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11.01.2005

Un palcoscenico a Rebibbia, per salvare l’asilo nido

A Rebibbia si entra in fila indiana. Ci vuole un permesso speciale per la chitarra di Federico Zampaglione, cantante e leader dei Tiromancino. Valerio Mastandrea maneggia un megafono di latta, gli servirà sul palco durante lo spettacolo: a lui non hanno chiesto un permesso per portarlo dentro. "Chi sono gli artisti?", chiede una guardia carceraria nel suo accento del sud Italia che si incrocia con i mille dialetti di colleghi e detenuti. In fila indiana si passa sotto il metal detector, si supera la prima pesante porta di acciaio che si chiude alle spalle.
Un’altra porta e un’altra ancora. Una porta si apre su un cortile. Poi il teatro, in fondo a una scalinata. Ha le poltrone viola. "Non siamo scaramantici", scherza un "ospite" di Rebibbia. Una battuta rubata al vociare dei cento uomini che arrivano in sala. L’iniziativa serve a raccogliere i fondi per l’asilo nido del carcere. I detenuti hanno i volti segnati dalla solitudine e dalla tristezza, più che dalle rughe e dalle cicatrici. Ci sono giovani e vecchi. Tre extracomunitari siedono lontano dagli altri. E sfilano due transessuali, con lunghi capelli biondi e i jeans che lasciano scoperto l’ombelico. Vorrebbero stare in mezzo agli altri. Ma no, non va bene, dicono le guardie e la coppia viene dirottata in un angolo vuoto. Non manca nel rituale che precede l’inizio di ogni spettacolo: la cerimonia degli incontri, dei saluti e degli abbracci. Poi si spengono le luci in sala e si accendono i faretti sul palco.
Federico Zampaglione, chitarra a tracolla, canta una manciata di canzoni: in mezzo "Felicità" di Lucio Dalla, alla fine "La descrizione di un attimo" e dalla platea un ragazzo urla: "Bella, fratè". Ma il vero divo è Valerio Mastandrea. Con l’aspetto di chi si trova per caso sul palco, recita "Nonna Italia". Alla fine scherza: "L’ho scritto con Adamo Dionisi, se l’ho fatto con lui posso farlo con voi". E dalla platea: "Quando te pare".
La crew di rapper romani porta un po’ di scompiglio con la musica a tutto volume. Arriva il cabarettista Stefano Fabrizi con lo sketch su un ladro (in manette) il cui slogan è "Siamo tutti innocenti!". Il pubblico non si fa pregare per una battuta: "Bravo, pure noi". E giù risate. Ivano De Matteo si ritaglia gli spazi più toccanti: legge la poesia di un ex-carcerato e poi fa proiettare il documentario "Codice a sbarre", riflessione sulla vita dei detenuti. Si replica (con nuovi artisti) il 21 febbraio, nel carcere femminile di Rebibbia.

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