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LA VOCE D'ITALIA 
15.01.2010
Il ritorno a Livorno di Paolo Virzì
Milano- Paolo Virzì da Livorno riusulta essere sempre più l'erede naturale di un cinema ormai del tutto scomparso, ogni suo lavoro sembra avvicinarsi al maestro Dino Risi con una punta di intimismo .
Sono commedie italiane con una punta di italianetà, è chiaro che nella scelta dei soggetti la delicatezza e la grazia di Paolo si è sempre contraddistinta ma ora siamo davanti ad un regista maturo che chiude quasi un cerchio cominciato con "Ovosod"o, dove un eterno ritorno Nietzschiano si palesa nelle scelte dei o del protagonista.
Anna Nigiotti nel Settantuno era una giovane e bellissima mamma proclamata Miss del più popolare stabilimento balneare di Livorno, ignara di suscitare le attenzioni maliziose della popolazione maschile, i sospetti rabbiosi del marito Mario e la vergogna del primogenito Bruno.
Oggi, ricoverata alle cure palliative, Anna sbalordisce i medici con la sua irresistibile e contagiosa vitalità e fa innamorare i degenti terminali.
Bruno invece, ha ormai tagliato i ponti con la sua città, la sua famiglia, il suo passato. Insegna senza entusiasmo in un Istituto Alberghiero e conduce un'esistenza cocciutamente anaffettiva.
Ma la sorella Valeria lo convince a venire a salutare la madre per l'ultima volta, e Bruno torna malvolentieri a Livorno. L'incontro, dopo tanti anni, con quella mamma esplosiva, ancora avvenente e vivacissima, che a dispetto delle prognosi mediche sembra non aver nessuna intenzione di morire, costringe Bruno a rievocare le vicissitudini familiari che aveva voluto a tutti i costi dimenticare. Il vagabondare di quelle notti e di quei giorni di tanti anni or sono in cerca di una sistemazione, lui e la sorella Valeria, all'epoca dolce e ignara , cacciati di casa dal babbo accecato dalla gelosia, ma sempre rincuorati dall'incrollabile ottimismo di quella loro mamma un po' incosciente.
Ottima prova attoriale di Valerio Mastrandrea e Claudia Pandolfi, che danno vita a una coppia di fratelli cosi lontani e per questo eccessivamente vicini; nel tratteggiare il personaggio di Bruno l'anaffettività presunta viene scardinata con il trascorrere dei minuti facendo respirare lo spettatore all'unisono con l'angoscia di Mastrandrea; mentre la sorella, remissiva e dolce arriverà nel finale ad una presa di posizione che sconvolge qualsiasi schema.
E la Sandrelli? Stefania Sandrelli non ha biosgno di essere recensita, rimane il valore aggiunto di qualsiasi ruolo la veda interprete. ARTICOLI 2010
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