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IL MESSAGGERO 
11.11.2009
Mastandrea, l'Esquilino e l'integrazione mancata
«Gli ultimi saranno ultimi» dice Paola Cortellesi nel suo spettacolo teatrale più noto e premiato, che ha fatto il pieno di spettatori e girato l’Italia intera. Ora gli ultimi, oltre a non essere mai stati primi, se ne vanno pure, perché per loro non c’è più posto né speranza. «Teodoro, il mio personaggio - spiega Valerio Mastandrea - è il simbolo estremo di questi tempi: per chi sbaglia non c’è pietà. Ci si può ritrovare soli con pochissime possibilità sul piano umano e professionale e senza che ti vengono dati tempo e opportunità per cambiare».
Esce venerdì nelle sale, in 30 copie distribuita da Cinecittà Luce, "Good morning Aman", l’opera prima di Claudio Noce passata tra gli applausi all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, alle Giornate degli Autori. È la storia di due emarginati - Teodoro (Mastandrea) e Aman (Said Sabrie) - “spiati” (alla Zavattini) dalla macchina da presa di Claudio Noce nei luoghi della nuova Roma multietnica dell’Esquilino (il quartiere della Capitale dove è ambientato il film) fin dentro le loro anime.
«Circa tre anni fa avevo individuato una lavanderia a gettoni a Roma gestita da un immigrato del Bangladesh - racconta il regista - e qui ho incontrato il vero Aman, un giovane somalo che mi ha chiesto di essere intervistato. In quelle riflessioni sulla mancanza di lavoro, accanto ai profili degli altri immigrati, è nata la storia del film, in gran parte ispirata alla vera testimonianza del somalo, sul suo arrivo a Roma da Mogadiscio all’età di 4 anni, sulla sua crescita a Tor Bella Monaca e sulla sua vita da cittadino italiano».
Ed ecco Valerio Mastandrea, che oltre al ruolo dell’ex pugile schivo e introverso preso a pugni dalla vita, si è ritagliato un posto in produzione, più per necessità (non sua, ovviamente) che per vocazione. «Sono intervenuto come produttore associato in un secondo momento - racconta l’attore - Il film ha avuto delle difficoltà, si è bloccato e rischiava di non essere mai finito. Così sono passato anche dietro la scrivania. Un lavoro interessante e stimolante nella parte creativa e organizzativa, molto meno in quella burocratica e amministrativa. Ma per “Aman” è stato necessario. Perché questo è uno di quei film che vanno fatti: qui il cinema diventa uno strumento utile per approfondire due personaggi di uso e consumo pubblico. Li leggiamo nei giornali, in qualche fondo di pagina, ma di loro non sappiamo niente, né del presente né del loro doloroso passato».
Una vicenda di riscatto sociale negato e di profonda dignità, sempre per dirla alla Mastandrea, senza retorica e molto “democratica”. «Perché non dà una chance né al bianco né al nero, anzi sarà il ragazzo di colore che aiuterà il mio Teodoro». Per il pubblico romano, venerdì sera, ci sarà la possibilità di incontrare il cast (compresa Anita Caprioli, nel ruolo di Sara) alla proiezione delle 20,30 al cinema Quattro Fontane.
ARTICOLI 2009
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