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12.05.2006

Magia e misfatti del nostro calcio

ROMA - Molti critici cinematografici, al termine dell'anteprima stampa di oggi, hanno definito 4-4-2 - commedia a episodi voluta e prodotta da Paolo Virzì - come il più riuscito, tra i film italiani sul pallone. E allora chissà se la sua uscita nelle sale, nel pieno della bufera che sta investendo il nostro calcio, si rivelerà una fortuna o una maledizione. Certo è che queste quattro diverse storie di ordinaria passione per lo sport nazional-popolare, condite da piccoli episodi di altrettanto comune malcostume, sembrano impallidire, rispetto all'enormità che sta emergendo dalle indagini.
Forse per questo, per la coincidenza di date tra finzione cinematografica e realtà che supera la fantasia, sono due le immagini del film - diretto da quatro registi esordienti, tutti reclutati da Virzì nel Centro sperimentale di cinematografia - che restano più impresse, nella mente dello spettatore.
La prima è la sequenza-clou del quarto e ultimo episodio, intitolato Il terzo portiere e diretto da Roan Johnson. L'antefatto è questo: Valerio Mastrandrea, numero tre tra gli estremi difensori di una squadra toscana in procinto di passare dalla C alla B, decide di organizzare uno giro di scommesse, tramando per ottenere la non promozione alla serie maggiore.
Solo che all'ultimo minuto dell'ultima partita, chiamato per una serie di eventi a parare un rigore avversario, non resiste al richiamo della vittoria e respinge il tiro dell'attaccante, pur sapendo di cacciarsi in un mare di guai. Un piccolo episodio che non può non evocare i portieri eccellenti di serie A che, in base alle indagini della Procura di Parma, potrebbero essere coinvolti in un giro di scommesse ben più consistenti.
La seconda scena che colpisce l'immaginazione, nel pieno dello scandalo sul calcio, è nell'episodio che apre la pellicola, intitolato Meglio di Maradona: un talentuosissimo ragazzino delle periferie, reclutato dall'allenatore Nino D'Angelo, viene portato nelle giovanili della Juventus. Solo che lui, abituato a una vita di strada allegra e un po' sbandata, non tollera le rigida disciplina del luogo. E allora decide di fuggire, non prima - ed è questa la sequenza che resta impressa - di essere entrato negli spogliatoi della squadra maggiore rubando orologi, telefonini e altri oggetti a giocatori come Del Piero e Buffon. Commento ironico del regista, Michele Carrillo: "Siamo molto orgogliosi di questa sequenza, in cui per una volta qualcuno ruba alla Juve e non il contrario...".
Una battuta che dà il segno del clima che circonda l'uscita del film (dal 19 maggio, con distribuzione Medusa). E che si riflette pesantemente anche nella chiacchierata con la stampa di attori e realizzatori, al termine della proiezione di oggi. A cominciare da Virzì, tifoso livornese doc, che commenta così gli ultimi sviluppi delle inchieste sul calcio: "C'è sempre stato un clima di sospetti intorno a certi risultati - dichiara - quello che mi fa particolarmente male è vedere l'arroganza di certi direttori sportivi. Non mi piace neppure come il modo in cui uno come Moggi irride a personaggi come Facchetti, che sono un pezzo di storia del nostro calcio'. Io vorrò sempre bene a uno come Vialli, se si è fatto le canne la cosa non mi riguarda: mentre mi riguarda il modo in cui ci hanno falsato il divertimento". Parole pesanti, quelle del produttore. Mentre Mastandrea, celebre tifoso romanista, guarda alla faccenda con maggiore disincanto: "Io non amo il calcio come sembra - spiega - ormai da una quindicina d'anni sono disilluso. Il problema, riguardo a cose come quelle che stanno emergendo, è che nel nostro Paese si perdona in maniera troppo facile, troppo rapida".
Eppure proprio lui, il giallorosso disilluso, nel film è uno dei personaggi simbolo dell'amore per il calcio più forte di tutto: del cinismo, della voglia di fare quattrini in maniera illecita. Una passione che accomuna chi gioca a calcio con chi semplicemente lo segue, come dice Virzì: "E' qualcosa di misterioso, che dall'esterno può sembrare stupido: pensate a me che per anni sono stato abbonato al Livorno in C... C'è qualcosa di veramente struggente, in questa passione puerile , irragionevole e totalmente ingiustificata. E del resto, anche la poesia ha in sé qualcosa di stupido".
E proprio queste parole ci riportano al vero significato di 4-4-2, al di là di possibili parallelismi con la situazione attuale: un omaggio ai sentimenti (positivi o negativi), al fascino, alla magia del pallone. Del primo e del quarto episodio, abbiamo già parlato; e allora restano da descrivere gli altri due. Il secondo, La donna del Mister, diretto da Claudio Cupellini, è centrato su una giocatrice ribelle e lesbica della Lazio femminile (interpretata da Francesca Inaudi). Ma è soprattutto il terzo - Balondòr di Francesco Lagi - a far vedere, in chiaroscuro, il meglio e il peggio della nostra cultura pallonara. Incarnata nel personaggio di un ex calciatore fallito (Gigio Alberti) che va in Mali a reclutare un ragazzino: lo porta clandestinamente in Italia, tenta di farlo entrare al Milan, ma lì subito gli scoprono un grave problema cardiaco. E così a lui non resterà che prendersi cura di questo talento zoppo. Nel nome dei demoni - ma anche della magia - del dio pallone.

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