VALERIO MASTANDREA - sito non ufficiale www.valeriomastandrea.com  
ARTICOLI 2010
QUICK MENU':
MAIN MENU':
  INTRO
  CINEMA
  CORTI
  TEATRO
  MUSICA
  LETTURE
  SPOT
  DVD
  PREMI
  VIDEO
  LINK
  CREDITI

   CINECITTA' NEWS    

29.04.2010

Monicelli e Mastandrea, il maestro e l'alievo

Affronta la platea degli studenti, riunita alla Sala Umberto nel centro di Roma, con il mestiere di chi sa stare su un palco senza annoiare e catturando l'attenzione del pubblico non facile di giovanissimi, affiancato dal direttore dei Venice Days Giorgio Gosetti e dal critico Fabio Ferzetti. Valerio Mastandrea ridicolizza senza cattiveria lo studente che lo interpella chiamandolo Andrea e fatica con i congiuntivi, e a chi gli chiede se non gli sembra "un po' movimentato" il film Tutta la vita davanti, da lui interpretato, risponde subito con una battuta: "Ma a che ora l'hai visto?", "Alle nove e mezza", "Di sera?", "No di mattina", "Beh, allora capisco".
O quando commenta il trailer iniziale dei ruoli ricoperti negli anni "Non voglio dire che mi sembra un 'coccodrillo', ma l'ho sentito proprio come un documento di fine carriera".
Sornione, ironico e generoso Mastandrea dialoga con i ragazzi, facendo un'anti-lezione di cinema non superficiale con la complicità di un lucidissimo Mario Monicelli, seduto in prima fila.

Già perché il suo film del 1977 Un borghese piccolo piccolo con Alberto Sordi, visto dai ragazzi, fa parte del Progetto Cinema&Storia/100+1. Cento film e un Paese, l'Italia, promosso dalla Provincia di Roma e dall'Associazione Giornate degli Autori, con la collaborazione di Cinecittà Luce e con il sostegno della Direzione Generale per il Cinema del MiBAC.

"Avevo 5 anni quando usciva Un borghese piccolo piccolo, l'ho visto in televisione ed è un evergreen dai contenuti attuali come la voglia di sicurezza e la paura da parte della gente, o il ricorso alla raccomandazione - riflette Mastandrea - Il cinema di Monicelli, come quello di Scola e Risi, era una perfetta arma per raccontare il Paese, oltre a essere una garanzia dal punto di vista commerciale".

Monicelli ricorda che l'idea gli venne scovando il libro omonimo di Vincenzo Cerami sulle bancarelle e anche da quei film americani, allora in voga, che esaltavano il cittadino comune che si trasforma in giustiziere. "Qualcuno pensò che con la scelta di un attore come Sordi volessi esaltare quei comportamenti, in verità era il contrario. Quel volto così simpatico e popolare avrebbe fatto riflettere gli spettatori".
E ancora l'anziano regista, 95 anni il prossimo 15 maggio, ricorda come Sordi, attento nella scelta dei ruoli, accettò quella parte con una certa resistenza come del resto era accaduto con il fante Oreste Jacovacci de La grande guerra, convinto, a torto, che fosse un personaggio ambiguo e vigliacco. "Sul set di Un borghese piccolo piccolo ci ritrovammo con opinioni opposte su questo impiegato ministeriale che vendica il figlio ucciso durante una rapina: Sordi conveniva che quel padre avesse il diritto alla vendetta e io no. Ma ciò non impedì di lavorare insieme".

E di Sordi, Mastroianni, Gassman, prova un po' d'invidia Mastandrea, perché esercitarono il loro mestiere in una fase felice del nostro cinema "quando un'industria sana e produttiva consentiva a un interprete di fare un percorso autentico, calandosi spesso in ruoli diversi. La forza di un attore è la duttilità e a loro questo fu concesso. Oggi è complicato, se vai di moda con quel personaggio, te lo porti appresso tutta la vita".

Ecco spiegata la scelta di parti spesso opposte per Mastandrea, dal mancato chitarrista rock e bohémien di Non pensarci di Gianni Zanasi al padre e marito assassino di Un giorno perfetto di Ferzan Ozpetek. "Più è ambiguo e poco empatico il personaggio e più mi interessa, perché voglio disturbare il pubblico, costringerlo a riflettere. Non capisco quei giovani colleghi che rifuggono da ruoli negativi - afferma Mastandrea - la fortuna di questo mestiere è di fare ricerca sull'essere umano, anche se il teatro più del cinema è una risorsa in questo senso".

Una pellicola che vorrebbe interpretare? "Un film di guerra, sui militari italiani reduci dall'Afghanistan o dall'Iraq. Mi interessano questi giovani non di leva che hanno scelto di arruolarsi, di fare del militare una professione".
E Mastandrea regista? Per ora si ferma al corto che ha diretto Tre virgola ottantasette, con Elio Germano e Jasmine Trinca. Una breve storia, ereditata da Daniele Vicari che l'ha sceneggiata, sulle morti nei cantieri e infatti il titolo richiama la media annua italiana di vittime.

ARTICOLI 2010