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   IL MESSAGGERO   

02.08.2007

Virzì, il mio call center e l'Italia del precariato

ROMA - L'incontro è tra le postazioni futuribili di un call center «che sembra di trovarsi a Zurigo» dice divertito Paolo Virzì e invece siamo nell'ala nord dell'asettica architettura della nuova Fiera di Roma dove è un'impresa incontrare anima umana. Solitaria ma funzionale, distaccata eppure così "ponte" verso il futuro, proprio come la storia interiore di Tutta la vita davanti, titolo provocazione del nuovo film di Virzì giunto alla quarta settimana di riprese, nelle sale da febbraio 2008 targato Medusa Film e Motorino Amaranto: «Uno sguardo vigile e allo stesso tempo innocente sull'Italia di oggi e in particolare su quella del lavoro giovanile. Rischiano di cadere governi sugli scaloni, un'ipocrisia davanti a milioni di ragazzi che la pensione non l'avranno mai - dice Virzì -. Il call center della Multiple dove si svolge un terzo del mio film è lo specchio in scala della società del lavoro. Decine di persone sedute alle loro postazioni incoraggiate a controllare il proprio "smile" per far percepire un'aria ottimistica al cliente che è dall'altra parte del filo. Il sorriso è obbligatorio in questo mondo di slogan dove il futuro sembra già arrivato dentro un universo di non lavoro».
Apparenza, un ingannevole reality show che tenta di impallare la realtà, ben più a fuoco, del precariato del ventunesimo secolo. Le parole d'ordine della Multiple, che sta lanciando sul mercato una sorta di robottino capace di triturare, frullare, cuocere e fare, a richiesta, anche la maschera al viso, sono scritte sui post-it gialli appiccicati sui computer dei dipendenti: "coccolare il cliente", "coraggio e autostima", "Ogni 30 appuntamenti un bonus di 100 euro".Al centro della storia c'è Marta, che ha il volto nuovo di Isabella Ragonese, ragazza laureata, venticinquenne di Palermo ricca di talento che però non trova di meglio che il call center per guadagnare qualche soldo. A capo della Multiple c'è lei, l'avvenente e puntigliosa e adrenalinica Daniela-Sabrina Ferilli che ogni giorno dà il via alla giornata di lavoro con una canzone-balletto che suona la carica, spalleggiata dal suo capo Claudio-Massimo Ghini i quali dovranno vedersela con l'inopportuna presenza di un sindacalista della Cgil, Giorgio-Valerio Mastandrea. Nel cast ci sono anche Elio Germano nel ruolo di un venditore e Micaela Ramazzotti, mamma di una delle dipendenti. «Una tematica molto densa per un film dobve lo spirito e i ritmi della commedia all'italiana - spiega ancora Virzì - si incontrano con la pratica dei motivetti aziendali danzati da tutti i dipendenti che si tengono per mano. E' buffo e commovente come la gioia incosciente delle anime che poplano la storia. Alla fine tutto si rivelerà come una sorta di incubo, un dramma».
Sabrina Ferilli, entusiasta di tornare a lavorare con Virzì e in coppia con Ghini dopo La bella vita, parla della sua Daniela come di un «capo telefonista che in certo senso plagia i suoi ragazzi, una gioventù unita dalla necessità vitale di lavorare anche se diversa per estrazione sociale, per cultura, per età. Ma c'è un piccolo mistero: bisognerà capire quanto Daniela sia effettivamente ciò che appare, quanto costi anche a lei cimentarsi in un ruolo che forse non le appartiene».
Mastandrea, sindacalista d'assalto un po' sfigato, per rendere il significato di un film «necessario per quello che racconta e per il modo i cui lo racconta» cita la frase di un noto dirigente d'azienda, "Il benessere dei cittadini si fa con la salute delle aziende": «La cosa più triste è che si è persa l'emotività di un lavoro che sempre di più blinda le emozioni» e Massimo Ghini aggiunge: «Per me è stato significativo passare dalla vicenda di Guido Rossa, l'operaio sindacalista ucciso dalle Br a questa storia. Spaventa la dimensione di una realtà così cambiata. Nel film, Virzì tra una risata e uno schiaffo non perdona nessuno rendendo appieno una confusione trasversale che coinvolge davvero tutti».

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