Stefano Nardini, è un chitarrita rock fallito che decide di lasciare Roma
per andare a trovare la sua famiglia che vive in una cittadina di provincia.
Sicuro di trovare affetto e rassicurazione, l'uomo si troverà invece a
dovere affrontare problemi inattesi. "Non pensarci" (dal 4 aprile nei cinema
distribuito da 01 Distribution) di Gianni Zanasi ha per protagonista,
Valerio Mastandrea che con la sua aria triste, afasica, involontariamente
ironica e irresistibilmente comica regala ancor più grazia a un film che già
nasce aggraziato.
Domanda: Mastandrea che cosa l'ha attratta maggiormente di questo personaggio?
Valerio Mastandrea: "Quello che più mi ha attratto di questo personaggio è come lo ha definito
Gianni Zanasi, il regista. Ha usato due aggettivi in contrapposizione ma
efficaci: Stefano Nardini è un meraviglioso imbecille. Uno completamente
succube di certe dinamiche della vita, della società in cui si muove, però
anche ostinato nel non piegarsi. Perché Nardini è uno rigido, molto
simpatico, ma con le sue convinzioni e non è disposto a compromessi. Mi
piace molto di lui il fatto che è uno che non si è mai preso sul serio, che
non ha mai preso responsabilità individuali e che nel momento in cui ha
bisogno di qualcuno questo qualcuno gli rovescia addosso tutti i suoi
problemi. Quindi lui si dovrà occupare non solo di se stesso ma anche di chi
gli sta intorno. E non ce la fa. "
D: Quanto invece ha contato il fatto che è un chitarrista, rock/punk, ovvero
quanto c'è di suo, se c'è, da questo punto di vista? Dato che la musica
credo sia un suo grande interesse...
VM: "Io la musica la amo da morire e ha un posto importantissimo nella mia vita.
Però non sono un musicista e quindi non è che ho apportato molto di mio al
personaggio su questo fronte. Il film è molto musicale e non solo perchè il
mio personaggio è un chitarrista ma perchè la musica, di genere molto
diverso, entra proprio prepotentemente nella storia raccontata. Il film è
costruito come fosse una canzone, a volte punk, a volte classica ma non è
mai autoreferenziale. Poi quanto ci sia di me in lui c'è sempre tanto. Io
per recitare mi uso. Finchè posso e quando posso."
D: Che cosa ne pensa della scelta di Nardini della sua decisione di ritornare a
casa, dalla sua famiglia?
VM: "Ma all'inizio del film lui non credo pensi che quello sia un ritorno
definitivo, ha bisogno di aiuto e pensa alla sua famiglia. Poi viene tenuto
lì, non lo lasciano andare. In realtà lui voleva solo andare a prendersi una
boccata d'aria ma evidentemente a casa sua l'aria mancava già prima del suo
arrivo. Quello di Stefano non è un processo di ritorno a casa pensato,
consapevole, un meditare di volere tornare a casa per sempre come soluzione
per i suoi problemi e la sua vita. Tanto che non ha nemmeno una valigia con
sé. E' chiaro però che in questa sua decisione ci sta tutta la chiave e lo
sviluppo del film."
D: Riguardo invece alla genesi di Non pensarci come è andata? Voi siete
arrivati a Venezia, alle Giornate degli Autori, senza una distribuzione poi
il film è piaciuto moltissimo e si sono aperte le porte...
VM: "Non pensarci è stato realizzato in completa autonomia, con il sussidio del
Ministero, ma per il resto se lo sono prodotti Beppe Caschetto, Gianni
Zanasi e Rita Rognoni con ITC movie, pupkin production in collaborazione con
LA7. E poi per fortuna è arrivata la Mostra di Venezia dell'anno scorso,
quando è stato proiettato all'interno della sezione Giornate degli Autori,
il film ha avuto un grande successo e lì sono cominciate ad arrivare le
prime proposte dalle case di distribuzione. Per approdare poi ottimamente
con la 01 Distribution. Ora che esce nelle sale confidiamo molto nel
passaparola perché Non pensarci ha bisogno di questo tipo di sostegno."
D: Ecco Non pensarci ha questo giusto connubbio, ridi molto ma rifletti anche
molto...
VM: "Questa è la sua forza. Il fatto che al centro del film ci sia un argomento
molto forte, soprattutto da noi in Italia, che è la famiglia e quello che
significa per i suoi componenti: responsabilità, sensi di colpa, ma anche
grande affetto e sostegno, sono il materiale fondante, il tutto però
trattato in maniera assolutamente dissacrante. In maniera più leggera. Per
me la leggerezza é il metodo migliore per fare arrivare quello che pensi e
che provi. Il film è anche un affresco su una realtà italiana che è quella
di provincia, sui rapporti difficili, sui problemi economici insomma c'è
tutto dentro. C'è molta Italia dentro."
D: Senza svelare troppo trovo però che la prima e l'ultima scena del film siano
fantastiche e anche molto significative. Limitandoci all'ultima con un
Stefano Nardini che si butta dal palco sul quale sta suonando, lei che
significato gli dà? E' un suo ributtarsi nella vita?
VM: "Si può essere che si ributta nella vita, io la vedo soprattutto come una
scena sulla fiducia, si butta e per la prima volta si fida. Poi c'è un fermo
immagine quindi sul futuro non voglio dare troppe interpretazioni. Nel senso
che non so se fa bene o meno a buttarsi e fidarsi, però è come se si
liberasse e ad un certo punto dicesse: 'Ma vaffanculo a tutti!'".