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   GAZZETTA DEL SUD   

27.08.2003

Performance di Mastandrea

ROCCELLA – Ha appena finito di girare «Il siero delle vanità» di Alex Infascelli, dove interpreta un vicecommissario dal codice etico molto particolare, e prossimamente sarà sul set di «Bar(e)» una commedia simpatica firmata da Ivano De Matteo, sulla vita di tre baristi romani. Un'agenda fitta di impegni quella di Valerio Mastandrea, uno dei volti più popolari del giovane cinema italiano, applaudito anche in teatro, per ben due stagioni, nei panni di «Rugantino», nell'omonima commedia musicale accanto a un'altra romana e «giallorossa» sanguigna come lui, Sabrina Ferilli. A Valerio tocca l'onore di inaugurare la sezione pomeridiana, curata da Stefano Benni, di Roccella Jazz.
Lui che di questo genere di musica apprezza solo la dimensione «live» dell'ascolto, è concentrato in queste ultime ore a prepararsi, con la scrupolosità tipica del segno dei Pesci (a cui appartiene essendo nato nel febbraio del 1972) al debutto in veste di attore protagonista in un'operazione inedita, tra l'altro, di connubio tra musica jazz improvvisata (con il piano di Danilo Rea e il trombone di Gianluca Petrella) e letteratura.
«Reciterò – anticipa Valerio Mastandrea – brani tratti dalla sceneggiatura del film “Accattone” di Pier Paolo Pasolini, assemblati da me assieme a brani del romanzo “Ragazzi di vita” dello stesso Pasolini».
Un progetto, questo nell'ambito di «Rumori mediterranei» di Roccella che va ad accrescere il folto bagaglio di esperienze cinematografiche, teatrali e televisive dell'attore romano che confessa di non aver ruoli ideali a cui aspirare, ma di sentirsi attratto da quelli «più sottili», apparentemente ordinario sul copione «dai quali mi piace tirar fuori tutto ciò che non è facilmente interpretabile».
Anche riguardo ai registi racconta sinceramente di non avere preferenze particolari, ma ammette che l'aver lavorato con Daniele Vicari, in «Velocità massima» (il film sulle corse clandestine accolto favorevolmente l'anno scorso alla Mostra del cinema di Venezia), gli ha fatto riscoprire, sottolinea Mastandrea, «l'entusiasmo degli inizi di carriera».
E la televisione, che ti ha portato tanta fortuna? «Più che fortuna, la televisione è stata una risorsa che ho sfruttato per parlare di me in un periodo difficile della mia adolescenza (come ospite del Maurizio Costanzo Show, ndc ). Ma ora mi fa rabbia perché ha molte potenzialità che non vengono valorizzate. Anche il mio lavoro in televisione è molto lontano da quello che vorrei fare perché ogni copione si limita ad accontentare i gusti dell'utente anziché stimolarlo dal punto di vista artistico». (s.p.)

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