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SPECIALE ARCIPELAGO 2009
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  ARCIPELAGO 2009
  CORTI D'ATTORE: VALERIO MASTANDREA
  PRESENTAZIONE DELLA RASSEGNA
Il 12 giugno prende il via a Roma Arcipelago, Festival Internazionale di Cortometraggi e Nuove Immagini. Giunto quest'anno alla diciassettesima edizione, il Festival è da sempre una vetrina per film brevi e documentari sia nazionali che internazionali.
Il programma è stato presentato il 10 giugno alla casa del Cinema di Roma. Sono quaranta i titoli che sono stati selezionati, su oltre 1200 richieste.
Quest'anno la rassegna Outsiders della kermesse verrà dedicata interamente a Valerio Mastandrea, con la proiezione di alcuni dei corti da lui interpretati e del suo debutto alla regia. Il titolo della rassegna di quest'anno è "Corti d'attore: Valerio Mastandrea".

Ecco l'elenco dei cortometraggi che compongono la rassegna:
 


VA TUTTO BENE
di Fulvio Molena





GIULIETTA DELLA SPAZZZATURA
di Paola Randi





IL SOGNO DI PULCINELLA
di Gianluca Petrazzi





FEDE CIECA
di Stefano Coletta





LA VERITA'
di Chiara Cremaschi





ARTICOLO 24
di Saverio Di Biagio





LA LETTERA
di Dario Migliardi





TREVIRGOLAOTTANTASETTE
di Valerio Mastandrea




BASETTE
di Gabriele Mainetti





LA COLLA
di Fulvio Molena




MARGHERITA
di Claudio Carafoli





PLAYGIRL
di Fabio Tagliavia





SOTTO LE FOGLIE
di Stefano Chiodini





MIRKO E CATERINA
di Cecilia Calvi




IL RAGNO LA MOSCA
di Emanuele Scaringi





Fuori dalla rassegna anche il  corto "15 Seconds", incluso nella sezione "Eventi speciali" e il documentario "Vado bene o no?" nella seziona "Extra large".
VENERDI' 12 GIUGNO

SALA 1
18:00
CORTI D'ATTORE: VALERIO MASTANDREA
Va tutto bene
Giulietta della spazzatura
Il sogno di Pulcinella
Fede cieca
La verità
Articolo 24
La lettera
Trevirgolaottantasette

SALA 1
22:30
CORTI D'ATTORE: VALERIO MASTANDREA
Basette

SABATO 13 GIUGNO

SALA 1
18:00
CORTI D'ATTORE: VALERIO MASTANDREA
La colla
Incontro con Valerio Mastandrea

SALA 2
22:30
CORTI D'ATTORE: VALERIO MASTANDREA
Trevirgolaottantasette

DOMENICA 14 GIUGNO

SALA 1
ORE 18:00
CORTI D'ATTORE: VALERIO MASTANDREA
Margherita
Playgirl
Sotto le foglie
Mirko & Caterina
Il ragno, la mosca
Basette

SALA 1
ORE 22:30
CORTI D'ATTORE: VALERIO MASTANDREA
Playgirl

LUNEDI' 15 GIUGNO

SALA 1
ORE 22:30
CORTI D'ATTORE: VALERIO MASTANDREA
Sotto le foglie

SALA 3
ORE 22:15
EVENTI SPECIALI
15 Seconds

MARTEDI' 16 GIUGNO

SALA 1
18:00
EVENTI SPECIALI
15 Seconds

SALA 1
22:30
CORTI D'ATTORE: VALERIO MASTANDREA
La Lettera

SALA 2
22:15
EXTRA LARGE
Vado bene o no?

MERCOLEDI' 17 GIUGNO
SALA 1
22:30
CORTI D'ATTORE: VALERIO MASTANDREA
Mirko & Caterina
Articolo 24

SALA 3
20:15
EXTRA LARGE
Vado bene o no?

