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   IL SALVAGENTE   

15.01.2010

Da oggi Virzì sfida Avatar, match impossibile, eppure...

E se d'un tratto l'Italia sembrasse quella di una volta? Bella, sempliciotta eppure profondissima, fatta di famiglie pronte a nascondere sotto il tappeto ogni magagna pur di andare avanti, un paese per niente preoccupato di sembrare falsamente evoluto, con le mamme che anche in punto di morte chiedono al figlio maschio: "Tesoro ti serve qualcosa, mutande, calzini?"
Quell'Italia squisitamente di provincia potreste trovare da oggi, venerdì 15 gennaio, nelle sale, in una competizione al botteghino in cui sfida il kolossal Avatar. E la racconta un ispirato Paolo Virzì, nel suo commovente e convincente La prima cosa bella. Dagli anni Sessanta ai giorni nostri, la storia di una famiglia italiana che soffre, si separa ma passa indenne tra le trame del cinismo contemporaneo e, alla fine, seppur solo alla fine, si ritrova. Sentimenti. E non un film sentimentale, che Virzì firma insieme ai coautori di sempre, Francesco Bruno e Francesco Piccolo, tenendo a mente la lezione della commedia all'italiana, quella di Scola in primis.
La vita di Bruno (Valerio Mastandrea) è un ingranaggio che si è inceppato: lavora senza passione, convive privo di sussulti nell'appartamento della ragazza e ogni tanto si concede qualche droga al parco. A far muovere di nuovo le lancette della sua vita è la sorella Valeria (Claudia Pandolfi) che gli annuncia la malattia terminale della madre ( Stefania Sandrelli). Bruno è costretto a tornare nella natia Livorno: il passato riaffiora dapprincipio a singhiozzi e poi a flotti, restituendo i ricordi di una vita.
E con il passato dei protagonisti fa i conti anche lo spettatore, sballottato da Virzì tra presente e vissuto dei protagonisti. Veniamo, infatti, via via a conoscenza di come Anna (nel passato interpretata da Micaela Ramazzotti, nella foto), ha allevato i suoi due bambini e di quanti scontri e incontri abbiano condizionato l'esistenza di Bruno e Valeria. Fra i tanti personaggi (è un film dove anche quelli secondari arricchiscono il plot narrativo) ce n'è uno che li tiene tutti tra le braccia: Livorno. Posto di transito, messo nell'ombra dalle altre bellezze di Toscana (non da Virzì che in una sequenza ci fa ascoltare anche l'intermezzo della Cavalleria Rusticana, del livornese Mascagni), dove però a chi non va via il cuore continua a battere lo stesso. Forte.
E lo fanno battere anche gli attori. Valerio Mastandrea e Claudia Pandolfi si buttano con tutte le loro forze nei loro personaggi e girano divinamente intorno alla stella del film, una memorabile Stefania Sandrelli la cui Anna non ne vuol sapere di morire. Chiede al figlio di ballare, scappa dall'hospice per andare al cinema, si sposa con il vicino di casa da sempre innamorato di lei. Si ride e si piange nella Cosa bella, senza che il film risulti mai un'operazione nostalgia o che nasconda un tranello volto a pilotare le emozioni dello spettatore. Virzì sembra impossessarsi fin dalle prime battute del pallottoliere dei sentimenti e lo fa scorrere piano, facendoci vedere tutte le cifre, una per una. Sarebbe ora di smetterla di essere caustici senza costrutto? Di tenersi tutto dentro senza nemmeno saper balbettare una parola di conforto o di gratitudine per chi ci vuole bene? Di negare a noi stessi che abbiamo bisogno di stare con gli altri: "Di fare un tuffo", come dice Bruno sul finale prima di immergersi nell'acqua.
Forse una sceneggiatura un po' più scarna avrebbe duplicato l'impatto emotivo del film; talvolta, infatti, si ha come la sensazione che vengano raccontati fatti che potevano anche rimanere sommersi. Ma non importa: quello che più conta è che in sala c'è un film italiano assolutamente da vedere e che se la dovrà vedere con Avatar (usciranno lo stesso giorno). Sfida impossibile: i Na'Vi sono avvertiti.

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