Il quarto appuntamento con "Le giornate degli autori - Venice
Days" (30
agosto - 8 settembre) parla italiano. Su tredici film scelti, tre
rappresentano l'Italia, senza calcolare due documentari inseriti
nella
sezione "Ritratti". Un buon segno, non c'è che dire.
Anche se non è tutto
oro quello che luccica. Guardando al 2006, tutte le opere ospitate dai
"Venice
Days"csono uscite nelle sale dei paesi di produzione, tranne i film
nostrrani.
Per essere precisi, dopo un anno abbiamo visto affacciarsi "Come
l'ombra" di
Marina Spada, mentre de "L'udienza è aperta" di Vincenzo
Marra nemmeno
l'ombra. E' una delle tante contraddizioni del nostro mercato.
Come al
solito ci dobbiamo distinguere per qualche anomalia. Quindi se da una
parte
è positiva la presenza di film italiani di un certo livello,
dall'altra è
negativa la mancanza di un meccanismo automatico che renda visibile alla
comunità un prodotto nazionale. Dovrebbe appartenere al Dna di un paese.
C'è da dire che "Le ragioni dell'aragosta", nuovo
film di Sabina Guzzanti tra
i selezionati 2007, dovrebbe uscire il 7 settembre. Certo, ma si parla
di
Guzzanti. "Sono soddisfatta di questo prodotto per la sua
innovazione
drammaturgica, sembra un documentario ma non lo è - sostiene la regista
già
a Venezia due anni fa con "Viva Zapatero!"- è emotivamente
coinvolgente,
malinconico e ironico. E' un esperimento sull'agire, sulla
difficoltà di
aggregarsi, sulla capacità di trovare fiducia nel proprio lavoro, nelle
proprie azioni, la politica non viene in soccorso, anzi, non troviamo
nessuno che ci rappresenti veramente".
E sulla solitudine di chi vorrebbe cercar di cambiare le cose si
interroga
anche "Non pensarci" di Gianni Zanasi con Valerio Mastandrea
nei panni
di un rocker fallito. "Si tratta di una commedia che ha qualcosa
da dire
senza farlo pesare troppo agli spettatori, dichiara il regista fermo da
anni, fornendoci un quadro a dir poco amaro del nostro paese.
L'altro
italiano che si potrebbe aggiudicare il Label Europa Cinemas, cioè la
distribuzione in 1689 schermi di 55 paesi, è "Valzer" di
Salvatore Maira.
Un unico piano sequenza che si snoda fra le scale, le stanze, i
corridoi, le
cucine di un grande hotel torinese. "Un progetto nato dal
desiderio di
scardinare i generi e la struttura del cinema classico. Volevo far
saltare
la grammatica del montaggio", afferma il regista.