GIOVEDI' 18 GIUGNO

SALA 1
20:00
CORTI D'ATTORE: VALERIO MASTANDREA
Va tutto bene
Giulietta della spazzatura
Il sogno di Pulcinella
Fede cieca
La verità
Articolo 24
La lettera
Trevirgolaottantasette

SALA 3
22:15
CORTI D'ATTORE: VALERIO MASTANDREA
Margherita
Playgirl
Sotto le foglie
Mirko & Caterina
Il ragno, la mosca
Basette
VALERIO DENTRO E FUORI
(di Fabio Bo, tratto dal Pressbook di Arcipelago 2009)

Quante volte vi siete sbagliati? Lui ci è abituato e ci ride su. Ci ride su come quando, convinti che tra le pellicole da lui interpretate ci sia anche "Romanzo Criminale" (non è vero!), ammiratori poco informati ma devoti gli fanno i complimenti. Tanta è la forza (e la credibilità) del suo personaggio (e della sua “romanità”) che l’immaginario collettivo non può fare a meno di avvistarlo in un film ispirato alla Banda della Magliana.
Il quo pro quo nasce da qualcosa che ha a che vedere con la sua identità. Mastrandrea o Mastandrea? L’errore riguarda dunque l’ortografia del suo cognome, ma il refuso ricorrente ci fa gioco. Mastro: ossia un artigiano provetto, un attore self-made, artefice di se stesso. Una maschera che contiene molte sfaccettature: vitellone, sfigato, impunito, rugantino, rockettaro, sindacalista, poliziotto, delinquente.
Contrariamente a quanto potrebbero suggerire le sue origini (a 19 anni appare come "finto" e plateale romano de Roma che racconta gli affari suoi durante i talk-show di Maurizio Costanzo), Valerio Mastandrea  non è affatto un attore impulsivo, goliardico, estroverso, esibizionista. Al contrario la sua recitazione aspira alla compostezza, all’implosione, a trattenere espressioni e parole. Per indole, o per via del paradosso col quale convivono perennemente certi attori (persona/personaggio), egli incarna l’eterno ragazzo di cui è piena la storia del cinema italiano (il giovane Mastroianni, Salvatori, Chiari, Arena, De Sica Jr) e che il nuovo cinema italiano, a partire dagli anni Ottanta, ha eletto a campione (doppio senso incluso: paladino e prototipo) delle sue indagini.
Non sorprende - il volto giusto al momento giusto - che sia divenuto una vera e propria musa dei cineasti di ultima (e penultima) leva: Virzì, Piccioni, Zanasi, Archibugi, Ozpetek,Chiesa, Vicari e via elencando. E che lo stesso destino sia riservato anche ai cortometraggi da lui interpretati: è decisamente l’attore italiano che ne ha girati di più (e regolarmente), un primato condiviso assieme al suo equivalente femminile, Cecilia Dazzi, con la quale ne spartisce due ("Mirko e Caterina" e "Sotto le foglie".
Per non citare gli svariati videoclip che impinguano il suo fitto curriculum: è diventato un istant cult quello, assai vintage,  dei Tiromancino - “la descrizione di un attimo” - nel quale lui e Paola Cortellesi rendono omaggio, pari pari, a un memorabile sketch tivvù di Raimondo Vinello e Sandra Mondani.
Sulla breve distanza, Mastandrea ha (ovviamente) la possibilità di concentrare in pochi minuti le sue doti di assimilazione col personaggio, di chiamare a raccolta una moltitudine di toni, di tratteggiare pregi e difetti di un attore e di una generazione. In “Va tutto bene” di Fulvio Molena gli tocca addirittura rivisitare un archetipo agrodolce della commedia all’italiana (“Il sorpasso” del grande Risi) vestendo i panni di un aggiornato Jean-Louis Trintignant (però al volante) che offre un passaggio a una ragazza casinara ed esuberante, qualcosa di travolgente quanto lo era stato il compulsivo Gassman.
Ma al di là delle citazioni e del suo personale omaggio al cinema di papà, ad emergere è pur sempre la tragicommedia intrisa di autoironia e disillusione, di malinconia e di arrendevolezza. E’ decisamente la cifra stilistica che enumera al meglio le sue qualità mimetiche.
Ed è nel suo stile far sembrare il personaggio una parte di se e rendersi così sempre riconoscibile. Una maschera. Un’espressione di vago stupore, occhi sempre sul punto di smarrirsi, fisicità contratta e concisa, dialoghi che scivolano sulla sua persona come un monologo (interiore?) piuttosto che rivolti ai partner.
