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   PRIMISSIMA   

30.08.2008

"Un giorno perfetto" parlano l'autore e gli attori

All’incontro con gli interpreti di "Un giorno perfetto" (dal 5 settembre nei cinema distribuito da 01 Distribution, film al quale Primissima ha dedicato la copertina di settembre, di Ferzan Ozpetek, primo film italiano in concorso passato alla 65° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il clima è rilassato e disteso. Ci sono tutti: i due protagonisti, Antonio/Valerio Mastandrea e Emma/Isabella Ferrari, Adriana/Stefania Sandrelli la madre di Emma, Mara/Monica Guerritore insegnante della figlia di Emma, Maja/Nicole Grimaudo moglie del politico a cui fa da scorta Antonio, Aris/Federico Costantini il figlio del politico, Valentina e Kevin i due giovani attori, figli di Emma e Antonio, ovvero Nicole Murgia e Gabriele Paolino. Oltre a Serra Yilmaz, amica di Ozpetek e presente in ogni suo film che, in questo caso, si accontenta di un cameo nei panni di una gelataia.
"Un giorno perfetto", tratto dal romanzo di Melania Mazzucco, racconta la passione tragica fra Antonio ed Emma, sposati, due figli, una storia d’amore che precipita prima nella separazione e poi nell’incubo. Una storia di violenza famigliare estrema, alle quali purtroppo siamo abituati dai numerevoli fatti di cronaca che ci circondano. Intorno ai due protagonisti girano le storie di tutti coloro che incrociano i destini con Emma e Antonio in un palcoscenico di una Roma, frenetica e inquietante che anticipa la tragedia e la violenza che sottende tutto il film. "Un giorno perfetto" racconta con commozione e pietà, una storia d’amore che diventa feroce e mette in scena mondi lontani che si intersecano come in un giallo. “Volevo raccontare un sentimento d’amore forte – ci dice Ozpetek – che finisce in tragedia. Nel senso che mi preme anche sottolineare che comunque desiderare un’altra persona in questo modo così totale mi affascina molto, qui non si capisce chi è la vittima e chi è il carnefice, alla fine si confondono, e il carnefice è solo la vita che li porta a compiere azioni gravi. Però lo spettatore guarda e cerca di capire. Sui giornali leggiamo notizie di ‘mostri’ che uccidono e fanno cose tremende, nel film invece sono rappresentati gli stati d’animo di questi ‘mostri’ che sono persone come noi”.
Cominciamo quindi con Valerio Mastandrea, ovvero Antonio, l’uomo ossessionato dalla perdita della moglie Emma avvenuta dopo la separazione. Cosa ha provato quando ha letto il copione e come ha lavorato al personaggio?
Valerio Mastandrea: “Quando ho letto la sceneggiatura ho pensato immediatamente che fosse un personaggio importante da interpretare per un attore e che mi avrebbe offerto l’occasione di confrontarmi con un ruolo tragico ed estremo come mai mi era capitato fino ad ora. Quando abbiamo iniziato a girare io ho preso però le distanze da Antonio, nel senso che mi sono completamente lasciato guidare da Ferzan – che è bravissimo nel lavoro con gli attori – e anche da tutti gli attori che mi circondavano. Ho cercato solo di pensare ad interagire con loro perché se mi focalizzavo sul mio personaggio tendevo a giudicarlo, a condannarlo. Non ho letto il romanzo di Melania Mazzucco prima di girare il film, volutamente. Volevo iniziare questa esperienza solo con le idee che mi ero fatto tramite la sceneggiatura e volevo pensare solo in termini cinematografici e non letterari. Avevo già tante informazioni sul mio personaggio non volevo aggiungerne altre che mi sarebbero, ovviamente, arrivate dalla lettura del romanzo”.
Stefania Sandrelli interpreta Adriana, la madre di Emma, e come Ozpetek ha già detto varie volte il personaggio è stato molto modificato rispetto a come viene descritta nel romanzo. Il regista si è immaginato che Adriana sia la stessa Adriana del film di Antonio Pietrangeli "Io la conoscevo bene" che, a differenza della pellicola del ’65, non si è suicidata ma ha avuto una figlia, Emma, e ora vive nella periferia di Roma facendo i tarocchi.
Cosa ha pensato Stefania Sandrelli di questa idea di Ozpetek?
“L’ho trovata una idea bellissima anche se io non ho vissuto il mio personaggio in "Un giorno perfetto" pensando all’Adriana di Pietrangeli. Anche perché nel film di Ferzan ho un ruolo piccolo, non sono di certo la protagonista. Però l’ho presa come una premessa, un tacito accordo che mi ha proposto lui e che io ho trovato interessante. Per me Adriana nel film di Ferzan è una rilettura di Emma e viceversa, sono speculari. Quello che lei è stata lo si può rivedere in Emma, sua figlia, e, con questi presupposti, il gioco con il film di Pietrangeli regge perfettamente”.
Aggiunge a questo proposito Isabella Ferrari ovvero Emma:
“Questa idea di Ferzan legata a "Io la conoscevo bene" mi ha aiutato moltissimo ad entrare nel mio ruolo. Intanto perché prima di girare mi ha suggerito di rivedere con attenzione il film di Pietrangeli e io l’ho fatto. E poi personalmente avendo amato moltissimo il romanzo non avevo pensato in un primo momento a questa ipotesi ma poi rileggendolo è proprio vero che la madre di Emma ricorda tantissimo la giovane ragazzina piena di speranze e voglia di sfondare come attrice di quel capolavoro di film del 1965. Inutile dire che in quella parte Stefania Sandrelli è stata di una bravura che ha fatto scuola”.
Monica Guerritore è Mara, insegnante di Valentina la figlia di Emma, che nella storia accompagna la donna in una lunga camminata notturna nel centro di Roma mentre si compie la tragedia. Due solitudini che si incontrano e si aiutano. “Sì è così – afferma la Guerritore -. Mara è un personaggio del quale non sappiamo quasi nulla ed è stata una bella sfida dare vita, in poche scene, ad una donna che è solo un riverbero. Una della quale non sappiamo nemmeno il nome, se non perché alla fine, lei – esplicitamente – chiede ad Emma di pronunciarlo. Come per affermare la sua esistenza e la sua identità. Un’esperienza importante per me. Dopo tanti anni di teatro, torno al cinema, con Ozpetek che ammiro molto e con un personaggio che deve esprimere tutto attraverso gli sguardi. Un po’ quello che è successo con "La Lupa", il film che mi ha dato più notorietà, e nel quale parlavo davvero molto poco”.
Nel film due uomini hanno una scena di pianto molto forte ed impegnativa. Perché a Ferzan Ozpetek piace far piangere gli uomini nei suoi film?
“Perché trovo che piangere sia importantissimo e racconti molto di noi. Quindi ho fatto piangere Raoul Bova ne La finestra di fronte e anche Pierfrancesco Favino in Saturno contro, tanto per fare degli esempi. E’ bello per me vedere un uomo piangere, lo considero un evento positivo e non negativo. Si dice sempre che il pianto è legato alle donne, forse in parte è vero, ma dato che io penso che le donne abbiano qualcosa in più degli uomini dò ai miei uomini sempre qualche cosa di femminile. E non fraintendetemi questo non ha niente a che vedere con l’essere gay di alcuni miei personaggi ma esclusivamente con il mio modo di vedere e vivere i sentimenti, quelli veri”.

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