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24.01.2010

Mastandrea, tenero bastardo

Bruno è livornese. Da ragazzo scriveva poesie delle quali da adulto si vergogna. Ora fa il professore di lettere in un istituto alberghiero a Milano, città nella quale si è trasferito per fuggire da Livorno, dalla provincia, ma soprattutto dai rapporti familiari con la sorella Valeria (Claudia Pandolfi) e con la madre Anna (Stefania Sandrelli), malata terminale spedita al reparto cure palliative. Bruno è il protagonista di "La prima cosa bella" di Paolo Virzì ed è interpretato da Valerio Mastandrea . Dopo più di 40 film Mastandrea approda sul set di una commedia all'italiana e da attore romano che spesso recita in romanesco si trasforma in livornese doc, dopo un lavoro di cesello sull'accento e un'estate trascorsa all' Isola d'Elba, sulla spiaggia di Norsi.

Domanda: Com'è stato vedere Paolo Virzì lavorare di nuovo a Livorno?
Valerio Mastandrea: Vedere Paolo girare a Livorno è diverso che vederlo girare a Roma. C'è la gente che lo ferma, che lo interroga.
D: E il tuo rapporto con Virzì?
VM: Ogni volta che mi chiama Paolo sono sempre pronto a qualsiasi cosa. Io e lui ci conosciamo da tantissimi anni ma abbiamo cominciato a lavorare insieme solo di recente, non so se per disperazione o perché alla fine, ci conosciamo da così tanto e lui mi ha detto: "Vieni a fare una parte nel mio film".
D: Com'è nato Bruno, il personaggio che interpreti?
VM: Bruno ce lo siamo raccontato a vicenda. Io ho letto il copione lui l'aveva scritto e quindi ci siamo confrontati su alcune cose.
D: Un personaggio recitato per sottrazione, è vero?
VM: Mah, questo è anche un alibi (la Pandolfi interviene: "E' pigro, è pigro, molto pigro"), nel senso che uno affida al linguaggio cinematografico l'intensità che è meglio non esprimere direttamente, lasciando anche cercare le cose allo spettatore. Può anche essere un alibi, non è il mio caso.
D: Ora che il film è finito come ti senti?
VM: Dei passi avanti io li faccio sempre dal punto di vista professionale. Non parlo della resa, se sono stato bravo o meno. Sento che cresco sempre anche se poi faccio personaggi che magari possono avere qualcosa in comune con personaggi fatti prima. È stato importante fare questo film per me, per chiudere un periodo. Ho avuto i miei primi 10 anni della mia carriera, se di carriera si può parlare, in cui facevo sempre lo stesso personaggio stereotipato a cui quasi sempre facevano riferimento e anch'io facevo riferimento. Una volta vestito è stato molto difficile cacciarlo via, però ce l'ho quasi fatta. Poi ho cominciato a vestirne un altro. Adesso dove vanno questi dopo che io li caccio e sono vestiti? Non lo so, ma Bruno ha fatto parte di un altro percorso da chiudere che avevo iniziato 5-6 anni fa.
D: Conoscevi già Stefania Sandrelli?
VM: Si, avevamo lavorato insieme nel film di Ferzan Ozpetek "Un giorno perfetto", ma ci eravamo solo insultati al telefono. Questa volta è stata… travolgente! È un'attrice che è come se ti mettesse una busta in testa e ti portasse dove vuole. Non soffocante, ma proprio travolgente! Un'attrice totale, e anche molto divertente, nonostante poi avessimo delle scene abbastanza forti.
D: Come ti sei trovato con il dialetto livornese?
VM: È una lingua vera che ha un sacco di irregolarità che esulano dal toscano vero e proprio. Ha le doppie, ha le C che anzi diventano K. Ringrazio pubblicamente per l'occasione datami, di dimostrare che non so fare solo il romano. Abbiamo sempre detto io e i miei colleghi che l'Italia è un bacino incredibile rispetto ai dialetti. Per un attore usare i dialetti è il massimo. Avevamo dei talent coach molto severi, a parte Paolo, erano distribuiti sia nel cast tecnico del film ma anche tra i passanti. A loro chiedevamo: "Si dice così o così?".
D: La Pandolfi nel film è tua sorella. E in effetti avete reso bene il rapporto tra fratelli. Com'è stato?
VM: Io e Claudia non avevamo mai lavorato insieme, e il fatto che il nostro primo film sia stato questo è stato molto bello. Un rapporto quasi parentale il nostro, proprio da cugini la domenica a casa di zia, quando uno si annoia e nei tempi morti del film si fa i dispetti. È un fenomeno, è stata capace di cose che io forse neanche in tutta la mia carriera riuscirò a fare, passando da una situazione di normalità a una di commozione in una maniera così… metodica! Da fare schifo proprio! Non capisco come ci riesca… Allora provare a farla crollare da un punto di vista nervoso è stato uno scopo che mi ero prefissato dopo aver visto scene in cui riusciva a piangere consecutivamente per 10 ciak… e mi dicevo: "No, qui c'è qualcosa di strano, adesso le do fastidio!" È stato molto divertente.

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