Prosegue la lavorazione del nuovo film di Guido Chiesa che narra la storia di due giovani della periferia di Bologna che "tirano a campà" facendo alcuni "lavoretti".
Sullo sfondo gli avvenimenti che hanno segnato la città, Radio Alice, le rivolte degli studenti e di tutti coloro che erano contro un certo sistema e un modo ipocrita di vedere la cultura, il lavoro, la vita, la politica e contro, ovviamente i sistemi repressivi rappresentati, negli scontri, dalle forze dell'ordine.
A questo proposito abbiamo intervistato l'attore Valerio Mastrandrea che interpreta un capo dei carabinieri.
D: Come ti senti ad interpretare un ruolo così scomodo?
R: Secondo me è interessante e stimolante interpretare un personaggio scomodo se il ruolo è scomodo fino in fondo, mentre a volte non si ha il coraggio di osare tanto in quella direzione. Questo ruolo lo è, e come lavoro d'attore è una bella prova (se ci riesco...)
D: Eri a conoscenza dei fatti del '77 prima di lavorare a questo film?
R: Si, anche se non in maniera dettagliata (nel '77 avevo solo 5 anni), ero comunque a conoscenza di ciò che era accaduto.
D: Per quanto riguarda il film, è stato Chiesa a contattarti o tu ti sei proposto?
R: Guido è venuto da me proprio per chiedermi di fare questo e per me non è stata un' offesa, anzi. La sceneggiatura osa molto e mi è piaciuta.
D: Osa mostrando anche un lato umano delle forza dell'ordine?
R: Molto spesso siamo abituati a vedere le istituzioni rappresentate sempre allo stesso modo e per me non è giusto. Si tratta sempre di persone con i loro difetti come tutti. Ne viene fuori l'umanità. Per me è un lavoro, una sfida come attore.Indossare questi panni negli ultimi tempi non è facile, secondo me, ma se si sceglie di andare fino in fondo con un personaggio ben venga.
D: Ti sei preparato in qualche modo?
R: Un po' sì, ma di certo non mi sono sentito per tre mesi un carabiniere anche quando ero a casa!