Roma. Il viaggio è verso il Marocco, la fuga anche e la crescita si fa strada facendo. Come dire la storia è nota: siccome dentro casa e tra le strade delle nostre città non si riesce più a crescere, l'unica è buttarsi nel viaggio che, ci ripetono i registi italiani, è una delle poche occasioni di crescita e presa di coscienza che ci restano. E, dunque, via l'ennesimo "on the road" è servito, nell'ormai mitico Marocco e con protagonista un pugno di adolescenti scappati per un'innocua vacanza che, però, metterà in allarme il solitamente assente papà (Valerio Mastandrea), subito spedito alla ricerca di uno di loro dalla petulante mammina (Maria Grazia Cucinotta).
Il viaggio di crescita riguarda anche lui, soprattutto lui, scelto dal regista di questo «Last Minute Marocco», Francesco Falaschi, «per le sue tante corde, comiche ma anche intimiste e malinconiche». E Mastandrea, al debutto come padre, racconta questa commedia leggera come l'aria. «Che posso dire? E' non una svolta ma uno dei pochi film che ho fatto all'estero e molto light rispetto ai tanti film che ho interpretato negli anni passati. A parte che mio figlio nel film, Daniele De Angelis, sembra mio padre per capacità intellettive, non mi sono trovato in difficoltà a interpretare questo padre che non sa fare il padre, anche se nella realtà credo che i padri debbano fare i padri e li fanno oggi troppo poco. Poi il tema padre-figlio penso sia sempre importante e non è certo solo la commedia ad occuparsene. Anche se credo che, tra "Notte prima degli esami", "Ho voglia di te" e altro cinema leggero, debba avere spazio anche un cinema diverso, più autoriale, perché altrimenti i giovani si raccontano in un solo modo».
Che padre è, invece, questo da lui interpretato per i ragazzi protagonisti? «Il ruolo di padre lo ha solo alla fine quando dà finalmente una sberla al figlio e fa il padre per la prima volta. Ma per la mia generazione, quella dei ventenni, è più forte la voglia di fuggire dalle regole e dal mondo occidentale di tutti i giorni» dice Daniele De Angelis. E Nicolas Vaporidis: «In questo film sto senza i genitori e mi sono divertito molto a non dovermi confrontare con un padre Peter Pan, cosa già fatta in "Notte prima degli esami". Ma nella realtà il padre deve fare il padre non l'amico, deve essere genitore che capisce ma che non smettere di fare il genitore».
In tutto questo anche le madri crescono e consumano, anche loro, le loro fughe, magari in India col neoamante buddista. Come dice la mamma (Cucinotta qui anche in veste di produttrice insieme al marito) del film: «Anche lei si prende il suo spazio a un certo punto e io sono contenta per lei perché è davvero insopportabile il suo personaggio prima che si lasci andare ed io non vorrei mai essere la madre patetica che interpreto all'inizio del film. Nella vita sono mamma di un bimbo di cinque anni, ho tempo per pensare a come educarlo da adolescente ma spero di non diventare mai così ridicola». E domani per lei è un altro giorno. Anzitutto come produttrice. «E' la cosa di cui vado più orgogliosa e sono felice di dire che il mio prossimo progetto da produttrice sarà un cortometraggio, "Onde corte", firmato dal siciliano Simone Catania, girato ovviamente in Sicilia e interpretato solo da siciliani, la sfida di un piccolo film che serve a parlare della mia terra, a darne un aspetto più vero di quello che solitamente rimbalza nei media».