Succede che aspetti una partita così da
una vita e neanche riesci a vederla. Vabbè, capita. Ma non a lui, proprio
a lui. A Valerio Mastandrea, l'attore con un cuore metà giallo e metà
rosso. La sera della disfatta di Manchester era a teatro: «Ero in tournée
- racconta - col mio monologo. E mentre ero in scena, un ragazzo aveva il
compito di tenermi aggiornato sul risultato. Mi faceva vedere le dita
delle mani: 1, 2, 3, 4...». Un colpo al cuore. Anzi sette. Basta così. E,
appena tornato a Roma, è stato massacrato. Sfottò a iosa. Che ci possono
stare. Fa parte del gioco. Fino a un certo punto. Fino a quando il
bicchiere diventa colmo. E così ieri mattina «mi sono svegliato e ho
scritto questa poesia, perché non ce la facevo più di farmi prendere in
giro...». Non solo lui, però.
Irridere Mastandrea, è come dare giù
anche alla Roma tutta. Tifosi, squadra e poi il capitano. Sempre il
capitano, primo capro espiatorio quando le cose vanno storte: «Basta con
questi attacchi a Totti», spiega Valerio. E allora, ecco la poesia. L'ha
letta in diretta a Viva Radio 2, il programma cult di
Fiorello e Baldini a Radiodue. Pubblico in silenzio, una sola voce. Nel
giro di poche ore, La poesia L'antiromanismo spiegato a mio
figlio, scritta da Mastandrea che figli non ne ha, diventa un
cult. Tam-tam tra sms, telefonate e Internet. Pelle d'oca. Missione compiuta.