Valerio Mastandrea è uno dei più interessanti protagonisti del cinema italiano contemporaneo. Sono passati anni oramai dalla sua prima apparizione televisiva al Maurizio Costanzo Show; era il 1994 e Mastandrea si confrontava con il pubblico dello show più famoso d'Italia affrontando il tema sempre attuale dell'incomunicabilità generazionale ed esprimendo dubbi e turbamenti in proposito.
Oggi il ragazzo tormentato del 1994 è un uomo e soprattutto un attore con alle spalle un curriculum di tutto rispetto, caratterizzato dal continuo desiderio di crescere umanamente e professionalmente.
Valerio è un attore eclettico, passato con disinvoltura dal cinema alla televisione e al teatro, misurandosi anche con sfide ardue. Indimenticabile la sua interpretazione di Rugantino in coppia con Sabrina Ferilli al teatro Sistina di Roma, in cartellone con grande successo per due stagioni. Poi la scelta rischiosa ma coraggiosa di lasciare tutto per tornare al suo grande amore: il cinema.
E' d'obbligo citare "L'Odore della Notte" di Claudio Caligari e "Velocità Massima" di Daniele Vicari, due magistrali prove dell'attore, che dimostra di essere divenuto un interprete completo e maturo.
Intenso, malinconico, a volte amaro e sbruffone, Mastandrea nella sua carriera è passato dal dramma alla commedia con una naturalezza sorprendente, conservando intatta la spontaneità e la passione degli inizi; a chi lo accusa di essere un "interprete regionale" e quindi limitato risponde che "l'attore quando riesce ad emozionare è privo di regionalismi".
Tra i suoi ultimi lavori il corto "Giulietta della Spazzatura", per la regia di Paola Randi, presentato anche al Festival di Capalbio 2004, e la performance teatrale "Codice a Sbarre" - ideata dal talentuoso regista Ivano de Matteo ("Ultimo Stadio", 2001) e prodotta da Mastandrea con Gianni Formica - che potrebbe ora diventare anche un documentario (l'attore romano ha curato una parte delle riprese dello spettacolo). Per l'evento, realizzato il 5 giugno nella storica piazza Trilussa di Roma, è stata montata una struttura di plexiglas trasparente che riproduceva fedelmente una cella, con un lavabo, un fornelletto, un tavolo e un letto a castello. Gli ex detenuti Giulio, Ezio, Adamo (tutti romani) e Adel (di Tunisi) hanno portato in scena la vita lenta e ripetitiva del carcere; alle 21, quando tutto è finito e i detenuti sono tornati alla libertà, il pubblico ha avuto la possibilità di intervenire, con domande ai protagonisti. Mastandrea e De Matteo con la loro straordinaria umanità hanno avvicinato lo spettacolo alla vita reale cercando di sensibilizzare il pubblico nei confronti di questo tema così delicato e difficile, con la speranza "di aver contribuito alla creazione di una società più aperta".