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03.04.2008

Intervista a Valerio Mastandrea

Ha veramente poco dell'attore di successo, la sua simpatia e affabilità, il suo non atteggiarsi mai a uomo di spettacolo, un certo anticonformismo, lo rendono particolarmente  interessante per il suo interlocutore. Ed ecco che questa intervista rilasciataci in occasione dell'uscita di Non pensarci, il film che ha riportato Gianni Zanasi alla regia dopo anni di silenzio, dimostra appunto il suo non essere assolutamente omologato in un ruolo.

Domanda: Con questo film si dimostra che si può fare del cinema a bassi costi e ottenere dei risultati eccellenti.
Valerio Mastandrea: Non è facile, ma è sicuramente possibile fare dei buoni film contenendo i prezzi. Io poi ho una particolare stima per Zanasi, tutto quello che fa è buono e mi interessa. E poi è importante riuscire a creare un gruppo affiatato e per questo film c’erano tutte le premesse perché lo fosse. Molti di noi sono amici da tempo e lavorare insieme è stato bello. Insomma si è creato un clima positivo. Zanasi è speciale, richiede tantissimo dagli attori, come richiede tanto da se stesso e si butta dentro il film che sta girando e tutti vengono spinti a fare lo stesso. E poi lascia grandissimo spazio agli attori pur richiedendo anche molto rigore e molto lavoro.  
D: Non pensarci ripercorre una strada che ha dato molto al nostro cinema, la cosiddetta commedia all'italiana, che però negli ultimi tempi non è sempre stata all'altezza di una tradizione importante.
VM:Da qualche tempo, e i miei ultimi film lo dimostrano, dei registi bravi si sono impegnati proprio su questo terreno. Direi che molti altri dovrebbero lavorare per portare sullo schermo l’Italia di oggi, ce n’è molto bisogno e farlo in modo divertente può far passare meglio certi discorsi. Un film divertente può essere meglio accolto dal pubblico che può poi ragionare su quello che ha visto. Bisognerebbe fare quello che hanno fatto grandi registi negli anni della grande commedia all’italiana: hanno mostrato l’Italia per quella che era e sono riusciti a fare dei grandi film, grandi commedie negli anni cinquanta e sessanta. Nel dopoguerra c’erano problemi seri, come ce ne sono oggi, la situazione allora, come ora, non era facile.
D: Forse però lo spirito era diverso.
VM: Sì c’era tutto da ricostruire e c’era anche molto entusiasmo e molta voglia di fare.
D: Questo film è stato accolto benissimo dalla critica a Venezia, ha ottenuto anche dei premi, e ora c'è molto interesse da parte del pubblico, soprattutto quello giovane. Ma il problema spesso è la distribuzione: come lo avete risolto?
VM: Il film è stato accolto molto bene dalla critica, al di là delle migliori speranze e vedo che appunto c’è molta attesa in giro. Quando lo abbiamo presentato a Venezia non avevamo ancora una distribuzione, poi invece abbiamo avuto come distribuzione la 01 e il film è stato acquistato in un un sacco di Paesi e sarà in Italia in 200 sale, quindi non c’è proprio da lamentarsi.
D: Parlaci del tuo personaggio, il protagonista di Non pensarci.
VM: Stefano è un ragazzo che ha superato da un pezzo i trent’anni e che sa fare bene una sola cosa, suonare. Ma che è entrato in crisi perché dopo un periodo di successo adesso gli sembra di non avere più niente, poca aspirazione, una fidanzata che l'ha mollato  e si ritrova a suonare con ragazzi molto più giovani di lui. Allora torna a casa pensando di avere un sostegno e invece scopre che tutto il resto della sua famiglia è messo peggio di lui. Di sicuro è un po’ sgangherato, ma cerca di mettersi a fare qualcosa perché vede naufragare la sua famiglia in un mare di problemi e proprio la distanza tra quello che è e quello che si costringe a fare risulta molto divertente.
D: La storia del film si svolge a Rimini, ma tu hai un accento romano inequivocabile...
VM: Zanasi non ha dato nessuna indicazione, anzi gli stava bene così. Il film non vuole essere lo specchio di una particolare situazione, ma un po’ in generale di tutte le cittadine italiane. Si parla della provincia, ma non quella che appare tanto spesso nelle cronache nere dei giornali. Infatti Gianni ci è venuto a prendere un po' da tutte le parti, da Roma, da Udine, dalla Svizzera, da Busto Arsizio... Insomma non ci siamo proprio posti il problema che il film era girato a Rimini, perché non si voleva parlare di una famiglia riminese, ma di una situazione critica che può essere di ogni famiglia e ovunque.
D: Hai fatto anche un po' di televisione, ma in programmi piuttosto particolari...
VM: Sì ho fatto qualche trasmissione televisiva, l'ultima mia presenza in televisione su RaiTre è stato il Buttafuori, otto puntate di poco più di venti minuti con Marco Giallini. Davvero penso che sia importante usare questo mezzo di comunicazione così popolare, purtroppo però è difficile riuscire a far passare delle formule nuove, dei contenuti non banali e scontati, insomma mi piacerebbe fare televisione ma a modo mio.

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