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L'UNITA' 
14.04.2009
Quando vidi Eddie Bunker su quella poltrona...
Ora che a quattro anni dalla morte Einaudi annuncia la pubblicazione dei suoi racconti carcerari ("Mia è la vendetta") mi torna in mente l’estate del 2002 quando fui chiamato dal festival di letteratura di Roma a leggere un brano tratto da un suo romanzo alla sua presenza.
Dietro le quinte del Teatro Eliseo in molti stringevano la mano a Eddie. Ognuno aveva con sé il suo ultimo libro da farsi autografare. Si trattava di "Educazione di una canaglia", la storia di una vita vissuta ad una velocità altissima su mille strade diverse che sembravano finire sempre nello stesso posto. Un luogo chiuso, una gabbia, metaforica e non, uno spazio troppo piccolo per chi, fin dalla prima infanzia, era così pieno di rabbia, di fuoco e d’amore.
Avevo da poco finito di leggerne alcuni stralci davanti ad un pubblico molto attento. La serata era stata stranissima, piena di un’energia inafferrabile. C’era tensione prima che salissi sul palco un po’ perché l’Eliseo era stato un ripiego causa pioggia e un po’ perché Eddie avrebbe dovuto esserci e invece era rimasto in hotel. Con queste notizie ero salito sul palco emozionato e un po’ deluso. Le ho sempre temute le letture, basta un attimo di distrazione, un pensiero minuscolo parallelo, salti una riga e addio… Bisogna essere dentro quello che leggi, davvero dentro. Ed essere dentro i libri di Bunker è probabilmente la cosa più inconsapevole che ti possa capitare. È tutto così immediato, un mulinello dell’anima che ti tira giù e su e lo fa con tale intensità che a volte mi sono trovato a fermarmi per paura di non uscirne più. Si legge in apnea Bunker, respirare non serve.
UN BRUSIO DAL PUBBLICO
di quella lettura quando ho sentito un brusio dal pubblico… non dovevo voltarmi indietro, non potevo, ma il brusio cresceva fino a diventare una vera e propria eccitazione. È durato tutto pochi secondi. Neanche il tempo di arrendermi e guardare la platea che il rumore delle tavole del palcoscenico, calpestate piano ma pesantemente mi fece girare la testa. Dietro di me sotto una fotografia immensa di Bunker proiettata su uno schermo c’era una poltrona rossa e sulla poltrona rossa c’era seduto lui. Smettere di leggere era d’obbligo, come lo era scostarsi dal leggio e fargli prendere un applauso ma forse è stata la faccia da bambino emozionato che avevo a lusingare Eddie che dopo un breve cenno del capo mi ha indicato e mi ha detto..."Go on..", due parole soltanto due.
Se mi avesse detto la stessa cosa davanti ad un burrone con sotto uno stagno pieno di coccodrilli forse avrei eseguito ugualmente.
COME UN VECCHIO PARENTE
Poi la fine, lui che si alza con fatica mi viene incontro e mi abbraccia come un vecchio parente emigrato all’estero che non vedevo da anni. Non dice nulla e io mi fisso a guardare quella faccia che aveva vissuto due vite, forse tre. Credo che conoscere uno scrittore sia un’emozione molto particolare. Un libro lo leggi da solo, tu e le tue giornate, tu e il tuo tempo. E uno scrittore è come il tempo, è impossibile conoscerlo. Io lo stavo sfiorando in quel momento e su quel palco... era incredibile.
Avevo anch’io un libro da farmi autografare. Era "Cane mangia cane". Ed era quello che mi aveva fatto conoscere Bunker e la sua vita. Ne avevo anche un altro, una copia di "Educazione di una canaglia", era per un amico che era finito nello stesso posto da cui Eddie aveva strillato forte la sua voglia di libertà. Quando gliel’ho dato in mano spiegandogli per chi fosse i suoi occhi hanno cambiato grandezza. Sono diventati sottili e mi hanno fissato, fermi e profondi.
"Walk slowly and drink lot of water..time will pass". Cammina piano e bevi tanta acqua..il tempo passerà. Questo aveva scritto. Un altro abbraccio e l’ho visto allontanarsi. Anche lui camminava piano... pianissimo.
di Valerio Mastandrea
ARTICOLI 2009
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