ROMA - Alex Infascelli, dopo il successo del thriller Almost Blue, presenta Il siero della vanità, da un soggetto di Niccolò Ammaniti, mentre la platea ancora si sta scrollando di dosso le atmosfere cupe e sordide del copione di suspense, ritmato da musiche sinistre di Morgan.
Il film propone in controluce una satira-analisi della tv, ma è un atto d’accusa senza nessuna presa di posizione moralistica bensì con la libertà lasciata alla platea teledipendente oppure no di scegliere la sua interpretazione del thriller-horror. Prodotto dalla RodeoDrive di Valsania e Poccioni, distribuito dal 16 aprile sugli schermi con cento copie e il marchio 01, il film del regista - che dichiara «di amare gli incubi di David Lynch, ma di avere gusti cinefili che cambiano continuamente nel rifiuto dell’etichetta "film di genere", perché altrimenti Kubrick dovrebbe essere considerato il più grande autore di generi» - scatenerà anche un gioco di telesocietà. Chi si nasconde dietro la conduttrice-guru Sonia Norton (Francesca Neri) del talk show con ospiti che sembrano per alcuni loro aspetti riproporre personaggi reali, a esempio, Giada, la figlia della contessa Patrizia de Blanc?
Senza dimenticare che, tra gli ospiti di una puntata del «Sonia Norton talk show» appare sullo schermo nientemeno che l’ex terrorista Adriana Faranda e punta il dito contro la polizia colpevole di aver ucciso. Farà discutere. Forse, stasera, a «Porta a Porta», dove Emilio Fede analizzerà il siero della vanità, delle verità e dei dubbi della tv, saranno molti i temi del dibattito. E le due protagoniste, Margherita Buy e Francesca Neri, si troveranno, ironia del potere del media, a far parte del circo della tv, lo stesso che smaschera il film.
La poliziotta Margherita Buy, l’unica che nel film cerca di resistere alla vanità e ai veleni da voyeur che instilla la tv, sembra osservare con il volto dolente nel film quest’orgia di collettivo malessere, che coinvolge anche il suo aiutante Franco Berardi-Valerio Mastandrea. Racconta Infascelli: «Nei sotterranei dove un misterioso individuo sequestra gli ospiti di una vecchia puntata del talk show, si scopre che il colpevole delle sparizioni è un aspirante mago, un trovatello cresciuto dalle suore. Sognava di essere l’erede del leggendario Houdini, aveva fallito la sua esibizione in una puntata dello show di Sonia. E’ il personaggio che mi è più vicino».
Alla discussione dopo il film sono con il trentaseienne Alex tutti i suoi attori. Margherita sullo schermo è una sorta di detective «alla Marlowe», trasandata, con occhiaie, zoppa, capace di bere birra al mattino. Dice: «Mi è molto piaciuto il mio complesso personaggio sin dalla prima lettura del copione». Francesca Neri: «Come telespettatrice quotidiana e onnivora, ma critica, mi sono sentita sul banco d’accusa nel trasformismo di Sonia». Sulle tante e possibili interpretazioni della tv alta e bassa, sogghignano Mastandrea e Infascelli. Dicono: «I pericoli, per coloro che fanno, guardano, corteggiano la tv sono tanti. Nel giallo in diretta sullo schermo e nelle riprese della troupe televisiva del film, la tv resta nelle ombre della fogna cittadina dove il disgraziato mago cercava il suo posto al sole».