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25.02.2009

Valeria e Valerio, amore e guerra

Si è preparata studiando filosofia, ha frequentato un carcere femminile, "ho fatto tutto quello che odio: dieta, ginnastica, tre volte a settimana in piscina". E poi, dopo sei mesi di inferno, "abbiamo cominciato a girare. È stato estenuante: non mi vergogno a dire che sono arrivata a chiedere il licenziamento": così Valeria Golino ha ricordato il turbolento set di 'Giulia non esce la sera' di Giuseppe Piccioni, al cinema da venerdì, "nonostante tutto il film che mi ha offerto l'opportunità più bella e rischiosa della mia carriera".
Ancora una volta le è toccato un ruolo femminile anomalo e drammatico, scritto su misura per lei, coinvolta nel progetto prima che il copione fosse finito: "Non mi sento emarginata dal cinema italiano, non è che non mi offrano altro: la colpa è mia che accetto questi personaggi perché mi interessa recitare donne estreme, contraddittorie".
In un cinepanettone, insomma, non la vedremo mai: "Ci sono tante cose che non ho fatto perché non ho voluto e tantissime che mi piacerebbe fare. Sarei bugiarda se dicessi che non vorrei cambiare alternando con qualcosa di più leggero". In attesa di vederla con Sergio Rubini nella sua prima commedia romantica "L'uomo nero", nel film di Piccioni si toglie un piccolo sfizio: "Canto con Francesco Bianconi dei Baustelle. O meglio io miagolo, lui canta. Per fortuna la canzone è solo sui titoli di coda".
Altro affezionato ai ruoli da outsider dopo il padre psicopatico di "Un giorno perfetto", in coppia con la Golino anche Valerio Mastandrea: "Il mio è un personaggio terribile. Un intellettuale arido, rigido, chiuso nel suo mondo. Io credo che la capacità di vivere un amore dipende da come vivi la tua vita: se ti lasci scorrere tutto addosso, come fa lui, non puoi che finire in solitudine". Per lui nessuna voglia di leggerezza, anzi: "Sul set abbiamo discusso e litigato per arrivare a costruire esattamente quel genere di persona di cui nella vita sono stufo e che detesto".

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