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24.02.2009

Un tuffo in piscina per imparare a vivere

Arrivato al suo ottavo lungometraggio, dopo una pausa creativa che lo ha visto aprire una libreria di cinema ed essere uno degli animatori del gruppo dei Centoautori, Giuseppe Piccioni ritorna con "Giulia non esce la sera". E l’autore non rinuncia, come ha già fatto in film precedenti, a scandagliare la sfera privata dei personaggi che racconta con tanto di rimando metaforico alla società attuale.
Interpretato da Valerio Mastandrea e Valeria Golino, stesso nome nella vita, stesse iniziali nei nomi dei loro personaggi nel film: Guido e Giulia. Il primo è uno scrittore di successo, che con il suo ultimo libro, ‘Dettagli’ – che tutti gli confessano di avere iniziato ma non finito – entra nella cinquina dei finalisti di un prestigioso premio letterario. Mentre è alle prese con gli impegni che la candidatura del suo romanzo comporta, inizia a frequentare una piscina e decide di imparare a nuotare, realizzando un desiderio che coltivava da tempo. La sua istruttrice di nuoto è Giulia, una donna tanto affascinante quanto ombrosa e indecifrabile. Tra i due nasce una relazione che da subito però rivela delle zone oscure. Perché Giulia nasconde un segreto, e un passato pesantissimo.
A Roma per presentare il film regista e attori si confessano. Hanno discusso molto sulla sceneggiatura di questo film, e lo si capisce dal fatto che non hanno le stesse opinioni riguardo ai personaggi. "Giulia non esce la sera" è sicuramente una delle pellicole più personali di Piccioni, che come afferma lui stesso: “Nasce in seguito ad un momento in cui a livello creativo non sapevo che strada prendere. Proprio come il protagonista ho iniziato a frequentare una piscina e quello che mi ha colpito è l’atmosfera che si crea, la dimensione in cui sprofondi quando entri in acqua. A differenza di molti altri sport, il nuoto è solitario, non parli con gli altri e sei come scollegato con il mondo esterno. Questo ovviamente è solo l’incipit di tutta la storia che racconta poi il film, ma ci tenevo a dirlo, perché non vorrei che l’acqua fosse vista in senso analitico o simbolico, ma proprio come punto di partenza”.
Domanda: Quanto è stato difficile mettere a fuoco uno scrittore, un intellettuale, il suo Guido Montani?
Giuseppe Piccioni: “Abbastanza perché io e Federica Pontremoli – che ha scritto il film insieme a me – volevamo essere liberi al 100%. Non ci interessava raccontare l’ambiente letterario ma volevamo lasciarci andare nel parlare della vita segreta e nascosta di un artista. La vita di penombra e di tentativi sempre in bilico tra l’ambizione, il non riconoscerla fino in fondo, e il desiderio di vivere. E poi volevamo anche una totale libertà a livello visivo, mi riferisco a quando diamo vita ai personaggi che Guido crea con la sua fantasia di scrittore. La difficoltà consisteva nel non scadere in qualcosa di prevedibile, in un cliché, volevamo fare l'inaspettato”.
Domanda: Valerio Mastandrea come è entrato nel personaggio di Guido Montani?
Valerio Mastandrea: “Io a differenza di Valeria Golino" afferma l’attore "sono arrivato a sceneggiatura terminata. Mentre Valeria è stata coinvolta prima nella costruzione del personaggio. Comunque abbiamo discusso moltissimo sul copione. E devo dire che Guido Montani mi ha dato la possibilità, direi la grande occasione di mostrare, attraverso un personaggio come lui, tante cose che non mi piacciono per niente del nostro Paese”.
D: Ci potrebbe spiegare meglio che cosa intende con questa affermazione…
VM: “Premettendo"  continua Mastandrea "che io amo moltissimo interpretare personaggi che non condivido. Non dico che è il tratto distintivo della mia carriera, ma, è capitato spesso. Guido è uno di questi, è una persona sensibile, pieno di sfumature che mi piacciono molto, ma è anche l’emblema dell’intellettuale che si perde nella vita. Se la vede scorrere davanti agli occhi e non fa mai un gesto per cambiare ciò che non va. E’ un uomo che – almeno in apparenza ha tutto – moglie, figlia, una carriera, dei soldi, una bella casa. Incontra Giulia che ha bisogno di lui e non va fino in fondo. Quindi il suo malessere lo vedo più come un vezzo che rispecchia l’elettorato di un certo ceto politico. Quando lui dice a Giulia: ‘Io non so nuotare ma so stare a galla. E non mi porterai a fondo nemmeno tu’. E’ ambivalente. Da un lato le dice: aggrappati a me per non annegare ma dall’altra è anche l’ammissione che lui, qualsiasi cosa succeda, andrà avanti. Cascherà in piedi. Allora, io mi chiedo qual è il valore di un uomo così? Per me – a livello personale – come vivi una storia d’amore è lo specchio di come vivi la tua vita. Sono stufo di persone che non si assumono le proprie responsabilità, che non si mettono mai in gioco, che non rischiano. Perché con gente così non cambieranno mai le cose. E, ora come ora, la situazione nel nostro Paese è terrificante”.
D: Cosa risponde Piccioni a questa opinione precisa di Mastandrea?
GP: “Che per certi aspetti sono d’accordo anche se, un personaggio, non è un manifesto politico. Quindi Guido non è il rappresentante di una determinata classe sociale o di un certo tipo di persone. Concordo però con Valerio nel senso che Guido è una persona che non vive. Non si getta nel fiume della vita. Ha delle ambizioni ma le rifugge, sembra prendersela con il mondo letterario e al contempo lo asseconda. E’ anomalo. E’ sfuggente. Non ha presa sulla realtà e questo, per me, lo avvicina a Giulia. Sono due solitudini, anche se con un background completamente diverso. Sono due che si affacciano alla vita, stanno alla finestra ma non ne diventano mai dei protagonisti. Attraverso di loro ho voluto raccontare con garbo tanti piccoli orrori quotidiani che riguardano la famiglia, la solitudine urbana, la mancanza di comunità. In maniera dolce e non prepotente affronto queste brutture. In particolare essendo io un regista mi sono interrogato sugli intellettuali che non intervengono mai sul mondo. Mi appartiene il rapporto tra premio e vita vissuta: il continuo interrogarmi sul mio valore. Guido è metafora di tutto questo, molto probabilmente vorrebbe uscire da se stesso e vivere. Arrivare ad una esistenza autentica. Ma non ce la fa”.

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