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ARTICOLI 2005 |
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Alla base dell'"Orizzonte degli eventi", primo film italiano in cartellone oggi al Festival, nella "Settimana della critica", (in arrivo sui nostri schermi il 20, con il marchio Medusa, in 80 copie) c'è un documentario. Un reportage che il regista Daniele Vicari, esordiente di successo con "Velocità massima", aveva girato "sulla condizione dei pastori macedoni che abitano tra le montagne dell'Abruzzo". In quegli stessi luoghi Vicari ha pensato di ambientare la storia di Max (Valerio Mastandrea), un fisico nucleare di trentacinque anni impegnato in un importante esperimento denominato Helios. Le ricerche si svolgono nel laboratorio di fisica situato tra le vette del Gran Sasso: "M'interessava descrivere il contrasto tra un interno ipertecnologico e un esterno dove i lavoratori immigrati vivono tuttora in condizioni di arcaicità. Mi sembrava che da questo accostamento potesse venir fuori un'immagine esauriente della globalizzazione che stiamo vivendo". Ma non solo. Per Max il progetto Helios è una prova del fuoco, un'occasione che non può lasciarsi sfuggire, talmente importante da spingerlo, per vincere la competizione internazionale, a falsificare i risultati. Così, in un attimo, da fisico rampante, Max si ritrova solo, senza nulla, a tu per tu con quella natura ostile e sconosciuta che fino a quel momento aveva ignorato. Tra i monti incontrerà Baajram (Lulzim Zeqja), un giovane pastore albanese che lo spingerà a confrontarsi finalmente con se stesso: "Ora Max è un uomo che non riesce a comprendere quello che gli sta accadendo, la sua ambiguità si riflette sull'esterno, mescolandosi con un'altra ambiguità, sociale, prima che politica". Non è stato facile, per Valerio Mastandrea, calarsi nei panni di Max: "Alla fine delle riprese" scherza "sia io che il mio collega albanese abbiamo dovuto iniziare una terapia psicanalitica...In realtà è stata un'esperienza importante, non capita spesso a un attore italiano di poter avere occasioni come questa. Il personaggio di Max lo sto ancora cercando, è uno che vive tenendosi tutto dentro, interpretarlo è stato un po' come smontare una di quelle bambole russe, le matrioske, per arrivare a scoprire, a poco a poco, la sua natura più profonda. All'inizio sembra che Max sia uno capace di tenere sempre tutto a distanza, di non farsi mai coinvolgere, alla fine, invece, è come se venisse giù a pezzi". |