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03.06.2005

Amatemi

Una donna palpitante in una gelida cornice postmoderna. Una donna tutta sola e una donna che grida “amatemi”. Ma Renato De Maria, con tante suggestioni (cinematografiche e inconfessate) negli occhi e con lo sguardo fisso sull’indimenticabile Zurlini di La prima notte di quiete voleva raccontare molto di più in questo Amatemi tutto ruotante intorno a Isabella Ferrari, sua protagonista, sua moglie e qui certamente sua musa, affiancata da una vera frotta di attori; non solo l’amica-confidente Donatella Finocchiaro ma anche gli uomini che vanno e vengono, compaiono e scompaiono nel giro di qualche notte, da Valerio Mastandrea al ridicolo Giampiero Morelli, dal timido Marco Cocci al marito che abbandona, Pierfrancesco Favino, dal casinista Marco Giallini al fascinoso Branko Duric. Tutti insieme a dare un quadro del mondo di fuori, il mondo che la protagonista non assaggia da troppo tempo. Come da troppo tempo non assaggia se stessa, i suoi umori, oltre la routine di un amore che credeva poter contenere in sé tutte le altre cose.
E De Maria tutto questo lo racconta così: “Volevo fare un film con Isabella, un film in un vero non luogo, in questo senso postmoderno, non una provincia perché diventava la storia di una società chiusa, non una metropoli perché sarebbe diventata una storia di solitudine ma un luogo di raccordo, un’arteria in costruzione fatta di palazzoni e centri commerciali. Ma volevo fare anche un film al femminile mettendo insieme racconti di tante donne”
“Vorrei che la gente uscisse dal cinema pronta a guardare il cielo, serena, pensando che non ogni abbandono è un lutto. Per il resto, io non ho messo bocca nella sceneggiatura ma ho suggerito che vi fosse un’altra donna accanto a me, un’amica in questa evoluzione, appunto la Finocchiaro, mentre con gli uomini è stato diverso, Renato li ha scelti, io li ho incontrati solo sul set”.
E tra gli uomini a parlare di più è Mastandrea: “Ognuno di noi uomini in questa storia simboleggia qualcosa ed io sono stato felice di partecipare ad un film tutto al femminile perché il nostro cinema racconta poco le donne e le nostre attrice (e ce ne sono di brave) non vengono utilizzate. E poi finalmente un film di donne emancipate”.

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