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   IL MATTINO   

13.05.2005

La Globalizzazione è una montagna

S'affolla di italiani, la Croisette. Anna Falchi, madrina della nuova edizione dell’Ischia Global Fest, attrice del nuovo film di Miniero e Genovese «Nessun messaggio in segreteria», fa la «montée des marches» con Woody Allen, raggiante in uno scollatissimo abito rosa.
Il direttore della Mostra di Venezia, Marco Müller, annuncia che la rassegna si aprirà, probabilmente, con «draghi volanti e fuochi d'artificio», ovvero con la nuova opera del maestro di Hong Kong Tsui Hark, «Seven Swords», a lungo corteggiato da Cannes.
Daniele Vicari porta alla «Sémaine de la critique» la sua opera seconda, «L'orizzonte degli eventi», prodotto dalla Fandango dopo il bell’esordio di «Velocità massima» e distribuito da Medusa dal 20 maggio in 80 copie. Ambientato dentro il Gran Sasso, nell'avanzatissimo Laboratorio di fisica nucleare costruito nel cuore della montagna, e sopra, nel mondo arcaico degli immigrati-pastori, nel suo contrasto il film è, secondo il regista, «un'immagine molto forte della moderna globalizzazione». «Nel '98 avevo già girato da quelle parti un reportage sulla condizione dei pastori macedoni, ”Uomini e lupi”» dice: «Come Visconti e De Sica e gli altri autori del neorealismo critico, anche io penso che l'ambiente abbia a che fare con la condizione interiore del personaggio».
Quanto alla storia, che mescola marginalità, Tangentopoli, maxitruffe, vuole essere uno specchio dell'Italia contemporanea: «Il protagonista, è un intellettuale che cerca di capire l'universo e non riesce a fare chiarezza nemmeno dentro di sé. Una condizione che riguarda anche la nostra società. Prendiamo la guerra in Iraq: ci siamo dentro, non ci siamo, vogliamo venirne fuori... Tutto, oggi, è segnato dall'ambiguità».

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