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11.10.2005

Valerio Mastandrea, il migliore ci riprova

L'anno scorso al Piccolo Jovinelli Valerio Mastandrea registrò due mesi di “tutto esaurito” con "Migliore" di Mattia Torre. Storia di Alfredo che insiste per aiutare un'invalida a salire le scale. Càpita l'incidente, la donna cade, muore, e ad Alfredo rimane il temibile senso di colpa. La svolta: da frustrato centralinista il ragazzo diventa impertinente quanto basta per dimostrare che (almeno in apparenza) lui ci sa fare. Che se sei un po’ cattivo anche gli altri ti guardano con stima, perché indispensabili non si nasce, si diventa. Da stasera Mastandrea torna al teatro esquilino, ma trasloca in una casa più grande. Fino al 30 ottobre torna a raccontare la bizzarra storia di Alfredo all' Ambra Jovinelli. Nel frattempo è impegnato su due film in uscita a primavera: "Il Caimano" di Moretti e "N.", film in costume (napoleonico) di Virzì, ispirato all'omonimo romanzo di Ferrero.
Con Migliore sarà in tournèe da Udine a Molfetta nel giro di due mesi, come trova il tempo per tutto?
«Non lo so. Ho già provato un'esperienza simile e ho capito che bisogna dare priorità alla salute. Io non sono zen, ma mi ci sto avvicinando».
Al Piccolo lo spettacolo aveva un’atmosfera molto intima. Funzionerà lo stesso davanti a centinaia di persone?
«Prima di accettare questa sfida (mi fa schifo come frase!) abbiamo portato lo spettacolo in teatri grandi e abbiamo visto che piaceva. Comunque preferisco toccare ferro».
Una curiosità: ha fatto il provino per “Romanzo criminale”?
«Non ne voglio parlare». Ride.
Che ruolo ha ne “Il Caimano”?
«Non lo posso dire».
Teatro o cinema?
«Uno spettacolo a teatro è come una relazione di coppia: devi mantenere il “buon umore”. Un film è una storia d'amore fulminante e appassionata».
Che ne pensa degli ulteriori tagli al Fus?
«Chi pensa che la cultura di un popolo non vada tutelata non ama quel popolo. E ancora c'è chi parla di patriottismo: ammazzando la cultura si ammazzano le coscienze».

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