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RECENSITO 
30.10.2005
Roma, il teatro e soprattutto l'omaggio a Pasolini
Giovane, bravo, simpatico. E romano. Questo è Valerio Mastrandrea, che dai tempi del “Maurizio Costanzo Show” di strada ne ha fatta tanta. E’ passato dal meccanico di periferia di “Velocità Massima” al fisico de “L’orizzonte degli eventi”, passando attraverso il “Rugantino” di Garinei e Giovannini a fianco di Sabrina Ferilli. Ruoli mai banali che hanno convinto pubblico e critica. E dire che aveva cominciato a fare l’attore quasi per caso… ora lo attende una nuova, difficile sfida: portare sul palco dell’Ambra Jovinelli “Accattone” di Pier Pasolini nell’anno del trentennale della sua morte. Sentiamo cosa racconta ai nostri microfoni di questo progetto.
Intervista: Parliamo di “Accattone”: da cosa nasce questa esperienza?
Valerio Mastandrea: Nasce da un progetto fatto da noi proprio due anni fa sempre in questo teatro (l’Ambra Jovinelli di Roma, ndr) in occasione di un festival jazz che aveva organizzato Lele Marchitelli (Direttore Artistico della Sezione Musicale). In quella occasione avevo letto proprio alcuni passi di “Accattone” intorno a tre che non chiamo musicisti ma grandi maestri. E’ da lì che Lele ha avuto l’idea di cercare altre sceneggiature della storia del nostro cinema e di mettere in piedi la rassegna “Sceneggiature”, un’esperienza bellissima, anche se ogni giorno qui è una trappola… il jazz è improvvisazione, non c’è mai modo di avere delle certezze.
I: “Accattone” avrà proprio il privilegio di aprire la rassegna. Sarà un omaggio a Pasolini nel trentennale della sua morte. Qual è il tuo rapporto con questo autore?
VM: All’inizio avevo un po’ di timore, ma la mia era una paura da studente. In realtà non bisogna avvicinarsi in maniera studentesca. A me questa esperienza è servita per umanizzare questa paura che nessuno ha mai pensato di umanizzare. C’era questo polo intellettuale che su di me aveva un effetto respingente, che poi alla fine sono riuscito a superare.
I: Come giudichi questo testo?
VM: Io credo che questa storia sia una storia universale che parla di quanto un uomo può diventare misero per un’ambizione che poi si rivela essere poca cosa. Prova a immaginare questa storia rifatta oggi, non a livello locale, ma dove troveresti oggi una realtà simile. Ormai la povertà vicino casa non c’è più, una povertà del genere va cercata in altri posti.
I: Un testo molto attuale, dunque?
VM: Sì, la sceneggiatura è senza pietà. Nel film c’è un qualcosa anche di romantico, sarà per via delle immagini, mentre la sceneggiatura è davvero impietosa. Se ne potrebbe parlare per ore.
I: Per un romano come te, come è stato rileggere un testo che parla di una Roma che ormai non esiste più?
VM: Non è vero che la borgata non esiste più. Realtà di questo tipo esistono, però oggi quei poveri li trovi tra gli extracomunitari…non dico che di poveri italiani o romani non ci sono più, anzi, di situazioni al limite (gente che ruba per mangiare) ancora se ne trovano, però, mentre studiavo questa sceneggiatura, pensavo che sarebbe stato interessante rapportarla ai tempi di oggi.
I: Per concludere: il tuo monologo “Migliore” ha ottenuto grandi consensi di pubblico e di critica…
VM: Sì, sono molto contento, anche perché l’anno scorso l’avevamo fatto al piccolo jovinelli, mentre quest’anno siamo al Teatro Grande. Mi ritengo soddisfatto anche se molto stanco… si vede? Guarda! (ride).
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