Mostrare la vita del carcere nella sua più autentica realtà. È partendo da questo proposito che è nata l´idea di «Codice a sbarre», una performance in programma per sabato prossimo a Trastevere. Al centro di piazza Trilussa sarà montata una struttura in plexiglas di quattro metri per quattro che riproduce fedelmente una cella di Regina Coeli. All´interno della struttura che dalle 13 sarà aperta al pubblico, dalle 18 alle 21.30 agiranno quattro detenuti, che vivranno in diretta quella che è la vita del carcere in una qualsiasi giornata. «Si parla spesso di prigioni - spiega Ivano De Matteo, ideatore e regista della performance - ma pochi sanno cosa significhi concretamente la vita all´interno di una cella, ovvero in uno spazio ridotto, angusto, che spersonalizza ogni detenuto. Con «Codice a sbarre» vogliamo mostrare tutto ciò al pubblico, perché la visione, l´impatto diretto con questa realtà è molto diverso da qualsiasi racconto e da qualsiasi fiction».
«Codice a sbarre», prodotto da Giorgio Formica e Valerio Mastandrea, «è una sorta di contro-reality show - prosegue De Matteo: quelli che vediamo in televisione raccontano una vita inventata, quindi falsa, qui invece c´è vita vissuta. Anche i rumori, gli effetti sonori, gli oggetti utilizzati sono assolutamente autentici». I quattro «attori» chiamati ad interpretare i detenuti sono in effetti degli ex-carcerati che hanno trascorso dietro le sbarre dai quattro ai venti anni. Ognuno di loro da Ezio P. 76 anni, a Giulio C. 48, a Adamo D. 38 anni, ad Adel G. immigrato tunisino di 39 anni, hanno alle spalle storie e vicende diverse e rivivranno la propria esperienza in una improvvisazione senza copione. Il fine è dimostrare come la cosa più terribile del carcere siano le giornate fatte di nulla: ore bruciate a leggere giornali, giocare a carte, cucinare, pulire la celle, fare il bucato.
«Un´alternanza maniacale di caffè e sigaretta - spiega De Matteo - scandisce assurdamente il tempo in prigione. Quando la lampadina si spegne e i detenuti si coricano il pensiero dominante è che il giorno seguente sarà esattamente identico a quello trascorso. Spero che con «Codice a sbarre» si possa trasmettere per un attimo a coloro che hanno assistito alla performance la sensazione terribile di cosa significhi la negazione della libertà». L´intera performance sarà ripresa da più telecamere, come operatore alla macchina lavorerà anche Valerio Mastandrea, con il proposito di trasformare tutto in un documentario arricchito da interviste