Non esiste certo una modalità standard per diventare ricchi, ma è indiscutibile che quelle tentate dai protagonisti di Notturno bus siano a dir poco discutibili. Da un lato, infatti, Leila (Giovanna Mezzogiorno) è una giovane falsaria, bella e spietata, che sfrutta tutto il suo fascino per abbordare e rapinare gli uomini dall'aspetto danaroso con cui va a letto. Dall'altro Franz (Valerio Mastandrea) è un autista di autobus, annoiato e depresso, che nel poker continua a vedere l'unica speranza per la tanto agognata svolta economica: solo che, dopo essersi giocato tutti i suoi risparmi, vive perseguitato da Titti, un minaccioso energumeno che in una Bologna cupa e notturna non smette un attimo di dargli la caccia per riscuotere i debiti.
Le strane esistenze di questi due personaggi, all'apparenza tanto diverse tra loro ma accomunate dal senso di solitudine e dal desiderio di cambiamento, sono destinate a incrociarsi per uno strano scherzo del destino: sulla loro strada, infatti, trovano un misterioso microchip che rischia di rovinare la carriera di un politico molto potente e, soprattutto, due valigie piene zeppe di dollari con cui Franz e Leila iniziano a sognare di pagarsi il viaggio verso una nuova vita in Sud America. In seguito a una serie infinita di equivoci, l'autista e la falsaria si ritrovano ben presto invischiati in una storia più grande di loro e scaraventati al centro di agguati, ricatti, inseguimenti e trappole: in quattro giorni e tre notti le loro traiettorie si incrociano con quelle di una fauna metropolitana, tanto variegata quanto stramba, composta da politici corrotti, picchiatori da bar, poliziotti sull'orlo di una crisi di nervi, motociclisti spacconi, travestiti dal cuore tenero, sicari ipocondriaci! Fortuna che almeno c'è un agente dei servizi segreti (Ennio Fantastichini), amante del jazz e delle buone letture, disposto ad aiutarli.
Basato sull'ottimo romanzo omonimo di Giampiero Rigosi (edito qualche anno fa da Einaudi Stile Libero) e diretto da Davide Marengo, Notturno bus è un film metropolitano in cui si assiste a una contaminazione di generi cinematografici davvero insolita per gli stereotipi italiani: si va, infatti, dal noir malinconico alla commedia sentimentale passando attraverso il cinema di azione. Una bella prova corale insomma che vi terrà incollati alla poltrona sino a un colpo di scena finale davvero clamoroso. Della splendida colonna sonora fa parte anche la canzone sanremese di Daniele Silvestri, La paranza..