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12.11.2009

Valerio Mastandrea scopre l'amicizia con un ragazzo somalo

Valerio Mastandrea è un'icona del cinema indipendente italiano. Sono passati quasi vent'anni da quando, giovanissimo, fu scoperto da Maurizio Costanzo: un personaggio sincero, timido. A 37 anni e 57 film dopo, è uno dei nostri attori più bravi e coinvolgenti. La sua è una carriera fatta di scelte coraggiose, in particolare quella di lavorare molto con registi esordienti, in produzioni minori, dandogli una chance di distribuzione in virtù della propria presenza. «Ero esausto di recitare in opere prime e vedere i registi piangere. Mi ero ripromesso di prendermi una pausa, ma ci sono ricascato subito», ammette, parlando del film Good morning Aman, nelle sale da domani. «Claudio Noce ha un grande talento e la storia è interessante e poco retorica nell'affrontare l'integrazione e la disintegrazione sociale». Reduce dai consensi raccolti a Venezia, dove è stata presentata nella "Settimana della critica", la pellicola, co-prodotta dallo stesso Mastandrea, sarà distribuita da Cinecittà Luce in 30 copie. Molte meno di quelle che meriterebbe.
Un film costato solo 700 mila euro, che parla di immigrazione, in particolare della realtà emotiva di coloro che in Italia sono nati (immigrati di seconda generazione) o sono arrivati piccolissimi. Tra loro, in una Roma notturna e periferica, vive Aman (Said Sabrie) adolescente di origine somala. Parla un italiano perfetto, lavora in un autolavaggio e passa le serate con un amico, guardando la Capitale dall'alto di un terrazzo condominiale.
Tormentato dall'insonnia, una notte s'imbatte nell'ex puglie Teodoro (Mastandrea), quarantenne divorziato, rabbioso, che vive recluso nel suo appartamento. «Racconto la seconda generazione attraverso una storia privata», spiega il regista, «perché il pericolo della retorica era dietro l'angolo. L'elemento portante é l'identità: uno si può disgregare dalla società anche essendo italiano. Per Aman, si tratta di un romanzo di formazione: diventa uomo grazie al sacrificio di Teodoro». Noce, premiato autore di cortometraggi e documentari, ha trovato ispirazione nella storia di un altro Aman, conosciuto in una lavanderia a gettoni gestita da un immigrato, dove stava girando un documentario sul mondo del lavoro per la CGL.
Questa volta, però, il regista ha deciso di abbandonare lo stile realistico del reportage: «Ho cercato di usare uno stile molto cinematografico, legato ai miei autori prediletti: Scorsese e Cassavates». Nel cast anche Anita Caprioli, al suo quarto film al fianco di Mastandrea, dopo Tutti giù per terra, Si può fare e Non pensarci.

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