In una recente intervista al giornale "L'Espresso" Paolo Virzì ha raccontato che:
"E' storia vera. Raccontiamo una azienda di franchising in tutto e per tutto simile a quelle che esistono. Quelle dove per essere assunti bisogna presentare una lista di parenti o conoscenti interessati al prodotto e dove il vero busness è beccarsi la lista e, una volta esaurite zie e mamme, licenziare i ragazzi. E' la realtà concreta del mondo nuovo, della precarietà della vita, della perdita di identità, dell'assenza di diritti e tutele".
E allora che c'è da ridere?
"Da ridere poco, ma c'è da guardare con curiosità questo mondo fiabesco, bizzarro, talmente eccessivo ed esagerato da sembrare avvenieristico. E' l'avventura di una ragazza colta che deve dissimulare il suo curriculum per essere uguale agli altri. Giovane intellettuale delusa dalla cultura accademica, piena di dnosauri e di giovani assistenti sessant'enni, che l'ha respinta. In fondo qui viene accolta. Trova ragazze stupide, innocenti, spensierate, ignorantissime, candide, che sanno a memoria le gesta del grande fratello e che si sentono nell'azienda come concorrenti di un reality show. E' comunque un viaggio nella contemporaneità".
Non mi dica che le piace questa contemporaneità.
"Non bisogna guardare questi ragazzi con disprezzo e snobbismo. Non voglio fare un film di denuncia alla Ken Loach. Anzi, ho scelto un'estetica classica da film avventuroso. Mi avvalgo dell'esperienza di Nicola Pecorini, straordinario direttore della fotografia, che ha lavorato con Terry Gilliam, perchè vorrei puntare a un esperimento fantasmagorico, tra realismo e surrealismo. Anche la Roma che vedremo sarà un non luogo senza memoria nè identità".
Con Roma è difficile... "Eppure questa Roma esiste, bianca, agghiacciante, lunare. Quartieri come Parco Leonardo, dove sembra di stare tanto a Zurigo che a Singapore (...) Anche l'inizio del film è altrove: musica dei Beach Boys in una Roma californiana e spensierata piena di surfisti".(...)
Allora in fondo la denuncia c'è?
"No, perchè non ci sono i buoni e i cattivi".(...)