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LA NAZIONE 
24.09.2009
Il mio film affettuoso
"Che cosa ci sarà di nuovo nel mio prossimo film, 'La prima cosa bella'? Sarà un film molto sincero… Beh, questa non dovrebbe essere una novità".
Paolo Virzì è di buon umore. Due mesi fa era nel pieno delle riprese del suo nuovo film, girato in gran parte a Livorno. Il film si chiama "La prima cosa bella": racconta la storia – con larghi risvolti autobiografici – di un ragazzo dagli anni ’70 agli anni ’90. Ha per protagonisti Valerio Mastandrea, Stefania Sandrelli, Micaela Ramazzotti, Sergio Albelli e molti ragazzi livornesi per la prima volta sullo schermo.
"Quando giri un film, ti senti un po’ minatore e un po’ artista, e pensi sempre che tutto è così fragile, che le atmosfere sono delicate da mantenere. Adesso sono al montaggio, tutto è già molto più definito. Poi quando vedo il mio film al cinema, o in televisione, penso che il danno è fatto, penso a che cosa potevo cambiare, migliorare, aggiustare…".
Il più livornese dei registi, quello che ha saputo mettere insieme lo spirito anarchico dei toscani “di costa” con l’anima dei romanzi ottocenteschi, dell’opera lirica, persino del fumetto, l’autore di "Ovosodo", di "La bella vita" e di "Tutta la vita davanti", è a Viareggio. Il festival Europacinema ha reso onore al suo cinema con una retrospettiva dei suoi film e con un premio. Sono venuti a Viareggio tanti suoi collaboratori e attori: gli sceneggiatori Francesco Bruni e Francesco Piccolo, l’attrice Micaela Ramazzotti – signora Virzì, nella vita – e Laura Morante, volto chic del cinema italiano migliore. La "Virzì night", era anche un addio. L’ultima di Europacinema sotto la direzione di Felice Laudadio. Ventisei anni di cinema di qualità, selezionato da un operatore culturale di primissimo ordine. Da domani, si volta pagina. Il nome del direttore del prossimo anno è un’incognita.
Virzì, che tipo di film sarà "La prima cosa bella"?
"Molto affettuoso, su un protagonista che sembra essersi rifugiato dentro una corazza priva di affetti. Un film che indaga i motivi che portano un uomo a rifiutare gli affetti. E un film che cerca di capire i modi di una sua affettuosa riconciliazione con la vita, con la sua famiglia, con la sua storia".
Qual è il conflitto centrale del film?
"Quello di una famiglia messa in crisi da una madre di una bellezza imbarazzante, e di una disponibilità un po’ frivola che mette in imbarazzo il proprio figlio primogenito, e causa certi conflitti con il marito. Diciamo che per la prima volta racconto una storia senza che prevalga l’aspetto sociale. Qui prevalgono gli elementi intimi, personali e familiari".
Bellezza può essere anche un problema…
"Può causare grandi disastri, e disparità sociali. Non ci sono soltanto i ricchi e i poveri, ci sono i belli e i brutti. E anche quella è una forma di ricchezza, un patrimonio che non tutti possiedono".
I suoi film sono esempi contemporanei di commedia all’italiana. L’elemento comico dove sarà?
"Diciamo che il fatto di essere considerato regista ‘comico’, anche quando racconto storie molto intime, o molto dolorose, mi ha sempre salvato di fronte ai produttori e al pubblico. Se si ride un po’, si va volentieri a vedere un film che ha anche dei contenuti seri. Secondo me, la comicità è soprattutto affetto. E interesse per qualcosa, o qualcuno. Altrimenti si ridacchia. E’ proprio interessandosi dei problemi di una persona che se ne può vedere l’aspetto buffo".
Cosa fa ridere nei suoi film?
"L’inadeguatezza di un personaggio di fronte alle situazioni che gli si presentano".
Il progetto di trarre un film da "Vita" di Melania Mazzucco è definitivamente tramontato?
"Sì, purtroppo sì. Mi sarebbe piaciuto molto raccontare una storia di emigrazione verso gli Stati Uniti, di italiani alle prese con l’ignoto. Ma per il momento, penso solo a questo film. E non vedo altri progetti".
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