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08.05.2007
Se pensassi che Riccardo Scamarcio fosse alla base della crisi del nostro cinema sarei salvo. Salvo dalle mille battaglie che occorre fare per riconsegnare il cinema alla gente di cinema e alla gente che ama il cinema.
A chi servirebbe una polemica di questo tipo? A me e a lui no di certo. Specialmente se abbiamo la fortuna di essere cresciuti e di crescere professionalmente in un momento storico in cui tutto è maledettamente semplice da capire rispetto al nostro mestiere e a come viene gestito. Perché questa condizione critica può essere una fortuna. Io ho avuto in questi giorni la fortuna di poter chiamare Riccardo e spiegarmi, chiedere scusa, dire che mi dispiaceva vedere ridotto a due righe un discorso più ampio e per niente personale. E lui ha avuto la fortuna di essere consapevole di quanto l'eco mediatico a cui è sottoposto lo sta danneggiando, ma da essere umano e non da attore, nelle piccole cose e non nei grandi contratti d'esclusiva. Questi tempi di magra socio-culturale fanno bene a chi non fa finta di niente. Fanno bene alle coscienze.
Quanto rischia di diventare piccolo il nostro cinema si capisce anche dalla fame di notizie che c'è. Di che tipo di notizie. Non è una notizia la mia risposta ad una domanda poco interessante, ma lo diventa. "che ne pensi del grande successo di scamarcio?" Ho cercato di dire quanto fa male un bombardamento mediatico di quel tipo e la conseguente costruzione di un'immagine ancora prima di un valore reale che magari uno già possiede. Pensando anche a me, a quello che a 25 anni era successo a me, a quello che è successo a molti. E che ha rischiato di lasciare sul campo feriti gravi, da un punto di vista artistico. Omologazioni, scelte sbagliate, soliti film. Impedendo il vero sviluppo di una carriera, in modo sano e pulito. E' inutile cercare di creare due tipi di cinema, due tipi di attori-modello, due correnti di poensiero, due di tutto. E' veramente inutile, dannoso e soprattutto falso. Non c'è nessuna polemica in corso e mai ce ne sarà per un discorso che poteva essere letto meglio e forse anche formulato meglio da me. Un discorso che potremmo fare in tanti di noi, ogni volta che ci incontriamo. E stiano sicuri tutti che noi ci incontriamo ancora. Per il nostro bene e per quello in cui crediamo.
di Valerio Mastandrea
ARTICOLI 2007
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