Cast 'all star', da Sabrina Ferilli a Massimo Ghini, da Elio Germano a Valerio Mastandrea, per un film italiano che sceglie le corde della commedia per tornare ad essere denuncia, di un mondo, quello dei call center in particolare, e quello del lavoro in generale.
Paolo Virzì presenta con emozione e determinazione la sua ultima opera: "Siamo molto orgogliosi di un film con dentro una curiosità e una certa commiserazione per il momento storico dell'Italia".
Il cast racconta il profilo di ogni personaggio.
Sabrina Ferilli torna a recitare per la terza volta con Paolo Virzì, quali le ragioni di un connubio molto prolifico?
Sabrina Ferilli: Il coraggio viene dalle idee del regista, poi le mie scelte si basano sui buoni copioni. Sono stata lontana dal cinema perchè molti bei ruoli li hanno fatti colleghe bravissime e perchè in tv ho interpretato personaggi in piena autonomia e che mi colpivano profondamente. Penso che con Paolo ci sia una specie di sintonia che si sente sullo schermo.
Virzì, Sabrina Ferilli e Massimo Ghini sono un pò come il primo amore?
Paolo Virzì: Con Sabrina e con Massimo c'è una complicità e una purezza che li fa avvicinare ai personaggi scomodi in modo tale da renderli indimenticabili...
Virzì, "Tutta la vita davanti" è un film compassionevole verso vincitori e vinti? P.V.: È un film arentiano...Anna Arent, autrice della 'Banalità del male', nel processo ad Haichmann vede un uomo che ha vissuto Auschwitz come un ragioniere, che ha vissuto il lager con la determinatezza di chi gestisce un autolavaggio, ma che gli fa pena nella sua miseria... È anche una commedia cupa, nerissima, sull'Italia del lavoro, quella delle piccole caste e delle poche speranze anche a livello sindacale...
P.V.: È evidentemente una critica, con degli sprazzi di sereno in un cielo grigissimo del lavoro, soprattutto quello dei giovani, anche Monicelli lo faceva tempo fa. Poi ci sono spazi di solidarietà ma quelli non sono ereditati dalla società, sono nella natura dell'uomo, e nemmeno di tutti purtroppo. La solidarietà è la sola medicina alla solitudine anche del mondo del lavoro. Il lavoro se non è esperienza di relazione non è progresso e non è civiltà. Il lavoro del sindacalista che resta legato alle dinamiche delle tute blu oggi non ha senso se non si capisce che quell'epoca è finita.
Detto questo non credo che tutti i call center siano così, quello che spero è che le aziende come la multiple non trovino più spazio nelle leggi italiane...
Mastandrea, ha sentito Virzì, com'è il suo sindacalista?
Valerio Mastandrea: Il sindacalista è una persona semplice che fa un lavoro da Don Chisciotte, che non sa se avrà mai una vittoria e passa la vita a chiedere scusa. Mi hanno insegnato che andare in piazza serve a sentirsi parte di una collettività. Oggi ci sono pochi spazi per concentrare la rabbia positiva in un lavoro, e proprio questo è il dramma...
Ghini dopo "La bella vita" resta sempre 'poco raccomandabile'?
Massimo Ghini: Gerry Fumo (protagonista de "La Bella Vita") e Claudio sono molto simili; uno non voleva mollare gli anno '80, l'altro è ancora più drammatico: fa un salto nel vuoto ancora più grande. È condannato anche lui ad avere un 'capo' cui inginocchiarsi, come le operatrici del suo call center, che da lontano lo vedono come uno che ce l'ha fatta... Poi nella vita pago la mia esperienza politica di sindacalista, quindi altro che cattivo...
L'ultima parola a quella che è la vera protagonista, Isabella Ragonese...
Isabella Ragonese: Il mio è un personaggio da vera "Alice nel paese delle meraviglie", spaesata, fuori luogo nella realtà di Roma, venuta dalla Sicilia con delle idee filosofiche e sbattuta a Parco Leonardo tra centri commerciali e solitudine. Il mio personaggio ha la cortesia, la generosità e l'onestà come punti cardini dell'esistenza, è stato davvero un privilegio interpretarla.