Ho preso anche il foglio rosa per guidare l'autobus
Lo potremmo considerare l'attore feticcio dei registi esordienti. Valerio Mastandrea se ne vanta, "in loro traspare purezza", però non disdegna di voler partecipare ad un film di un grande maestro, i nomi preferiti purtroppo non li vuole pronunciare. Intanto, dopo Last Minute Marocco, arriva (dall'11 maggio) nelle sale cinematografiche un'altra opera prima battezzata Mastandrea dal titolo Notturno Bus, dell'amico Davide Marengo, in coppia con Giovanna Mezzogiorno. Si tratta di un noir dipinto di rosa, di un poliziesco innestato con la commedia. Insomma un mix di generi che lo rende originale, ancor più se messo in piedi da un cineasta alla prima prova. E le quotazioni salgono se la sceneggiatura non è autoriale ma dell'autore dell'omonimo romanzo, Giampiero Rigosi e di Fabio Bonifacci. Mastandrea interpreta Franz, un autista di autobus quasi laureato in filosofia, tranquillo (forse troppo) che non ha amici, non ha una fidanzata, ha un solo vizio: gioca a poker perché spera nel colpo grosso. La sua vita prenderà un'altra piega quando incontrerà la ladra Leila (Mezzogiorno) e si ritroverà in un pasticcio del valore di quattro milioni di euro.
I: Di nuovo portabandiera di un'opera prima.
VM:"Ormai ho fatto il callo. Ne mancano ancora tante altre, credo. E' stato una bella avventura, ci siamo divertiti e impegnati. Ho preso anche il foglio rosa per guidare l'autobus. E quando mi poteva ricapitare?"
I: Dunque più comprensione verso gli autisti?
VM: "Sì, anche se a dire la verità c'era già prima di questa esperienza. Nonostante mi muova spesso in motorino comprendo bene l'incubo del traffico".
I: Come lo definiresti Franz?
VM: "E' un personaggio divertente e interessante. E' un ragazzo da scoprire, immobile, stazionario, non solo dal punto di vista professionale ma anche spirituale. Non ha dinamiche. Quando incontra una persona completamente diversa da lui, che ha il problema contrario, cioè non sta mai ferma, si crea quello status di mobilità e immobilità che bisognerebbe avere nella vita".
I: E il film come lo definiresti?
VM: "Rischioso in tutti i sensi, da mettere in piedi, da realizzare e da portare sul grande schermo. Per questo tutti noi abbiamo partecipato con passione. Perché è una novità, rappresenta un insieme di generi diversi che diventano uno solo. Non è un film a cui siamo abituati, né da spettatori, né da attori, né da registi. E' un film di un'esordiente non scritto da lui, e questo è un altro elemento che spezza la routine di un sistema. Ecco sarebbe importante introdurre la cultura del film su commissione. Qui da noi quasi non esiste. Sarebbe un'opportunità per molti autori. Notturno Bus non sembra italiano, ed è un complimento per certi aspetti. Spesso realizzare un prodotto made in Italy significa rispondere a dei codici che in realtà mostrano più limiti che aspettative".
I: Un altro limite è quello di creare divi un po' fiacchi? Un esempio recentissimo può essere Riccardo Scamarcio.
VM: "E' sintomo di un sistema italiano malato da una parte, dall'altra fa parte del gioco del cinema che deve creare i suoi personaggi. E' capitato anche a me, a Raul Bova negli anni Novanta, a Stefano Dionisi e ad altri. Scamarcio è l'ultimo "prodotto" in ordine cronologico, comunque come hanno potuto dimostrare i personaggi citati, anche lui dimostrerà di valere".
I: Quanto di Valerio Mastandrea c'è in Franz?
VM: "Lo abbiamo creato tutti insieme. In generale ci siamo sempre mossi come una squadra, è così che deve essere il cinema. Spesso abbiamo discusso perché il copione era molto denso, ma è stato costruttivo. A volte ti senti distrutto e vorresti fare solo il tuo lavoro, in realtà il tuo lavoro è anche un altro, è discutere, mettere una parola in più. Anche in teatro cerco sempre di migliorarmi, forse però il palcoscenico ha dei binari impostati, con il cinema li devi costruire".
I: Come avete lavorato?
VM: "Cercavamo di dare al mio personaggio una linea di condotta verbale e fisica che fosse omogenea. Abbiamo dovuto rinunciare a qualcosa, per forza, non si è trattato di compromesso, piuttosto di neccessità, per non andare sopra le righe. Franz aveva spesso il compito di sdrammatizzare certe situazioni, dunque trovare i momenti di verità non è stato facile. Con il contributo di tutti penso ogni personaggio abbia il suo equilibrio".