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RAI CINEMA 
07.09.2009
Valerio Mastandrea diventa produttore
"Il mio film parla di immigrazione ma da una prospettiva diversa, quella di un nero che aiuta un bianco", afferma il 34enne regista romano Claudio Noce che ha diretto la sua opera prima, "Good Morning Aman", presentata a Venezia all’interno della Settimana della Critica. Il film, prodotto da Dodo Fiori per DNA Cinematografica, in collaborazione con Rai Cinema, e distribuito da Cinecittà Luce a fine ottobre, è stato accolto dal pubblico in sala con calorosi applausi.
Già autore di documentari e cortometraggi di successo, tra cui "Gas" (2003), con Elio Germano, e "Aria" (2005, vincitore del David di Donatello e del Nastro d'Argento), Noce narra nella Roma multietnica del quartiere Esquilino l’incontro di due solitudini: un 20enne somalo e un 40enne romano carichi di rabbia e disperazione. Aman/Said Sabrie è scappato da bambino dal suo Paese in guerra e ora lavora come addetto alle pulizie in una concessionaria d’auto, sognando un altro mestiere. Teodoro/Valerio Mastandrea (che è anche coproduttore del film) è un ex pugilatore divorziato che da qualche anno vive recluso in casa, carico di sensi di colpa, rifiutando qualsiasi contatto con l’esterno.
Entrambi alla ricerca della propria identità, una da scoprire e l'altra da ritrovare, si troveranno alla fine modificati dalla loro casuale e insolita amicizia. Intorno a loro altri personaggi feriti e smarriti: Sara (Anita Caprioli) vittima di un uomo violento, l'ex moglie di Teodoro (Sandra Toffolati), gli amici dell'ex pugile.
Il progetto di "Good Morning Aman" è nato tre anni fa quando a Noce è stato commissionato per il centenario dalla Cgil un documentario sul mondo del lavoro. "Avevo individuato una lavanderia a gettone a Roma gestita da un immigrato del Bangladesh e qui ho incontrato il vero Aman - racconta l’autore - un giovane somalo che mi ha chiesto di essere intervistato. In quelle riflessioni sul lavoro e sulla mancanza di lavoro, accanto ai profili degli altri immigrati, la testimonianza del somalo sul suo arrivo a Roma da Mogadiscio all'età di 4 anni, la sua crescita a Tor Bella Monaca, la sua vita da cittadino italiano, ha ispirato la storia del film".
Ma tra questa opera prima e quel documentario, Noce ha girato "Adil e Yusuf", un'ulteriore tappa del discorso sull'identità degli immigrati delle nuove generazioni, nel quale raccontava la giornata parallela di due fratelli che litigano su un treno delle ferrovie laziali mentre vanno a Piazza Vittorio, uno a lavorare, l'altro a vagabondare.
A Valerio Mastandrea il progetto è così piaciuto che ha deciso di diventarne anche produttore associato, rinunciando al suo compenso abituale. In un primo tempo la storia era incentrata su un ragazzo di 18 anni e un uomo di 65, ma quando l’attore si è mostrato interessato al progetto il regista ha deciso subito di riscrivere il copione trasformando il personaggio in un quarantenne.
"Claudio, il regista, prima scardina i personaggi, li spolpa e poi filma quel che rimane. Così Teodoro è stato sezionato in ogni minima parte, per capire chi fosse - rivela Mastandrea - Non conosco persone che hanno tanto così male dentro di loro come questo ex pugile. Dall'inizio alla fine delle riprese ho lavorato su questo personaggio avendo come riferimento l'impossibilità di cambiare. Teodoro è il simbolo estremo di questi tempi: se sbagli non c'è pietà, ti ritrovi con pochissime possibilità sul piano umano e professionale e non ti vengono dati tempo e opportunità di cambiare".
L’attore romano spiega anche che il ragazzo somalo obbliga l’ex pugilatore a un contatto estremo con la propria emotività. "In fondo queste due solitudini s'aiutano a vicenda con l'idea di servirsi l'uno dell'altro per compiere il proprio percorso individuale: Aman per imparare a vivere nonostante le difficoltà quotidiane, Teodoro per chiudere il cerchio della sua vita".
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