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27.05.2005

Mastandrea ai tempi della rete

Il fisico nucleare di "L’orizzonte degli eventi" è arrivato nei nostri studi con una puntualità ai limiti dell’imbarazzo. Casco in mano e con gli occhi che ridono, Valerio Mastandrea ha parlato del suo cinema, del suo impegno, del teatro ma anche della solitudine, della passione che si impiega nel fare determinate cose. E delle donne, che ha amato e che ama, delle attrici che non sopporta, delle chat e dell’ossessione degli sms.
Da Rugantino al film di Daniele Vicari, dalla lettera scritta a Maurizio Costanzo (che lo fece salire sul palco del Parioli) al meccanico di Velocità Massima, Mastandrea ha divertito e si è divertito. “Io un sex symbol? Ma che nun me vedi?” ha detto, giurando che in un film di Rocco Siffredi potrebbe al massimo fare il fonico. E ricordando l’ormai celebre nudo di Stefano Accorsi, ha tirato un sospiro di sollievo: “Per fortuna che l’hanno chiesto a lui!”

Domanda: Attori antipatici?
Valerio Mastandrea: “Ce n’è uno che nun sopporto ma non te lo dirò mai!. Per fortuna però non l’ho mai incontrato”.
D: Il rapporto con la tv?
VM: “Difficilmente mi vedrete su un’isola dei famosi: preferisco morire di fame a Garbatella”.
D: Il cinema italiano?
VM: “Il vero problema è la classe dirigente che non solo non investe ma continua a tagliare”.
D: Progetti futuri?
VM: “Non lo so, non voglio dire niente che poi magari m’atteggio e invece il film lo fa un’altro”.
D: La solitudine del protagonista del film?
VM: “Io non amo la solitudine, anche se ha volte è utile. Penso che in questo mestiere soprattutto sia necessario stare insieme, lavorare insieme, nella collettività.”.
D: Il teatro?
VM: “Rugantino è stata un’esperienza incredibile, 253 repliche vicino a Sabrina Ferilli!”.

E un gran finale pensando ad Alberto Sordi: “Il giorno dei funerali mi sono trovato a passare per caso sotto casa sua, in motorino. Mi sono fermato, come tutti, e ho visto la gente che usciva dalle macchine per rendergli omaggio: se ci penso mi viene la pelle d’oca ancora oggi.

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