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L'AVVENIRE 
12.01.2010
Agli effetti speciali preferisco una storia umana
L'umanità di Virzì sfida gli Avatar di Cameron. Dal 15 gennaio "La prima cosa bella" sarà in gara con il colossal di James Cameron che ha già raggiunto, in soli 20 giorni, il secondo incasso mondiale nella storia del cinema con 1 miliardo e 135 milioni di dollari. "Sono contento - ha specificato Virzì ieri durante la conferenza stampa di presentazione del film a Roma - che ci sia un'offerta multipla di pellicole nelle sale. Rispetto al cinema americano noi italiani non siamo bravi con il 3D, ma sappiamo meglio realizzare storie piene di umanità".
Dopo tanti anni e tanti film Paolo Virzì torna con "La prima cosa bella", che Medusa distribuirà in 350 sale, ad approfondire il cinema dei legami familiari e dei sentimenti. Ricordare la prima bella quando fose ti sta fuggendo o se ne sta andando è il filo rosso che accompagna i ricordi di Bruno nel giorno del suo compleanno e in quello successivo che lo porterà a Livorno in compagnia della sorella dalla amdre Anna ormai malata terminale. "Non volevo fare un Amarcord Livornese ma volevo raccontare il mio desiderio di far pace con la vita. Ci si sente in esilio e si trova il desiderio di ritrovare una casa, un caro da cui ripartire. Ho pescato dal mio vissuto e insieme agli sceneggiatori Francesco Piccolo e Francesco Bruni abbiamo messo in scena la storia".
E così da quella casa livonese nei giorni che sono il preludio di una morte annunciata emerge il passato e il presente di tutti i personaggi: iniziando da quel lontano agosto del 1971, quando Anna, una donta affascinante, esuberante e frivola viene eletta a sorpresa Miss Mamma più bella. Gelosie, orgoglio e tradimenti si snodano attraverso flashback e presente. Forse troppi personaggi e troppi intrecci indeboliscono questo forte film che ha la forza di rendere visibile il desiderio di ritrovare la foza e l'amore di un figlio verso la madre e di mettere da parte tutto ciò che è stato ed è un ostacolo inutile al legame di sangue. "In soli 38 anni - conclude Mastandrea - avrò detto solo due volte ti voglio bene a mia madre. Ho riscoperto e non perchè sono più grande, quanto sia importante rendere evidente quell'amore, che è la formula primaria di tutti gli affetti".
ARTICOLI 2010
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