Ne “La lettera” di Dario Migliardi questo modo di apparire (quasi autarchico) si fa addirittura messa in scena, set: sul pianerottolo di un condominio, un pischelletto che fa il pony-expresso si trova di fatto come interlocutore il portone d’un appartamento, dietro al quale, senza mai farsi vedere, la destinarla della lettera (il corto è del 97 e le e-mail o gli sms non ancora sdoganatissimi) lo invita trepidante a leggere il contenuto. Si tratta dell’addio sdolcinato e sgrammaticato di un amante, ma si ha come l’impressione che , quando esaudisce la preghiera della donna, Valerio legga - sempre più ispirato - frasi che un suo alter ego avrebbe potuto tranquillamente scrivere.
Dal quasi monologo al corto muto ("Sotto le foglie" di Stefano Chiodini), tutto un celare, un dissimulare e infine uno svelarsi tra messaggio sociale e finale sketch, dove a contare è la disabilità del comunicare prima ancora di quella fisica: ma anche senza parlare (e che dire, a questo proposito, del “mostro” gassmaniano impersonato in "Fede cieca" di Stefano Coletta, prodotto nel 2001 da Studio Universal?), in fondo Mastandrea da l’impressione di recitare se stesso, un ragazzo impacciato e buono che usa il corpo con parsimonia di gesti e di espressioni. "Sotto le foglie" è praticamente una replica di "Mirko e Caterina", girato dieci anni prima, sempre insieme a Cecilia Dazzi (giovanissimi!): sette minuti di un amore (che pare) impossibile tra un punkettaro di periferia e una signorina gnè gnè che hanno gusti musicali e indumenti opposti. Acerbo ma efficace, Mastandrea sembra ancora un clone (o forse già una parodia) delle odiate comparsate nel salotto della televisione.
Entrare nei panni del proletariato urbano comunque gli si addice. Ha un'innata attitudine a interpretare la gente del popolo, a misurarsi con una sorta di neorealismo disincantato. Di suo ci mette una faccia senza trucchi e camuffamenti, uguale a se stessa, ma in posa, si direbbe sempre naturale e genuina. Così nello shakesperiano e felliniano "Giulietta della spazzatura" di Paola Randi interpreta uno spazzino timido e innamorato che, suo malgrado, diventa il protagonista di una serenata, con tanto di balcone, a una ragazza che nemmeno conosce (e che anche noi non vediamo mai de visu, salvo le gambe, come in un celeberrimo Truffault). Ne "Il ragno, la mosca" di Emanuele Scaringi guida un'auto ambulanza e ne "Il sogno di Pulcinella" di Gianluca Petrazzi un furgone blindato (in compagnia del suo alter ego - e altro figlioccio del Costanzo Show - Ricky Memphis): due brevi corti che hanno in comune la dimensione onirica e surreale e la messinscena delle strade romane, la metropoli nella quale si acquatta un mondo alla rovescia oppure insidie e morte.
In "Basette" di Gabriele Mainetti, una storia di periferia tra il Quadraro e Tor Bella Monaca, è invece un rebel without a cause che sogna di essere un eroe di anime (Arsenio Lupin creato dal mangaka giapponese Monkey Punch), ma muore giovane come James Dean.
Valerio dentro e fuori. Nel gioco delle parti, l’attore romano e romanista scommette sulla sua maschera riproducibile all’infinito per svelare un’interiorità asciutta e misurata fatta di pause soppesate, di balbettamenti verbali, di sguardi interrotti, di un’empatia e d’una tenerezza incredule, di una sensibilità che si appassiona ad esprimersi. La sua "riconoscibilità" è rassicurante e mai schiodata dal tessuto sociale anche quando (da un soggetto di Daniele Vicari) si mette in gioco dietro la macchina da presa con “Trevirgolaottantasette”, dirigendo un’opera ancora una volta sospesa tra realtà e sogno, dove la denuncia sociale (i morti sul lavoro) escogita (ma non vi trova certo pace) un triste aplogo poetico. Nel corto, che avrebbe senz’altro potuto vederlo come protagonista, si affida a Elio Germano, in qualche modo un fratello minore, un epigono acquisito e, allo stesso tempo, attorialmente antitetico (di lì a tre anni si ritroveranno insieme, ancora una volta simili e contrapposti giovani sbandati, in "Tutta la vita davanti", la neo-commedia all’italiana più tragica, turgida e picaresca del grande Virzì). Così come ne "La colla" di Fulvio Molena (da lui solo prodotto e generosamente sostenuto) avrebbe potuto tranquillamente interpretare uno dei due schizzatissimi attacchini di manifesti elettorali che, nella notte, quartiere dopo quartiere di Roma, si danno la caccia senza soluzione di continuità, a colpi di pennellate di colla, di imbrattamenti e di opposti estremismi.

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