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UNIONE SARDA 
20.01.2005
Il mio Accattone suona il Jazz
«No che non sono un borgataro», ti fa Valerio Mastandrea, e parla veloce ma parla piano, le prove lunghe, il telefono che squilla, i minuti che cadono a manciate. Ma, si sa, «le cose fatte in fretta non vengono bene», gioca.
Il punto è che in questi anni di cinema e teatro e salotto - il salotto di Costanzo, - la faccia che ha messo su Mastandrea è quella del romano di borgata, trentadue anni che diventano trentatré, la felpetta con il cappuccio, il cuore giallorosso, le mani in tasca e il broncio che pare un sorriso, certe volte - un sorriso ruvido, però. E adesso che fa Pasolini, poi. Accattone. Figuriamoci. Borgataro borgataro, tipo marchio. Invece. «No che non sono un borgataro», ti fa. «La borgata, a Roma, muore negli anni Settanta». E poi, la borgata mica era dei romani, «c'erano i non romani, quelli di fuori». «Io sono un ragazzo romano di strada». E allora: niente maschere da mettere e togliere - l'intellettuale, il trasgressivo, il seduttore. «Sono un ragazzo romano di strada che fa l'attore». E sino a un paio di mesi fa, questo Pasolini Pier Paolo, mica lo poteva sopportare tanto. «Giocavo a calcio con amici che fanno i registi, o gli attori, e dicevano oh, Paolo, Paolo, lo chiamavano, come se questo Pasolini fosse vivo e fosse qui. E a me questa cosa non piaceva, no davvero, e pensavo: ma che la piantino, di fare gli uomini di cultura, Paolo Paolo, ma dai».
Domanda: Valerio Mastandrea ha visto Accattone?
Risposta: sì, tanti anni fa.
«Piaciuto così così, oh, dai, troppo intellettuale». Poi è successo che Mastandrea si è messo a leggerlo, questo Paolo. «Un'illuminazione. Tutta un'altra cosa. Grandissimo».
E questa versione teatrale di Accattone che Mastandrea porta domenica a Cagliari, «è una vergogna, perché con Stefano Benni ci siamo messi a fare un riassunto di Pasolini, pazzi, siamo pazzi». E il tempo sarà davvero poco - le prove lunghe, il telefono che squilla, i minuti che cadono a manciate - ma Mastandrea ci prende gusto, a raccontare. «Accattone è una storia universale. Non è una storia romana, è una storia del mondo. Perché è una storia di uomini». Allora: «C'è Vittorio Cataldi, che tutti chiamano Accattone, sottoproletario romano, che vive sfruttando una prostituta, Maddalena. Prima di mettersi con lui, Maddalena stava con un napoletano, Ciccio, che è in carcere perché Accattone l'ha denunciato». E succede che i compari di Ciccio si presentano da Accattone per vendicare l'onore dell'amico. «Pur di salvarsi, Accattone scarica ogni responsabilità su Maddalena, e l'accusa di delazione, la donna viene picchiata e poi arrestata dalla polizia».
Alla fine, succede che muore. Incidente in moto. Moto rubata, sì sì. Ma Valerio Mastandrea questo mondo qua lo racconta a modo suo. Un graffio ironico a sottolineare le inflessioni romanesche e la capacità di ridere addosso ai propri guai. Le parole di Pasolini riecheggiano, avvolte dal jazz di Roberto Gatto e Danilo Rea, e sono bolle che rimbalzano sul pop di Beatles e Sting e Peter Gabriel. Parole e musica, ecco com'è l'Accattone di Mastrandrea.
Una confidenza: «Mi dicono, i miei amici registi, o attori, quelli con cui gioco a calcio, che gli sarei piaciuto, io, a Pasolini».
Intanto, è piaciuto a Costanzo. «Oh, è successo tanti anni fa». Però è così che si incomincia.
«Ma io non sono andato al Costanzo Show perché volevo diventare famoso. Non mi sono costruito sulla faccia la maschera del borgataro per poi andare a vendermi in televisione. Io andavo in quel salotto per parlare di me. E Maurizio Costanzo, e anche Alberto Silvestri, che era il suo autore e adesso non c'è più, sono sempre stati molto onesti con me». E io con loro, ragiona.
«In questi giorni ho pensato a Costanzo». Adesso che il suo show è finito. Bene?, male?. «Ci ho pensato, ecco». E alla Roma, ci ha pensato Valerio Mastandrea alla sua Roma, in questi giorni? «Oh, l'amore viene prima di tutto».
20/01/2005 L'appuntamento con Accattone è per domenica alle 21 al teatro Alfieri di Cagliari (10 euro, 5 euro per gli studenti universitari), seconda tappa della rassegna Alfieri Express. In scena: Valerio Mastandrea, Danilo Rea, Roberto Gatto. La storia di Vittorio, detto Accattone, di Stella, er Cipolla e Tremarella raccontata in un modo assai diverso di come fece più di quarant'anni fa Pierpaolo Pasolini. La vita delle borgate romane alla fine degli anni Cinquanta torna a vivere con la voce di Valerio Mastandrea, un graffio ironico che sottolinea le inflessioni romanesche e la capacità tutta capitolina di ridere addosso ai propri guai. E le parole di Pier Paolo Pasolini riecheggiano avvolte dal grande jazz di Roberto Gatto e Danilo Rea.
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