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SOLE 24 ORE 
31.08.2008
L'oscura tela di Ozpetek
Destini tracciati e fatali. Personaggi come insetti su una tela di ragno. Irrimediabilità dei comportamenti umani e i loro effetti. Il romanzo di Melania Mazzucco, da cui Ferzan Ozpetek (con la collaborazione di Sandro Petraglia alla sceneggiatura) ha tratto un "Un giorno perfetto", il primo dei quattro italiani in competizione, è un organismo geometrico fondato su unità di tempo e di luogo (Roma, 24 ore), un contenitore rigido dentro cui si ingarbugliano i fili della storia. I destini sono quello di Emma, nel film Isabella Ferrari, bonona piccolo-borghese che, paradossalmente 2perfetto" del titolo, perde il lavoro, della figlia adolescente Valentina, che incontra un ragazzo che le piace, e del più piccolo Kevin, emblema della fragilità 8picchiato nei bagni dai compagni per una storia di figurine), che va alla festa di compleanno dell'amichetta ricca. che è poi la figlia del senatore a cui il padre (Valerio Mastandrea), da cui Emma si è separata, fa la guardia del corpo.
Il film di Ozpeteck, a lui proposto da Domenico Procacci patron della Fandango, si apre con uno sparo. L'ineluttabilità della tragedia c'è fin da lì. A ritroso, allora, si ripercorrono i destini tracciati e fatali dei protagonisti. Dal momento in cui Stefania Sandrelli, la nonna dove Emma e i nipoti si sono rifugiati, nomina un aquilone sappiamo che l'aquilone tornerà in gioco. Quando Monica Guerritore, professoressa di Valentina, fa leggere in classe Umberto Saba, "L'umana vita è oscura e dolorosa", sentiamo che il verso è posto a epigrafe della vicenda. E osservatrice quasi muta degli esiti tragici verso cui si incamminano i personaggi è angela Finocchiaro. a lei è appaltato lo sguardo pietoso tanto verso i poveri come verso i potenti ma infelici. A lei, personaggio
alla "Arriaga" (regista del film passato in concorso ieri, "The burning plain"), sceneggiatore con il marchio di fabbrica. trame invisibili legano i nostri destini, non importa quanto lontani essi ci sembrino nel tempo e nello spazio. E, sempre, tutto torna. Lo spazio, in "Un giorno perfetto", è Roma, e Ozpeteck fa un uso non scontato della città: periferie miserabili e vecchi quartieri centrali, scalcinate torri alveari e appartate residenze dei ricchi. La Roma dell'imbroglio politico e la miseria del cemento armato, interni borghesi e stazioni della metro. Ci sono le vie pulite dei negozi di lusso e l'archeologia industriale dell'ex mattatoio al Testaccio, i palazzi-prigione e i palazzi storici. "Volevo mostrare la Roma che sta cambiando", ha detto Ozpeteck. "Il Testaccio così non lo vedrete più".(....)
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