personaggio alla moda, mi era stato offerto questo ruolo in una produzione americana che avrebbe dovuto intitolarsi Betsy e che raccontava l’ultimo amore di Napoleone a Sant’Elena. E così dall’oggi al domani mi ero immerso nelle letture su Napoleone, comprese le memorie del suo domestico. Alla fine, il film non venne realizzato ma ciò non toglie che io ormai fossi più che preparato sull’argomento. Mi avevano anche fatto leggere la sceneggiatura di Monsieur N prima ancora che Antoine de Caunes venisse scelto come regista. E poi c’é Christian Clavier che ha interpretato Napoleone in televisione. Tutto questo per dire che si tratta sicuramente di un personaggio estremamente cinematografico e quindi, in quanto attore è fantastico poter contare e far tesoro di tante altre interpretazioni precedenti, anche se non le conosco sicuramente tutte. Tuttavia, ci tengo a precisare che in nessun momento ho avuto l’impressione che si trattasse di un personaggio pesante, o ingombrante. Anzi la prima volta che mi sono messo il suo famoso cappello sulla testa, mi sono sentito subito Napoleone. In fondo è l’abito che fa il monaco! Napoleone è una star al punto che durante le riprese, nessuno mi chiamava più per nome e il mio cane era diventato il cane di Napoleone!
Lavorare su una lingua che non è la mia mi ha aiutato a disinnescare le paure relative al personaggio in sé. All’improvviso, la mia concentrazione si è spostata perché la credibilità si giocava tutto sul mio italiano. Ho lavorato con un insegnante due mesi prima dell’inizio delle riprese e poi ho imparato a memoria tutti i testi conoscendo sempre esattamente il significato di quello che avrei detto. Recitare in una lingua straniera monopolizza al tempo stesso le energie e la concentrazione. Da questo punto di vista, Napoléon et moi (è questo il titolo della pellicola di Virzì in Francia) è stato un’esperienza totalmente diversa da La folie des hommes in cui Michel Serrault ed io eravamo doppiati o da Le prix du désir in cui recitavo in Francese con Anna Mouglalis.

Elio Germano (Martino Papucci)
Prima di incontrare Paolo Virzi' ho studiato un po' l'accento toscano per sottopormi al provino ma non mi sono preoccupato troppo degli aspetti tecnici da esibire, piuttosto ho pensato, come faccio abitualmente, di puntare al cuore del personaggio e di quello che si vuole raccontare. Sono andato a vivere sull'isola d'Elba un mese prima delle riprese per ascoltare il modo di parlare e l'accento locale, ricercando in quei luoghi lo spirito del tempo. Ho eliminato telefonini e automobili, sono stato nella biblioteca di Portoferraio per documentarmi, ho cercato dei libri che raccontassero l'isola, ho conosciuto diverse persone che hanno lavorato ai testi napoleonici e che mi hanno aiutato rintracciando preziosi documenti dell'epoca, ho intervistato diversi anziani del luogo con la mia telecamera per farmi raccontare quello che a loro volta avevano ascoltato dai progenitori. Ho ascoltato la loro cadenza, mi sono documentato, ho cercato di individuare delle immagini di un mondo non ancora invaso dalla tecnologia in un'epoca in cui non c'erano strade che attraversassero l'isola (sembra che fosse stato proprio Napoleone a farle costruire), ho studiato meglio la storia di quel periodo ed ho trovato molte cose interessanti che non conoscevo o non ricordavo.

Sabrina Impacciatore (Diamantina Papucci)
"Conoscevo già Monica Bellucci, ma in questa occasione sono stata colpita dalla sua disponibilità e generosità, oltre che dalla sua simpatia travolgente. E' una persona con un bellissimo senso dell'umorismo, non ci si può non innamorare di lei. Ci siamo innamorate subito anche io e Francesca Inaudi, che è stata la mia compagna di giochi, con cui ho trascorso tutto il tempo insieme soprattutto con grandi mangiate di fritti misti a volontà: finalmente ho trovato un'amica con cui condividere la passione per il cibo. E' nato un bel rapporto anche con Massimo Ceccherini, una persona a cui mi sono legata tantissimo sul set. E' stata una grande scoperta: nella sua indisciplina ha un grande amore verso il suo mestiere, un immenso talento e un'immensa sensibilità. Elio Germano è il più grande interprete della sua generazione, un mostro di bravura, uno dei pochi attori italiani in grado di farsi valere anche all'estero (prima di ogni ciak urlava scherzosamente per caricarsi: "Napoleone pezzo di merda!"e poi un secondo dopo era capace di raggiungere in scena un'intensità da brividi). Valerio Mastandrea, poi, mi ha sorpreso col suo toscano perfetto e con la sua burbera ironia: siamo amici da molto tempo, abbiamo lavorato spesso insieme, siamo come parenti con i nostri battibecchi continui, ci punzecchiamo continuamente ma ci vogliamo bene".
 
  SCHEDA TECNICA
REGIA: Paolo Virzì
SOGGETTO: Ernesto Ferrero
SCENEGGIATURA: Furio Scarpelli, Paolo Virzì, Francesco Bruni e Giacomo Scarpelli
PRODUZIONE: Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini e Marco Chimenz per Cattleya, Medusa Film, Babe Film e Alquimia Cinema
FOTOGRAFIA: Alessandro Pesci
MUSICHE: Paolo Buonvino e Juan Bardem
SCENOGRAFIA: Francesco Frigeri
MONTAGGIO: Cecilia Zanuso
COSTUMI: Maurizio Millenotti
CAST: Valerio Mastandrea.....Ferrante Papucci
Elio Germanio.....Martino Papucci
Sabrina Impacciatore.....Diamantina Papucci
Francesca Inaudi.....Mirella
Daniel Auteuil.....Napoleone

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