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20.05.2005

Intervista: Valerio Mastandrea

Ciao Vlaerio, quando Daniele ti ha fatto vedere il copione de "L'orizzonte degli eventi" cosa hai fatto?
Valerio Mastandrea: Gliel'ho tirato. No.scherzo. Daniele mi ha salvato due volte. Prima con Velocità massima e poi ora. Io volevo smettere. Ora con questo film mi prendono in giro ma va bene perché quando ti criticano vuol dire che fai cose diverse. Per questo personaggio ho lavorato di più ma io credo che un attore deve saper far tutto.

Anche in "Lavorare con lentezza" di Guido Chiesa interpretavi un personaggio antipatico. Preferisci i cattivi o comunque i non simpatici?
Valerio Mastandrea: Amo le persone confuse e che confondono quindi io voglio dare voce a gente così. Questo è interessante. I personaggi a cavallo, complessi, sono bellissimi.
Max è un personaggio che sembra antipatico e amorale ma in realtà vive difficoltà personali fortissime e combatte con se stesso una dura lotta. É uno che non lascia passare niente di sé.

Ti ha creato qualche difficoltà interpretare Max?
Valerio Mastandrea: Io faccio questo mestiere in maniera leggera e inconsapevole. Alla fine delle riprese però "non stavo benissimo" e questo vuol dire che c'è qualcosa dentro di me che è stato toccato. Il film non vuole insegnare e dire quello che devi fare ma lascia il segno, sicuramente.

Tra te e Vicari c'è un'ottima intesa vero?
Valerio Mastandrea: Daniele è molto bravo con la regia ed è un uomo che stimo molto.
Tra noi c'è una comune visione di quello che facciamo ma lui è più riflessivo.
Il livello delle sue risposte in conferenza stampa è sempre molto più elevato del mio. Io ci lavoro benissimo.

Come credi che il pubblico prenderà il film?
Valerio Mastandrea: Intanto speriamo che venga preso...
Il fatto interessante è che può nascere intorno al nostro lavoro un discorso molto costruttivo. I film devono far parlare. I film così sono sani. Sono cose giuste.

C'è in progetto un terzo film con Daniele Vicari?
Valerio Mastandrea: Io glielo sto sconsigliando. Dovrebbe fare un film al femminile in cui ovviamente io non reciterei perché sapete, io detesto truccarmi.

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