ROMA - "In Italia rischiano di cadere i governi perché si discute se diminuire o meno di un anno l'età pensionabile, mentre non ci si scandalizza che ci siano milioni di ragazzi che non avranno alcuna pensione".
Paolo Virzì spiega, con una punta di polemica, il motivo che lo ha spinto a fare un nuovo film, Tutta la vita davanti, che uscirà nelle sale nel febbraio del 2008, in cui si ricompone la coppia di "giovani esordienti" che aveva formato con La bella vita nel 1994, Sabrina Ferilli e Massimo Ghini.
Accanto a loro Valerio Mastandrea, Elio Germano e due giovani promesse del nostro cinema, la protagonista Isabella Ragonese e la sua "amica del cuore" Micaela Ramazzotti. "Questo film - ha detto Virzì in un incontro con la stampa sul set, alla Nuova Fiera di Roma, dove è stato ricreato un call center per la vendita di un prodotto che annuncia meraviglie, il Multiple 601 - nasce da un'inchiesta condotta sui nuovi lavori che offrono opportunità di sottoccupazione a molti giovani. È una storia d'impegno civile, ovviamente, ma non sarà pesante. Anzi. Sarà una commedia ricca di musica, di umorismo e di allegria".
La trama, svelata in parte dal regista, racconta di una ragazza (Marta, Isabella Ragonese), laureata in filosofia con una tesi sul carteggio Heidegger-Aarendt, che «è delusa dalla realtà gerontocratica del mondo accademico e intellettuale e si lascia contagiare dall'allegria dei ragazzi del call center, plagiati dalla capotelefonista, interpretata da Sabrina Ferilli e convinti di essere speciali».
Marta scoprirà una realtà nuova, dove il call center porta con sé problematiche attualissime e rapporti interpersonali impensati in precedenza: la sua migliore amica è la ragazza-madre Sonia (Micaela Ramazzotti), una donna ignorante e dolcissima, mentre si stabilisce un rapporto di stima e affetto con un sindacalista sui generis, Giorgio (Valerio Mastandrea). Su tutto aleggia la figura ambigua di Claudio (Massimo Ghini), il padrone del call center Multiple, un ex operaio e sindacalista diventato imprenditore rampante.
«La protagonista - ha spiegato ancora Virzì - è come Candido di Voltaire, semplice e ingenua e vive questa esperienza aprendosi sinceramente verso i suoi giovani amici», di estrazione culturale e sociale diversa, con i quali è legata dalla stessa necessità di lavorare. «Questo film è necessario - ha detto Valerio Mastandrea sul set di Tutta la vita davanti -. Paolo Virzì manda sempre messaggi forti. E questo film parla del lavoro che blinda le emozioni, in cui si è persa l'emotività e anche a 40 anni si è costretti a fare lavori senza anima, da catena di montaggio».
Per Mastandrea è quindi importante che il cinema di qualità parli del precariato nel lavoro «soprattutto perché si va diffondendo la tesi, sostenuta tempo fa da un noto dirigente industriale, che il benessere dei cittadini si fa con la salute delle aziende».
«Il problema è che si combattono spesso guerre tra poveri - ha aggiunto Massimo Ghini - come accade in questo film, dove non ci sono buoni o cattivi. Come sempre nei film di Paolo, infatti, il panorama esistenziale è visto a 360 gradi. In questo non perdona nessuno. Quello che ho maggiormente apprezzato dal copione però - ha voluto precisare - è il fatto
che sia una commedia. Questo genere è stato l'unico che abbiamo esportato e mi auguro che si continui a farlo sempre». Sabrina Ferilli è Daniela, una capotelefonista che incoraggia e plagia le ragazze del call center facendole sentire speciali e incoraggiandole a dare il massimo per vendere il Multiple 601. «È una donna apparentemente perfetta - ha spiegato l'attrice - ma anche lei nasconde problemi personali e ha una storia dietro la maschera. Tornare a lavorare con Paolo - ha aggiunto - è magnifico e, anche se stavolta non sono la protagonista come nel 1994, per me è un po' come un ritorno alla Bella vita e sono felicissima di lavorare ancora con un regista pieno di sentimento e di umanità, che stima e tiene nel cuore le persone anche quando sbagliano».
Per le due emergenti che sperano di ripercorrere la fortunata carriera della Ferilli, questo film è la grande occasione. Per Micaela Ramazzotti «Virzì è un folle e questo, per un artista, è una cosa importante».
In quanto a Isabella Ragonese, attrice teatrale palermitana di cui Virzì dice un gran bene, si è detta felice di aver avuto questa opportunità, «non è certo esperienza comune, a 25 anni, poter lavorare con un cast e un regista di tale qualità. È un onore e anche una grande responsabilità».