|
|
FICE 
05.2006
Intervista a Valerio Mastandrea
Gli ultimi dodici mesi sono stati molto importanti per la carriera di Valerio Mastandrea: "L'orizzonte degli eventi" di Daniele Vicari presentato a Cannes; "3,87", il cortometraggio d’esordio alla regia, dedicato alle morti bianche sul lavoro e vincitore di diversi riconoscimenti; le partecipazioni a "Piano 17" dei Manetti Bros e a "Il Caimano" di Nanni Moretti, e l’interpretazione di "N – Napoleone" di Paolo Virzì. Autori e suggestioni differenti per Valerio Mastandrea, come sempre impegnatissimo e, al tempo stesso, ironicamente sfuggente alle definizioni e agli incasellamenti, giornalistici e non solo. Adesso, mentre è sul set di "Notturno bus" di Davide Marengo al fianco di Giovanna Mezzogiorno, esce nelle sale "4-4-2" "– Il gioco più bello", film a episodi prodotto dalla Motorino Amaranto dello stesso Virzì, che fatto debuttare quattro giovani registi diplomati al Centro Sperimentale di Cinematografia. Il film, nella più classica tradizione del cinema di Virzì, è una commedia amara: si ride, ci si diverte ma non mancano il cinismo e le sferzate. Gli episodi raccontano le vicende di coloro che amano e vivono il calcio, ma un calcio minore, quello degli esclusi. Mastandrea è il protagonista de Il terzo portiere, diretto da Roan Occam Anthony Johnson, in cui un giocatore al tramonto mal si adatta alla panchina e ancor meno ad essere relegato in tribuna.
"4-4-2" un film a episodi sul calcio nell’anno dei Mondiali in Germania… Il film è un tentativo, peraltro riuscito a pochi finora, di raccontare storie legate al mondo del calcio. Storie dal basso che dovrebbero far dimenticare quanto il calcio, nel nostro paese, sia sempre più sinonimo di potere e “ricchezza”. Storie, quelle raccontate nei vari episodi del film, che cercano di recuperare gli aspetti più sani di questo sport... Se di sport si può ancora parlare davvero…
Domanda: Un film sulla passione per il calcio. Cosa l’attraeva di questa produzione?
Valerio Mastandrea: Nello specifico del progetto, il fatto che fosse un lavoro fatto da ragazzi del Centro Sperimentale e prodotto da Paolo Virzì. Mi sembrava giusto partecipare ad un’esperienza significativa dal punto di vista degli stimoli verso il cinema che deve ancora nascere. È anche faticoso buttarsi in queste “missioni”, ma non riesco a farne a meno. Non mi chiedere perché: non lo so…
D: L’ultimo anno è stato particolarmente interessante: un corto che ha riscosso molto successo, alcuni ruoli in film come quelli di Moretti e Paolo Virzì. A che punto si trova della sua carriera?
VM: Punto di non ritorno. Continua la presa di coscienza. Non sempre in maniera facile, ma capire e cercare di proseguire un percorso è sempre difficile. Ma necessario. La regia del corto mi ha detto tante cose. Lavorare con Moretti, con Virzì stesso, me ne hanno dette altre. Si va avanti: coraggiosamente.
D: Lei connota i suoi personaggi di una grande dignità. Una cosa che spesso non capita nelle fiction televisive… VM: Il linguaggio della macchina da presa varia da produzione a produzione. Nelle fiction televisive ogni personaggio risponde a rigidissime regole drammaturgiche. Il mistero e la voglia di saperne di più, che uno può avere nei confronti dei ruoli che sceglie, spesso non si può dare, perché non hai tempo. Al cinema e a teatro lo puoi fare un po’ di più.
D: E’ un po’ di tempo che alcuni tra i personaggi che interpreta sono un po’ più cattivi…
VM: Né cattivi, né buoni: direi piuttosto borderline. Anche da spettatore percepisco il fascino del poco rassicurante. Mi piace vedere, sia al cinema che a teatro, personaggi che disprezzo, eppure che mi affascinano. Amo le sfumature…
D: Come quelle dei personaggi pieni di dubbi?
VM: Sì, semplicemente perché sono pieno di dubbi… E’ merito dei personaggi, in particolare quelli più irrisolti.
D: Qual è la sfida oggi? C’è ancora la grande passione di qualche anno fa?
VM: La passione va alimentata. E riuscire a farlo all’interno del nostro cinema è sempre più complesso. Ma concordo sul fatto che senza di lei non si andrebbe avanti. Il nostro è un lavoro che si basa sul divertirsi, sul farci credere la gente senza crederci mai davvero troppo te. Il nostro è un lavoro di contraddizioni pure. Per questo motivo è unico, insostituibile. Le opportunità purtroppo da noi mancano, o almeno te le devi creare. È una battaglia continua. Ma è bello anche per questo.
D: Cosa cerca nei personaggi che interpreta?
VM: Storie e persone che mi interessa conoscere e capire. E storie e persone nuove: nel senso di ancora non affrontate in altri lavori. Questi sono i requisiti fondamentali.
D: Parliamo della regia. È il suo futuro? Se sì, quali storie vorrebbe raccontare?
VM: Il mio futuro? Boh… Se arriverà, arriverà quando avrò veramente desiderio di raccontare qualcosa.
D: Che cosa è cambiato dagli inizi della sua carriera?
VM: Meno capelli… E prima pagavano meglio. Un lento declino economico e fisico che fa pensare. Ma come diceva qualcuno: la speranza non costa niente.
ARTICOLI 2006
|