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25.02.2009

Io, un'assassina perchè amo i ruoli estremi

Guido è uno scrittore che vive con un misto di distacco e imbarazzo il successo. Sposato e con una figlia adolescente, usa la scrittura come barriera con il mondo che lo circonda. A un corso di nuoto incontra l'istruttrice Giulia, enigmatica donna che lo affascina e di cui spesso scopre il segreto: è un'assassina il libertà vigilata, che esce di carcere solo per lavorare alla piscina e che la sera torna in cella. Tra i due nasce una impossibile storia d'amore. Ecco la storia di "Giulia non esce la sera", il nuovo film di Giuseppe Piccioni interpretato da Valeria Golino e Valerio Mastandrea. In uscita venerdì, distribuito da 01 in circa 200 copie, il film è interpretato anche da Sonia Bergamasco, Piera Degli Esposti, Antonia Lisko0va e dai giovannissimi Jacopo Domenicucci e Domiziana Cardinali.
"Dopo "La vita che vorrei" ho provato forte invidia per il ruolo che Piccioni aveva creato per Sandra Ceccarelli; perciò, quando ha cominciato a scrivere questo film e me ne ha parlato, ho accettato subito la parte, prima ancora che fosse definita", racconta la Golino, che per quattro o cinque mesi, molto intensi, ha seguito la nascita della sceneggiatura. "A poco a poco - aggiunge - il regista definiva il personaggio e il suo linguaggio, lo asciugava, gli toglieva colore, lo scarnificava, fino alla Giulia che è arrivata sullo schermo. Io mi fidavo, perchè conoscevo il suo modo di guardare all'universo femminile senza fretta, creando personaggi che possono ispirare tenerezza ed essere agghiaccianti al tempo stesso".
L'attrice napoletana, che si esibisce anche come cantante nei titoli di coda della pellicola, interpretando "Piangi Roma" dei Baustelle, autori della colonna sonora del film, si è sottoposta a un lungo lavoro preparatorio per questo ruolo: "Un mese e mezzo prima dell'inizio delle riprese sono andata un paio di volte nek carcere femminile di Velletri perchè, anche se questo non è un film sul carcere, dovevo interiorizzare dove fosse Giulia quando non si vede in scena e ho scoperto un mondo molto più umano di quanto pensassi. La cosa più difficile, invece, è stata la preparazione fisica: sono stata costretta a fare ginnastica e andare tre volte la settimana in piscina".
Ma lo sforzo, oltre a renderla plausibile nel ruolo, serviva anche ad avvicinare l'attrice alla visione del regista, che proprio in piscina s'è reso conto di come il nuoto sia uno sport che non permette il dialogo con gli altri e ha deciso di fare incontrare i due personaggi proprio in quell'ambiente.
"Questi personaggi - spiega Piccioni - sono l'occasione per dire molte cose, che secondo me non vanno bene in questo paese. Per ragioni diverse sono creature che non vivono, stanno alla finestra, lei perchè la vita l'ha dissipata, lui perchè ne ha paura. Sono una un'ombra dell'altro"
Concorda Valerio Mastrandrea ricordando che "ci sono fin troppi intellettuali che hanno paura di agire, di prendere posizione e che vengono meno al loro compito primario. Guido non mi piace, nè mi assomiglia, per questo mi è piaciuto interpretarlo".

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