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04.05.2007

Perfettamente riuscito Notturno Bus di Davide Marengo

Un'abbondanza di autori e una carenza di professionisti, ovvero di registi disposti a mettere in scena sceneggiature scritte da altri. Nel cinema italiano è sempre stato un po' così, ma il fenomeno si è ulteriormente ingigantito in anni recenti. Ben venga, dunque, un esordio nel segno del cinema di genere, o meglio di generi, perché Notturno bus (nelle sale dall'11 maggio), primo lungometraggio di fiction di Davide Marengo, è un film colorato di noir e rosa, che mescola poliziesco e commedia.
"Si tratta - dichiara esplicitamente Davide Marengo - di un film su commissione. Sono stato contattato da un produttore, Sandro Silvestri, che mi ha proposto di dirigere una sceneggiatura, tratta dal romanzo Notturno bus di Giampiero Rigosi. La fortuna è che avevo già letto il libro e mi era piaciuto molto, così ho potuto dire la mia e convincere definitivamente la produzione". Notturno bus era una storia fatta apposta per il cinema e il risultato è volutamente un film vario, imbastito di tensioni poliziesche e romanticismi, avventure e passioni. Il modello? Il cinema classico, ma senza scimmiottare i clichè hollywoodiani.
"In questo senso - aggiunge il regista- è stata determinate la collaborazione con Arnaldo Catinari, il direttore della fotografia, perché abbiamo lavorato molto sui colori e le atmosfere, puntando su movimenti di macchina e inquadrature eleganti, ma con immagini ruvide nella grana, cercando di raggiungere un'estetica raffinata, ma tutt'altro che fine a se stessa. Lo scopo, infatti, è stato quello di metterla al servizio dei contenuti della storia".
Risultato perfettamente riuscito: Notturno bus rivela inventiva, senso del ritmo, giusta dose di tensione, cura dei particolari, imprevedibilità nell'uso del cast. Sotto quest'ultimo aspetto colpiscono le prestazioni di Giovanna Mezzogiorno, per una volta impegnata sul versante brillante, alle prese con un personaggio dalle connotazioni sexy, e di Roberto Citran che, svestendo i tradizionali e consueti panni del candido ingenuo, impersona un'anima nera, un gelido killer con una patologica tendenza alla crudeltà. Sono particolari che testimoniano di un film pensato, oltre che raffinato nella confezione.
Al centro del racconto il fortuito incontro fra due personaggi diametralmente agli antipodi. Lui, Franz (Valerio Mastandrea), è un solitario e malinconico autista di autobus, chiuso in una vita sonnacchiosa, spesa fra bar e bische clandestine. Fanatico del poker, ma incapace di bluffare, Franz continua a perdere al tavolo da gioco, è pieno di debiti e perseguitato dai creditori. Lei, Leila, (Giovanna Mezzogiorno) è invece una ladra bella e intrigante, molto bugiarda, che una sera si ritrova a rimorchiare un brutto tipo, Andrea (Ivan Franek) e, senza rendersene conto, lo deruba di un microchip agognato da due diverse squadre di agenti dei servizi segreti, deviati e non. Da un lato c'è un certo Matera (Ennio Fantastichini), un uomo malinconico, amante del jazz, nostalgicamente legato ad un grande e perduto amore giovanile, Sonia (Anna Romantowska), che improvvisamente riappare nella sua vita. Dall'altro ci sono Garofano (Francesco Pannofino), un bestione dai modi brutali, ossessionato da una moglie invadente (Iaia Forte) e da una figlia ribelle, e Diolaiti (Roberto Citran), un killer tanto silenzioso, quanto pericoloso.
Braccata da più parti, Leila si dà alla fuga e, senza un soldo, senza le chiavi di casa e senza scarpe, finisce sul bus guidato da Franz. Inevitabile che anche l'autista, scambiato da tutti per un suo complice, finisca coinvolto nell'avventura. Insomma Franz e Leila si ritrovano al centro di un gioco sempre più pericoloso, che, come in un Mac Guffin di sapore hitchcockiano, ruota attorno al suddetto chip. Ma intanto nel corso dell'avventura, superate le prime reciproche diffidenze, fra i due protagonisti nasce una solidale simpatia, destinata a trasformarsi in un'irrefrenabile passione.
Quasi interamente girato in una Roma notturna e preferibilmente periferica, con l'aeroporto di Fiumicino a funzionare da centro gravitazionale privilegiato, Notturno bus è un film giocato su un'infinità di contrasti: cromatici, esistenziali, nominativi, di genere. Con una storia apparentemente truce e tremenda, nel corso della quale si accumulano molti cadaveri, il primo dei quali arriva ancor prima dei titoli di testa, ma il tutto raccontato, con alcune sequenze irresistibilmente comiche, in un'atmosfera leggera ed ironica, inusuale nella tradizione italiana, il cui modello rimanda piuttosto ai fratelli Coen. In particolare per ciò che concerne l'imprevedibile conclusione, da un lato felice e vitalistica, vince l'amore, dall'altro amara e irriverente, perché le morti si moltiplicano e l'oggetto attorno a cui si è sofferto e combattuto si rivela alla fine del tutto inutile. Marengo punta spesso su un procedimento innovativo e paradossale: costruisce atmosfere decisamente dark, poi si diverte a stravolgerle con improvvisi guizzi comici. Nel bel mezzo di una sparatoria può squillare un cellulare e bisogna rispondere oppure il killer spietato, che non esita a torturare ed uccidere, perfettamente a proprio agio con il sangue, si rivela debole di stomaco, ha difficoltà di digestione e viene messo K0 da una cena appena più pesante del solito. O ancora Marengo punta a declinare in grottesco le più classiche situazioni cinematografiche: quante scene di inseguimenti automobilistici abbiamo visto sul grande schermo? Anche Notturno bus ne propone una, ma questa volta anziché sfreccianti auto di grossa cilindrata il duello stradale si svolge fra due autobus.
"In Italia - fa notare Marengo- domina una strana idea: se un film non è d'autore, non può essere un film di qualità. Niente di più falso e cercherò di dimostrarlo anche con la fiction".

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