VALERIO MASTANDREA - sito non ufficiale www.valeriomastandrea.com  
ARTICOLI 2009
QUICK MENU':
MAIN MENU':
  INTRO
  CINEMA
  CORTI
  TEATRO
  MUSICA
  LETTURE
  SPOT
  DVD
  PREMI
  VIDEO
  LINK
  CREDITI

   IL RIFORMISTA   

25.02.2009

Mastandrea interpreta il nuovo conformismo

A Valerio Mastandrea, classe 1972, romano DOC, cresciuto alla Garbatella piace interpretare personaggi che non condivide. Dice proprio così presentanto "Giulia non esce la sera", il nuovo film di Giuseppe Piccioni nel quale incarna a sorpresa uno scrittore di medio successo e di mediocre qualità, tal Guido Montani entrato nella cinquina finale di un premio prestigioso (ribattezzato Malaspina ma allude allo strega). Il fatto è che a Mastandrea gli intellettuali stanno proprio sulle scatole, "anche se hanno sensibilità affini alle mie" con l'eccezione di Pier Paolo Pasolini uno che - a suo giudizio - si sporcava le mani e sapeva assumersi le proprie responsabilità.
Di Guido Montani non gli piace quasi niente. Lo preferisce al marito ossessiovo e violento di "Un giorno perfetto", che alla fine sparava ai suoi figli, ma lo ascrive ad una categoria detestabile perchè galleggia sulla superficie della vita, non si impegna, non partecipa "possiede tutti i vezzi di un certo tipo di intellettuale. Se le cose vanno male in Italia è anche colpa loro, che non fanno politica ma formano l'elettorato di una politica detestabile".
Vicino a Rifondazione, e non nè fa mistero, l'attore sta vivendo professionalmente un momento di grazia. Film come "Notturno Bus", "Non pensarci", "Tutta la vita davanti", appunto "Un giorno perfetto" lo hanno portato sulla cresta dell'onda in ruoli di rilievo. Adesso esce "Giulia non esce la sera", e intanto ha partecipato, anche se in una particina, al sontuoso musical hollywoodiano "Nine" in parte girato a Roma e dintorni.
Difficile giocare al "chi è chi" nel caso di Guido Montani. Magari qualcuno vi riconoscerà un Sandro Veronesi più giovane o un Niccolò Ammaniti più maturo e di sicuro la ricostruzione dell'ambiente letterario, tra interviste contraffatte, favori agli agenti e simil Bellonci incuriosisce perchè poco frequente al cinema. Anche se poi il film di Piccioni, che all'inizio doveva chiamarsi proprio "Il premio", va da un'altra parte. Guido, per dirla come il cineasta Ascolano che non firmava una regia da "La vita che vorrei" del 2004 "vorrebbe non essere ambizioso ma lo è, pubblicamente dichiara di non pensare al successo ma accetta, lamentandosene, di fare tutto ciò che gli viene proposto come necessario, si vanta di non credere ai premi ma non al punto di disinteressarsene".
Così semplicemente non sceglie. "Così come probabilmente non ha scelto la vita che conduce, la casa in cui abita, forse nemmeno l'idea di fare quel mestiere: la sua tragedia è quasi invisibile, silenziosa" aggiunge Piccioni. Il quale, a differenza di Mastandrea ritiene che "se il personaggio diventa testimonianza di un valore, allora finisce la drammaturgia: sennò che dovremmo dire dell'"uomo del banco dei pegni"?
Marito, svogliato e padre distratto, Guido è un uomo con poche qualità. Però, sostituendo la figlia che non vuole più prendere lezioni di nuoto, conosce il piscina l'insegnante scontrosa ed affascinante, la Giulia del titolo, ovvero Valeria Golino. Giulia non esce la serà perchè è in libertà vigilata dopo aver ucciso l'uomo per il quale lasciò marito e figlia ora adolescente. Di notte dorme in carcere.
Il film, ambizioso e divagante, racconta l'incontro di queste due anime in pena: lui ama descriversi come "uno che sa stare a galla", lei non si perdona, dice "non ho diritto a niente". Entrambi proveranno a percorrere un tratto di strada insieme, ma è una speranza illusoria, la tragedia è in agguato.
Per i film italiani, anche quelli commercialmente appetibili, non è un buon momento: sia "Italians" che "Ex" hanno incassato meno del previsto. "Per sopravvivere in questo mercato, nel comune sentire delle persone, bisogna mettersi tutti in discussione, anche voi giornalisti" teorizza Piccioni, invocando il sostegno della stampa "Perchè un film così difficile ha il diritto di cittadinanza nei contenitori televisivi.
Pare che, sul set e ancora prima in fase di scrittura del copione, Valerio Mastandrea e Valeria Golino abbiano vivacemente discusso dei rispettivi personaggi. Sullo schermo funzionano bene, più lei che lui in verità. Ma non deve essere stata una passeggiata, ad ascoltarli mentre battibeccano davanti ai giornalisti, un pò per scherzo un pò no sotto lo sguardo del regista. La cui frase preferita recita "La felicità è la tristezza che fa le capriole".

ARTICOLI 2009