Venezia, l'italiano "Lavorare con lentezza" contro la logica del profitto
VENEZIA (Reuters) - E' iniziata con una dichiarazione sui gravi fatti di cronaca internazionale di questi giorni e si è chiusa con una contestazione dei lavoratori dello spettacolo francese la conferenza stampa del primo film italiano in concorso per il Leone d'oro alla 61esima Mostra d'arte cinematografica, "Lavorare con lentezza" di Guido Chiesa. "Nel rispetto del nostro e del vostro lavoro non ce la sentiamo di fare finta che nulla sia successo", ha detto l'attore Valerio Binasco, uno dei protagonisti della pellicola, anche a nome degli altri suoi colleghi, in riferimento della strage di bambini in Ossezia. "Stasera ci vestiremo a festa ma pensiamo che nessuno possa chiamarsi fuori, nessuno possa dichiararsi innocente per quello che succede in Ossezia, in Iraq e in Sudan". Al termine della conferenza stampa, sfuggendo ai controlli della sicurezza, sono invece intervenuti alcuni lavoratori dello spettacolo francesi -- che già avevano fatto sentire la loro voce al Festival del cinema di Cannes e occupato Villa Medici a Roma -- per manifestare contro la riforma del loro settore sui diritti sociali, che ha visto un taglio del sussidio per i precari. "Contro la precarietà" è stato lo slogan -- riportato anche in uno striscione -- dei lavoratori, difesi dal regista del film, che parla della "lentezza del lavorare" proclamata da alcuni movimenti alla fine degli anni 70.
"Volevo mettere in evidenza un argomento che oggi appare desueto", ha spiegato oggi Chiesa. "Oggi la logica del profitto ci spinge a lavorare sempre di più, crea ansia, stress... fare un film sul rifiuto del lavoro come obiettivo della vita ci sembrava utile".
La pellicola racconta la storia di due ragazzi della provincia bolognese, coinvolti nel movimento di rivolta del '77 da una radio autogestita, Radio Alice. "Non esisteva letteratura sull'argomento", ha aggiunto oggi Chiesa, con un passato da documentarista. "Volevamo raccontare cosa era successo nei 13 mesi di vita di Radio Alice, abbiamo fatto delle interviste con chi c'era, chi ha vissuto l'esperienza per realizzare poi un documentario nel 2002, 'Alice in paradiso'".
Poi è arrivato il film -- che vede tra i suoi protagonisti Valerio Mastandrea e Claudia Pandolfi, oltre a volti nuovi al loro debutto -- la cui sceneggiatura è stata scritta dallo stesso Chiesa con un gruppo chiamato Wu Ming (nome utilizzato dai dissidenti cinesi per comunicare nel loro Paese dove esiste la censura e che significa anonimo), formato da cinque scrittori che preferiscono restare nell'ombra.
"Con questa esperienza ho capito che questo mestiere è collettivo, il film non sarebbe venuto così senza il contributo di quelli che ci hanno lavorato. Scrivere con altre cinque persone mi ha permesso di ricordarmelo e non scordarmelo più".