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25.02.2009

Amore e libertà vigilata

Giulia (Valeria Golino) è una donna in carcere colpevole di omicidio, Guido (Valerio Mastandrea) è uno scrittore dal discreto successo. Niente in comune fra i due? Allora perché, appena i loro occhi si incrociano, si “sentono” uno nell’anima dell’altra? Il motivo è basilare: entrambi hanno l’esistenza bloccata. Lei perché vive reclusa e tormentata dal rimorso, non tanto per aver ucciso un uomo che la voleva lasciare, quanto perché era quello per il quale aveva abbandonato marito e figlia, che da allora non la vuole più vedere, che l’ha cancellata. E lui? Lui ha semplicemente paura. E la paura, si sa, mangia la vita... Con Giulia non esce la sera, Giuseppe Piccioni torna dietro la macchina da presa a cinque anni da La vita che vorrei, lanciando una coppia inedita (Golino - Mastandrea) molto intensa e particolarmente riuscita.
Il film, prodotto da Lionello Cerri con Rai Cinema e interpretato anche da un’efficace Piera Degli Esposti, sarà nelle sale da venerdì con 01, in 180 copie. «Un dramma leggero», lo definisce lo stesso regista, «in cui Giulia è l’ombra di Guido. Anche lui sembra essere in libertà vigilata, con la differenza che, lei almeno ha dissipato la sua vita, mentre lui non sceglie. Mai. Non che sia un uomo apatico, anzi. È sposato con una donna molto bella (Sonia Bergamasco), ma non la ama affatto; ha paura delle malattie; nutre ambizioni, ma sembra volerle sfuggire al tempo stesso; si innamora di Giulia ma non riesce a fermarla, come nella canzone di Richard Anthony che ascolta sempre, quasi “sperando” in un finale diverso. Cerca di essere trascinato da qualcosa, ma in realtà non esce mai dalla sua solitudine. Se non quando prende contatto con la figlia adolescente».
Quanto a Giulia, lei non esce la sera perché vive in carcere, ma tutti i giorni insegna nuoto in una piscina. Ed è lì che Guido la incontra. «La piscina - spiega ancora Piccioni - è un luogo particolare, sospeso, coltiva l’illusione della leggerezza e, anche quando è affollato, si è soli». Valerio Mastandrea non nasconde la totale distanza con il suo personaggio: «Non è la prima volta, anche Ferzan Ozpetek in Un giorno perfetto mi ha affidato il ruolo di un uomo tremendo... È vero che Guido e Giulia sono entrambi soli, ma lei ha fatto le sue esperienze, anche se negative, mentre lui fa della sua sofferenza quasi un vezzo. Credo che Guido sia una persona arida, incapace di farsi sconvolgere la vita o di prendersi una responsabilità.
Valeria Golino, per la fiducia nel regista, ha accettato la parte prima ancora di leggere la sceneggiatura: «Dopo, però, sono stata nel carcere femminile di Velletri, dove ho incontrato diverse detenute. E mi sono serviti davvero tanto perché, anche se il film non parla della prigione, lì ho capito che aria doveva avere Giulia, da dove veniva», racconta l’attrice, che chiude l’opera di Piccioni con la sua inconfondibile voce, cantando il brano dei Baustelle, sui titoli di coda.
«I personaggi della storia - conclude Piccioni, che firma la sceneggiatura con Federica Pontremoli - sono anche un’occasione per dire che, secondo me, nel nostro Paese deve passare la fase in cui gli intellettuali fanno gli opinionisti invece di impegnarsi per cambiare il mondo».

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